Pubblico numeroso alla presentazione del libro
di Daniele Capezzone e Federico Punzi nella
sede dei Liberali Piacentini
«Smettiamola di fare i camerieri di questa Europa»
La Brexit opportunità per riscrivere le regole europee.
Politicamente corretto peggio del cancro

Punzi, Coppolino, Capezzone.jpg«Il politicamente corretto è peggiore del cancro, ti preclude la sfida intellettuale di misurarti con nuove sfide. Il politicamente corretto insegna a offendere, ti chiude la mente (“questo non si dice”, “questo non si fa”). Se consegnate James Bond alla Boldrini, lo presenterà come un molestatore sessuale». Efficace, acuto, propositivo e – soprattutto – politicamente scorretto: Daniele Capezzone, parlamentare di Direzione Italia, è stato ospite l’altro pomeriggio dei Liberali Piacentini per presentare il suo “Brexit, la sfida” (Giubilei Regnani editore), saggio con l’obiettivo di illuminare l’altro lato possibile del voto che ha decretato l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, quantomai d’attualità dopo che ci avevano raccontato che la Brexit non si poteva fare: nella notte tra giovedì 7 e venerdì 8 dicembre la premier britannica Theresa May e il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker hanno raggiunto l’accordo che fissa i termini per il distacco della Gran Bretagna dall’Unione europea. Non da meno Federico Punzi, giornalista di Radio Radicale e coautore del libro: «Il politicamente corretto – ha spiegato al numeroso pubblico – ci sta devastando. Per fortuna, gli elettori sono molto più vaccinati di quanto si possa pensare rispetto a questo fenomeno».
Che cosa ha ispirato questo libro?, ha domandato agli autori il presidente dei Liberali Piacentini, Antonino Coppolino, che ha introdotto l’incontro sottolineando come il volume fornisca «un quadro completo sul problema», risultando «di piacevole lettura», arricchito dai contributi di studiosi e opinionisti internazionali. «Un libro anti anti-Brexit – ha ricordato Coppolino – contro quell’establishment che continua a mostrare isteria anti-Brexit e anti-Trump».
E proprio partendo dal presidente degli Stati Uniti l’on. Capezzone (dopo essersi detto «onorato per essere stati accolti in casa vostra sentendoci nella nostra, mentre ieri ci trovavamo circondati da quegli esperti che pur non avendo previsto né la vittoria di Trump, né la sconfitta al referendum degli anti-Brexit, viaggiano ancor più convintamente nella corsia di sorpasso») ha articolato la sua risposta. «Vi avevano raccontato che Trump non sarebbe mai riuscito a far approvare la riforma fiscale e invece c’è riuscito; vi avevano raccontato che l’impeachment era a un passo, e invece non è così, anzi. Il giornalista dell’Abc che ha dato notizie farlocche al riguardo è stato sospeso dalla sua Tv, il procuratore che si sta occupando del caso è in ambasce ed è mezzo sospeso anche chi aveva fatto le indagini. Ma queste buone notizie per Trump le avrete viste molto meno di quelle cattive. C’è allora un problema: quelli che quotidianamente lanciano l’allarme fake news, sono poi coloro i quali dicono balle».
«Con Punzi – che è più giovane, più liberale e più bravo di me – siamo partiti con l’idea del libro dallo smarrimento e dall’indignazione che abbiamo provato all’indomani dell’esito referendario sulla Brexit. Quando si commenta un fatto, prima si cerca di capire, poi si giudica. In quella notte elettorale del giugno 2016, invece, prima della mezzanotte, quando si pensava che i pro Ue avrebbero avuto la meglio, tutti a celebrare la magnificenza britannica; dopo la mezzanotte, l’Inghilterra si era trasformata nella perfida Albione e la vittoria del Leave vissuta come una scelta negativa. Mario Monti parlò addirittura di “abuso di democrazia”. Lo stesso Monti – ha continuato Capezzone – diceva dei greci che bisognava farli diventare come i tedeschi. Invece di farsi forza sulle diversità, questa Europa ci soffoca in una cappa di uniformità profondamente illiberale». Con il Trattato di Roma (1957) si era pensato a un grande mercato comune e non ad annullare la volontà dei singoli Stati come sta avvenendo ora. E l’architettura europea è fatta in modo da non rispettare la volontà popolare. «Se penso a questa Europa e allaCapezzone  e pubblico.jpg democrazia – ha osservato il parlamentare liberale – vien da dire “povero demos e povero cratos”». Purtroppo si dimentica che federalismo vuol dire coesistenza di diversità, non imposizione di un’omogeneità forzata. «E questo vale anche in campo economico e fiscale – ha spiegato Capezzone -. Mentre in America e in Inghilterra abbassano le tasse, l’Europa si muove per un’omogeneità al rialzo, una follia».
