IL LIBRO DEL VENERDI’

CORRADO SFORZA FOGLIANI E LA SUA CONTROINCHIESTA SULLA “RIFORMA” RENZIANA DELLE BANCHE POPOLARI.

NON UN ARROCCO A DIFESA DEL PASSATO, MA UNA PREOCCUPAZIONE LIBERALE PER UN CONCRETO RISCHIO DI OLIGOPOLIO BANCARIO.

E ANCHE UN LUCIDO SGUARDO SUL RISCHIO DI SVENDITA: A INIZIO ANNI ’90, IL “PRIMO TEMPO”, CON FINTE PRIVATIZZAZIONI E REALI SPOLIAZIONI (CHIMICA, MECCANICA, AGROALIMENTARE, UN PO’ DI BANCHE).
IL “SECONDO TEMPO” (GLI “AMICI” FRANCO-TEDESCHI GIA’ RINGRAZIANO) SARA’ SVENDERE BANCHE DI TERRITORIO, RISPARMIO E IMMOBILI DEGLI ITALIANI? NON RESTA MOLTO ALTRO…

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In tempi in cui scarseggiano buoni allievi, Corrado Sforza Fogliani è certamente un autentico maestro: di diritto, di liberalismo einaudiano, di impegno civile e anche politico, di amore per il suo territorio e per alcune idee forti e antiche.
Da dieci giorni ha pubblicato per Rubbettino una vera e propria controinchiesta rispetto alla “riforma” renziana delle banche popolari.

Per carità. Nessuno nega che anche il mondo delle popolari avesse delle anomalie, delle singolarità non tutte fisiologiche. Ma tempi, modi e caratteristiche di quella “riforma”, con tanto di anticipazioni che – sarà stata senz’altro una coincidenza…- hanno consentito eccezionali operazioni speculative, lasciano sul terreno domande senza risposta.
Sforza Fogliani, più che dare deduttivamente risposte prefabbricate, sceglie induttivamente di partire dai fatti, procede saggiamente per approssimazioni successive, e consente a ciascuno di formarsi un’opinione.

Il libro è certamente una storia delle banche popolari (a partire dalla leggendaria figura di Luzzatti), ma soprattutto esprime una filosofia, uno sforzo di alimentare la macchina della concorrenza, della competizione, di un efficace funzionamento del mercato. Qui, invece, con la “riforma”, il rischio di oligopolio bancario è più che mai dietro l’angolo. Non a caso, Sforza Fogliani parla esplicitamente di “bonapartismo economico”, cioè di un intervento dirigistico e illiberale.

Da sottolineare anche un dettaglio formale: il decreto viene varato in “vacanza” di un Presidente della Repubblica (Napolitano aveva appena lasciato), con funzioni vicarie esercitate dal Presidente del Senato Grasso, che (nonostante i suggerimenti e le puntuali osservazioni di molti, incluso – ultimo – chi scrive questa recensione) firma il decreto avallando senza fiatare le ragioni di straordinarietà e urgenza dell’intervento normativo…
Il libro è infine corredato da un indispensabile apparato di dati e documenti: segnalo in particolare (tutto da leggere!) l’elenco degli azionisti di 11 banche spa italiane. Guardando e incrociando la “geografia” di nomi e sigle, si comprendono molte cose.
Resta spazio per almeno tre osservazioni che la lettura di questo utilissimo pamphlet mi ha suscitato.

La prima. Pur da posizioni di minoranza, com’è noto, presiedevo la Commissione Finanze della Camera ai tempi del blitz renziano. Pur rispettando doverosamente le prerogative della maggioranza, promossi audizioni, cercai di fare il possibile affinché (einaudianamente, appunto) ciascuno potesse “conoscere per deliberare”, e magari ripensarci. In quel caso, ci fu un’audizione limpida e coraggiosa di Giuseppe Vegas, presidente della Consob, corredata da una rassegna stampa tutta da rileggere. Il paradosso fu che, nelle settimane successive, proprio Assopopolari (a quel tempo purtroppo non guidata da Corrado Sforza Fogliani…) scelse di non combattere, nella speranza – immagino – di una qualche trattativa con il governo di allora. Che invece, ovviamente, andò avanti come un carro armato.

La seconda. Il carro armato aveva però molta sabbia nei suoi cingoli. Tuttora infatti molti aspetti della “riforma” sono sub iudice dinanzi alla Corte Costituzionale. E né i promotori renziani né i loro accompagnatori musicali sui giornaloni si sono mai troppo preoccupati di spiegare rischi e conseguenze di uno stallo (prevedibile) e di un’incertezza giuridica che in diversi avevamo paventato.

La terza. Chi scrive è un liberale, un fautore convinto dell’apertura di ogni possibile mercato, e un avversario naturale di ogni misura di “protezione”, meno che mai di sapore nazionalistico. Tuttavia, un conto è essere liberali e privatizzatori, altro conto è essere ciechi dinanzi alle svendite. Furono svendite molte (false) privatizzazioni dei primi anni Novanta (tra governi deboli, tecnici al potere, politici spaventati e sottomessi), con segmenti importanti di chimica, meccanica, agroalimentare, grande distribuzione e banche – appunto – svenduti per qualche sacchetto di perline.
Nell’Italia del 2017-2018, si rischia (in forma diversa: qui non si tratta di proprietà statali o pubbliche) il secondo tempo di quella partita. Stavolta (e naturalmente gli “amici” franco-tedeschi già ringraziano) nel mirino ci sono le banche rimaste, i risparmi e gli immobili degli italiani. L’importante è saperlo. E la citazione di Agatha Christie con cui l’Autore apre il suo saggio dice tutto: “Non è tanto il delitto in se stesso che interessa, quanto ciò che si nasconde dietro”.

Corrado Sforza Fogliani: “Siamo molto popolari – Controstoria di una riforma che arriva da lontano e porta all’oligopolio bancario” (Rubbettino, 2017).

Da GIUDITTA’S FILES (AND LEAKS)
La Newsletter di Daniele Capezzone – 8 dicembre 2017