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23.06.2020

«Ninino Leone, amico delicato e gentile e dalla schiena dritta»
Serata spontanea all’Associazione Liberali Piacentini
in ricordo di Ernesto Leone

Un’altra serata spontanea – come quella del 4 aprile di sei anni fa in memoria di Vito Neri – quella che si è tenuta ieri, martedì 23 giugno, nella sede dei Liberali Piacentini di via Cittadella per ricordare Ernesto (Ninino) Leone a un mese dalla morte. Alcuni amici hanno reso omaggio al giornalista, al liberale, all’uomo (dalla schiena dritta, merce rara), presenti le figlie Marcella e Tea.
Il presidente dell’Associazione Antonino Coppolino (che ha testimoniato di aver incontrato Leone per la prima volta negli Anni ’80 «quando, giovane praticante dello studio Sforza, andavo a registrare la trasmissione a Telelibertà “L’avvocato con voi”» e di averlo conosciuto meglio successivamente, grazie al comune amico Vito Neri) ha scusato l’assenza di Corrado Sforza Fogliani, impegnato a Roma in un’audizione parlamentare, leggendone il ricordo – messo per iscritto – di quello che considerava uno degli amici più cari. «L’ho conosciuto quando era Ninino, e basta – racconta l’avv. Sforza -. Lo chiamavano così anche i cugini Ernesto Prati, il direttore, e suo fratello Marcello, il direttore amministrativo. Cominciai a frequentare Libertà che avevo ancora i calzoni corti. La redazione era stata appena rimessa a nuovo. Nel corridoio alla sinistra, appena varcato il portone d’ingresso, prima dell’ufficio di Marcello, c’era l’ufficio di Ninino con Scaramuzza, spesso però ci vedevo anche Vito Neri e – poi – Nello Bagarotti, entrambi compianti. Gli ambienti dei giornali sono sempre stati bohemien e tale era dunque anche quell’ufficio di Libertà dov’era Ninino e dove in molti, spesso, si ritrovavano a chiacchierare, e a far battute. Faceva battute salaci anche Ninino, argute soprattutto, e la sua delicatezza non l’aveva nessuno: faceva una battuta e quasi si scusava di averla fatta. Era un suo segno caratteristico, particolare. Il rispetto della persona, perfin esagerato: è sempre stata la sua linea di condotta, e di principio. Anche quando assunse la direzione del giornale, a coprire l’ultimo pezzo della vecchia Libertà».
«Ricordo – conclude l’avv. Sforza – la notte del centenario, la notte del 26 gennaio 1983. Arrivò in tipografia la prima copia, era già il mattino del 27, e così è datata la copia famosa, dal titolo in prima pagina, a testata piena “Compio cento anni” (dettato da Ernesto, ma sono sempre stato convinto che ci sia stato di mezzo – per quel titolo – anche Ninino, era da lui, sbarazzino). In quella festa di tutti, tutti insieme, Ernesto firmava e firmava “le copie del centenario”. Quando ebbi la mia, andai da Ninino, gli chiesi di firmarla anche lui, ma non accettò. Mi disse che il Direttore rappresentava tutti».
Francesco Mastrantonio ha quindi ripercorso le tappe della grande amicizia che lo univa a Ernesto Leone, delineandone – attraverso il racconto di aneddoti, spesso divertenti – la figura di giornalista («rigoroso, con il piglio del direttore»), di rotariano («stare a tavola con lui era piacevolissimo»), di amico («lo accompagnavo spesso a casa e mi raccontava tante cose: degli anni giovanili, quando girò l’Europa in autostop; dell’amicizia con Vito Neri, Umberto Moizo, Vittorio Coppellotti. Per me è stato un piacere essergli stato amico»).
«Un uomo di gran cuore – ha osservato Maria Antonietta De Micheli – di una gentilezza d’altri tempi, che sapeva gratificare una donna anche con un mazzo di fiori. Teneva molto alla famiglia; legatissimo alla moglie, venne segnato dalla sua scomparsa».
Carlo Giarelli ha spiegato di aver conosciuto bene Ninino grazie a Vito Neri, che gli raccontava tutto di lui. «Era un uomo intellettualmente colto, con il dono dell’autoironia e dell’umiltà. Un giorno mi disse che dovevo fare il giornalista!».
Emanuele Galba ha infine ricordato la figura del Leone giornalista. «Mi ha insegnato la precisione, il rigore e il culto della chiarezza quando si scrive su un giornale e quando si fa un titolo», ha detto Galba mostrando il primo titolo (di una terza pagina) che sottopose, appena assunto, al caporedattore Leone: “Veano, la prigione della libertà”. «Gli piacque, ma c’era la parola libertà, che era anche il nome del giornale. Ci pensò su parecchio, poi diede il via libera e per me fu una grande soddisfazione perché non era facile avere la sua approvazione, tanto era scrupoloso nel confezionare il giornale». Galba ha quindi citato l’esperienza de La Cronaca, «con le formidabili lezioni di giornalismo che Vito e Ninino involontariamente offrivano nel mio ufficio, quando si confrontavano correggendo pagine con pubblicati loro articoli».
«Ernesto Leone – ha concluso il presidente Coppolino – ha rappresentato qualcosa di importante per Piacenza e la nostra associazione farà di tutto affinché il suo ricordo rimanga vivo».