Daniele Capezzone ha quindi fatto un parallelo tra il suo libro e quello («bellissimo») scritto da Corrado Sforza Fogliani (presente all’incontro) “Siamo molto popolari”, recensito dal parlamentare nella sua newsletter di venerdì 8 dicembre: «Lì si parla della svendita di un pezzo del sistema bancario, il nostro libro si occupa della svendita del Paese. E’ arrivato il momento di decidere che cosa vogliamo fare nell’Ue. L’Italia sembra come quei bambini a scuola a cui rubano la merenda e poi gli danno pure due schiaffoni. Nei primi anni ’90 – ha ricordato Capezzone – sulla nave Britannia ormeggiata a Civitavecchia fu deciso un piano di finte privatizzazioni e reali spoliazioni che per due lire ci fece perdere tutta la Chimica, buona parte della Meccanica, l’Agroalimentare e un po’ di banche. Domani, e gli “amici” franco-tedeschi già ringraziano, svenderemo quel poco che ci resta: banche del territorio, risparmio e immobili degli italiani».
Frutto della debolezza dei nostri governanti che si fanno pure prendere per il naso da questa Europa che promette e non mantiene. E’ successo con la sede Ema, con Fincantieri, con la nomina di Padoan a presidente dell’Eurogruppo con ripensamento annesso. «E’ giunto il momento – ha esortato il deputato liberale – di indossare la maglia azzurra e difendere il nostro Paese. Finiamola di farci trattare da villaggio vacanze e di essere usati solo per il catering. Questo non vuol dire uscire dall’Ue, non ce lo possiamo permettere. Il libro spiega che con il nostro debito pubblico ci farebbero a pezzi».
Ma allora quale soluzione? «Proviamo a lavorare per riscrivere le regole europee. C’è un’occasione concreta – ha spiegato Capezzone -: tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 i 27 Paesi europei dovranno decidere se richiedere il fiscal compact, che non ci piace. Siccome è necessaria l’unanimità, basterebbe che un addormentato ministro degli esteri italiano dicesse “discutiamone”. Perché non si può fare? Aspettiamo che qualche europeista illuminato ci dica perché non si può».
Federico Punzi («splendida sede in cui si respira liberalismo da tutte le pareti; non sono né più bravo, né più liberale di Daniele, solo anagraficamente un po’ più giovane») ha ribadito che il libro è nato dallo stupore di come la Brexit è stata raccontata dopo l’esito referendario, con ostilità e pregiudizio verso la decisione del popolo britannico. «Nessuno – ha argomentato il giornalista di Radio Radicale – si è chiesto perché è accaduto. La responsabilità è dei Paesi leader in Europa. Ue che ha perso la quinta potenza economica al mondo. Di fronte a questa amputazione nessuno che si sia domandato “che cosa abbiamo sbagliato”. Ci sembrava la cosa più ragionevole da fare. Invece di aprire un dibattito, la reazione è stata: “Fatti loro, peggio per loro”». Punzi ha spiegato di non essere stato sorpreso dall’esito del referendum, perché con il Trattato di Maastricht l’obiettivo è diventato l’unione politica dell’Europa, e questo alla Gran Bretagna non è mai piaciuto. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la politica della Merkel di accoglienza dei profughi, con una situazione fuori controllo.
Sforza, Capezzone, Punzi.jpg«La Brexit – ha proseguito il giornalista – è una sfida per tutti i soggetti coinvolti. Per la Gran Bretagna, che non si chiude all’Europa ma si apre al mondo (Global Britain) con profondi mutamenti alla propria economia; per la Ue, che deve ripensarsi. Il progetto di creare un super Stato deve essere abbandonato per tornare allo Stato-nazione. I cittadini stanno chiedendo ai governi nazionali di riprendere il controllo. Una sfida che l’Unione europea deve assolutamente cogliere, sposando un modello a più velocità».
Punzi ha quindi illustrato la “nuova questione tedesca”. Con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione, è venuto meno un contrappeso diventando ancora più marcata l’egemonia della Germania: «Rischia così di accentuarsi la tendenza a creare sistemi economici che si caratterizzano per dirigismo e alta spesa pubblica». Siamo di fronte a una sfida geopolitica. «Lo storico Niall Ferguson ha scritto che la Brexit sarebbe stata un divorzio costoso, poi ha parlato addirittura di scisma, che l’Occidente sotto l’assedio di potenze rivali e del terrorismo islamico non può permettersi. Occidente che si sta disgregando, anche la Nato ha perso il bandolo della matassa rispetto al suo ruolo. Con la Brexit si potrebbe accentuare la frattura tra mondo anglosassone ed Europa continentale e divisi si affrontano le sfide in posizione di debolezza con la Germania in posizione troppo dominante e la Russia alla finestra per approfittare della situazione».
Prima di uno stimolante dibattito con domande dal pubblico, è intervenuto ancora Daniele Capezzone: «Dobbiamo giocare in modo più dinamico, tenere la schiena dritta con Parigi e Berlino e coltivare rapporti con l’Anglosfera. Ma soprattutto dobbiamo smetterla, in questa Europa, di fare solo i camerieri».

                                                                                                                     Emanuele Galba

Fotografie di Alessandro Bersani