DEL DEBBIO: “UN PATENTINO PER CHI VUOL FARE IL PARLAMENTARE”

Il conduttore di Quinta Colonna ospite dei Liberali Piacentini: essere ignoranti in politica è peccato mortale. Festeggiati vent’anni di conviviali alla presenza di circa trecento persone.
La cena all’Olympia di Niviano

“Essere ignoranti in politica è peccato mortale. Mi preoccupa che ci siano persone che considerano l’essere senza radici una virtù. Chi dice ‘non mi importa della storia’ non ha capito nulla”. Strappa applausi (e sorrisi, anche se dice cose serie ma con l’ironia propria delle persone di spessore) Paolo Del Debbio, ospite d’onore dell’annuale cena dei Liberali Piacentini, che ieri sera hanno festeggiato vent’anni di conviviali al Ristorante Olympia di Niviano contando sulla partecipazione di circa trecento persone.

Il conduttore di Quinta Colonna è stato presentato dal presidente dell’Associazione, Antonino Coppolino, che si è congratulato con Pietro Pisani, Tommaso Foti ed Elena Murelli per l’elezione in Parlamento e salutato i numerosi sindaci presenti (a cominciare dal primo cittadino di Piacenza, Patrizia Barbieri) e ringraziato per la loro attività i consiglieri liberali Antonio Levoni e Giampaolo Ultori.

20180313_205943Paolo Del Debbio nel suo efficace intervento ha dapprima ricordato come ha iniziato a fare televisione (“sono partito tardi, a 49 anni, ora ne ho 60”) rivelando il segreto di una formula di successo in un momento nel quale di talk show politici se ne facevano già tanti. “Ho dovuto aprire un negozio – ha esemplificato il giornalista – che vendesse merce che non proponevano altri. Io venivo da un altro mondo, che cosa potevo offrire considerando che per iniziare un programma su Rete 4 ci voleva allora – ha ironizzato – tanta fede?”.

Il primo segreto è stato quello di “scegliere un punto di vista diverso della trasmissione, 20180313_205948infilandoci la gente comune e non solo i politici. Guardare il Palazzo dalla parte della gente”. Il secondo segreto, a parere del conduttore televisivo, “è pretendere che sia io sia chi viene a Quinta Colonna sia veloce, semplice ed essenziale. Chi è complicato, lento, dispersivo, non fa per noi”. Del Debbio ha spiegato come si debba diffidare di coloro che iniziano i discorsi con “mi lasci fare una premessa; ma il discorso è più complicato di così; ma il problema è ben altro…” e dei programmi “dove si parla del nulla”, come è accaduto “in tutte le trasmissioni televisive del dopo elezioni”.

La formula “nuova e che ha funzionato” è stata dunque quella di aprire le piazze, ascoltare il punto di vista della gente comune. “La dimostrazione che funziona? Il fatto che hanno cercato di imitare Quinta Colonna – ha affermato Del Debbio – ma senza riuscirci perché siamo come le Pastiglie Leone, dove c’è scritto che bisogna diffidare delle imitazioni”. Il ruolo del programma? “Rompere le scatole”, ha spiegato Paolo Del Debbio sottolineando il preoccupante distacco dei politici romani dai problemi della gente: “Qualcuno si è candidato alle Amministrative e mi ha telefonato per chiedere consigli. ‘Vai nelle periferie’, gli ho detto. ‘Avevi ragione’, mi hanno poi risposto quasi sorpresi, ‘in periferia ci sono i veri problemi’. Pensa che cosa hanno scoperto!”.

