«Un Presidente della Repubblica che entusiasmò i piacentini»

Ricordata dall’Associazione dei Liberali la visita di Luigi Einaudi a Piacenza nel 1949
e commemorata la sua figura a sessant’anni dalla morte – Sabato 6 novembre visita alla sua dimora a DoglianiIl 9 novembre, per iniziativa del Circolo Einaudi,
inaugurazione della stele contro tutti i totalitarismi

E’ iniziato con un minuto di silenzio l’omaggio che i Liberali Piacentini hanno voluto rendere a Luigi Einaudi, a sessant’anni dalla sua scomparsa, con un incontro nella sede di via Cittadella dove si è in particolare ricordata la visita che da Presidente della Repubblica lo statista liberale fece nella nostra città il 30 ottobre del 1949.
Robert Gionelli ha quindi raccontato la visita presidenziale del 1949 a Piacenza (sulla quale è anche stato trasmesso un filmato dell’Archivio storico Luce) con l’aiuto di alcune fotografie dell’Archivio Croce proiettate in sala e già utilizzate per la pubblicazione (autore lo stesso Gionelli e distribuita ai numerosi intervenuti) sull’evento, presentata a Palazzo Galli della Banca di Piacenza in occasione del 70° anniversario della visita. «Una giornata intensa per Einaudi – ha rimarcato il giornalista -, con ali di folla entusiasta a salutarlo, perché era un presidente molto amato per il suo modo di fare e di agire». Tre i momenti istituzionali della visita: l’inaugurazione del ponte sul Po, ricostruito dopo le distruzioni belliche, la consegna della medaglia d’argento al merito della Resistenza appuntata al gonfalone di Piacenza in piazza Cavalli e la posa della prima pietra della Facoltà di Agraria dell’Università Cattolica.
E proprio a Dogliani (Cuneo) l’Associazione dei Liberali Piacentini si recherà per commemorare Luigi Einaudi, sabato 6 novembre. Il programma della visita prevede, tra le altre cose, la visita al Museo a lui intitolato e alla sua tomba. Altra iniziativa, come Circolo culturale “Luigi Einaudi”, l’inaugurazione – martedì 9 novembre, Giorno della libertà, nell’area verde di via Santa Franca – di una stele dedicata alle vittime di tutti i totalitarismi «perché onestà intellettuale e morale vuole – ha osservato l’avv. Sforza – che si parli giustamente di nazismo, ma anche del regime sovietico e dei morti del comunismo, quattro volte superiori a quelli del nazionalsocialismo. C’è bisogno di una grande operazione di verità in Italia. I giovani oggi non sanno delle vittime del comunismo e non raccontare loro la verità equivale a tradirli».