Il conduttore televisivo ha quindi affrontato il discorso culturale. “Culturalmente – ha spiegato – vale lo stesso discorso di prima: è importante il punto di vista degli individui. Come si fa a far funzionare una società? Bisogna guardare alle persone, che sono la ricchezza della società, la cosa più importante. Ci si deve occupare delle persone e dei loro diritti, che devono essere uguali per tutti ma che possono cambiare in funzione delle situazioni che stai vivendo. Le persone devono avere il diritto di esprimere se stesse e se hanno bisogno vanno aiutate. Quando faccio questi discorsi mi accusano di essere socialista. Il problema vero è l’ignoranza, la non conoscenza”. Su questo punto ha insistito Del Debbio: “Luigi Einaudi è stato un liberale importante – ha sottolineato -; quando era esiliato in Svizzera scrisse un libricino, Lezioni di politica sociale, dove specifica un punto fondamentale: occorre limare le punte e aiutare chi sta male dal basso e non chi non ne ha bisogno, come è stato fatto in Italia. Mettersi dalla parte della gente è la stessa cosa di far parlare la piazza. Perché la gente non ha diritto di parlare? Perché è sgrammaticata? Il problema sono gli sgrammaticati che fanno politica”.

“In politica – ha proseguito Del Debbio – l’ignoranza non è una virtù: chi la fa dovrebbe conoscere qualche nozione di scienza delle finanze, di diritto amministrativo, del bilancio pubblico. Diffidate di chi vi dice che non sta né a destra né a sinistra, perché è ignorante, nel senso che non conosce cosa voglia dire storicamente stare da una parte piuttosto che dall’altra”.

Il conduttore di Quinta Colonna ha dato un giudizio della recente campagna elettorale: “La più brutta che abbia mai vissuto, con assenza totale del sale della democrazia, i confronti. Non succedeva neanche nell’Antica Grecia o nell’Antica Roma dove i senatori discutevano, dove è nata l’arte della retorica e dove avveniva lo smascheramento. Io lo faccio con la piazza. Sapete perché i radical chic non mettono la gente in trasmissione? Perché temono di essere accusati di pochezza. Io non ho questo problema”.

In conclusione Paolo Del Debbio ha lanciato una provocazione. “Siccome per andare a pesca o a caccia ci vuole il patentino, lo istituirei anche per chi vuole diventare parlamentare. All’esame farei fare qualche frase di grammatica italiana, ma non andrei oltre al presente indicativo, giusto per evitare di inciampare nei congiuntivi; e poi qualche domanda di diritto costituzionale, sul Pil e sul debito. Scherzo, ma non è uno scherzo: questo è il problema enorme che abbiamo oggi, l’ignoranza, che poi emerge e provoca danni peggio della grandine”.

“L’ignoranza – ha insistito Del Debbio – è non sapere a cosa corrisponde un’affermazione che fai”. Il riferimento è alla politica sociale e al reddito di cittadinanza e al messaggio che dai a livello pedagogico. “Dove si è inculcata una cultura di quel tipo, cioè ottenere un reddito senza lavorare, la società si è afflosciata, è meno virtuosa e meno produttiva. Non va bene. Da noi c’è bisogno di tutto fuorché di questo”.

“Non si pretende tanto – ha chiosato il giornalista televisivo – ma almeno di conoscere la storia del ‘900 per imparare a ragionare sui rapporti di causa-effetto. Per dimostrare la bontà della flat tax ho sentito citare l’esempio di Paesi molto lontani da noi. Mi sarebbe piaciuto che si fosse ricordato l’esempio di Einaudi e Vanoni, che dal 1948 al 1953, in un periodo non certo facile per l’Italia appena uscita dalla guerra, diminuirono la tassazione facendo aumentare il gettito”.

Il presidente dell’Associazione Liberali Piacentini, Antonino Coppolino, in ricordo della serata ha donato all’illustre ospite la pubblicazione di Vittorio Sgarbi Tesori d’Italia, il catalogo della Salita al Pordenone e il notiziario Il Pordenonino come invito a visitare la cupola di Santa Maria di Campagna. Invito raccolto da Del Debbio che ha promesso di tornare a Piacenza proprio per la Salita al Pordenone.

(Foto Alessandro Bersani)                                                                    Emanuele Galba