Associazione Liberali Piacentini:
“La pandemia deve insegnarci il criterio etico di spesa.
Per noi una priorità assoluta”
Corriere Padano 07.05.2020

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Articolo avv. Corrado Sforza Fogliani su MF 06.05.’20

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Articolo avv. Corrado Sforza Fogliani da La Verità 21.04.’20

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Articolo dell’avv. Corrado Sforza Fogliani, La Verità 07.04.2020

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05.03.2020

Ci ha lasciato Pietro Amani,

l’ultimo dei piacentini che è sopravvissuto al gulag russo di Karaganda in Kazakistan, peraltro oggetto di una visita da parte di alcuni amici dell’Associazione dei Liberali piacentini.
Gulag in cui vennero internati nel 1942, da parte dei soldati di Stalin, anche gli italiani che vivevano da diversi anni in Crimea.

In quel luogo sono rimaste solamente le fosse comuni, mentre gli edifici del gulag vennero abilmente distrutti dai sovietici al termine della seconda guerra mondiale.

Per ricordare quei tragici momenti, vissuti anche dal nostro Amani, è stato realizzato a Karaganda un Museo dell’occupazione sovietica in un edificio allora utilizzato dagli ufficiali sovietici, oggi visitabile.

La terribile esperienza di Amani è stata ricostruita grazie alla Banca di Piacenza che pubblicò il suo Diario di prigionia in cui, soldato dell’ARMIR e catturato dai sovietici, venne internato in quel gulag per tre lunghi anni, in cui venne sottoposto a terrificanti momenti, nel gelo della steppa, come trasferimenti su carri bestiame, lavoro coatto, malattie, malnutrizione.

Una verità nascosta per troppo tempo. Per i gulag non c’è stato il processo di Norimberga per i dirigenti comunisti responsabili, e per molto tempo, prima che si sapesse dei corpi sepolti in quella steppa del Kazakistan di Karaganda e dei tanti gulag sparsi nell’Unione Sovietica.

Una realtà tanto sconosciuta, che perfino Hollywood non ha ancora prodotto un solo film sui gulag. E ce ne sarebbero di storie da raccontare, come quella di Pietro Amani.

 

 

17.02.2020

«Città aperta e non chiusa al traffico per cacciare la desertificazione
del centro storico e il soffocamento delle attività economiche»

Presentate le innovative linee guida dei Liberali Piacentini per studiare un Piano traffico
che sappia far convivere la salute con la rinascita di Piacenza. Ispirarsi al modello Milano

Far convivere la salute con la rinascita della città e del suo centro storico in particolare. Le proposte sul come riuscirci sono state presentate dai Liberali Piacentini nel corso di un affollato incontro, nella sede di via Cittadella, che ha visto la partecipazione di diversi consiglieri comunali (Antonio Levoni, Mauro Monti, Nelio Pavesi, Andrea Pugni, Massimo Trespidi), dell’amministratore unico di Piacenza Expo Giuseppe Cavalli, del presidente dell’Unione Commercianti Raffaele Chiappa e del direttore della Confesercenti Fausto Arzani.
Dopo una rapida disamina del contenuto del Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile) già adottato dalla Giunta comunale di Piacenza e che prevede un allargamento della Zona a traffico limitato, compiuta dal presidente dell’Associazione Antonino Coppolino, l’attenzione si è spostata sul documento dei Liberali (distribuito a tutti gli intervenuti) che – ha spiegato l’avv. Corrado Sforza Fogliani – non è un piano ma linee guida aventi lo scopo di studiare un piano del traffico ispirato da una filosofia di fondo completamente nuova rispetto ai precedenti, Pums compreso: quella di non mortificare il centro e di aprire (non, di chiudere) la città. «Ad una revisione della circolazione che non ha anima – ha sottolineato l’avv. Sforza, che in premessa aveva fatto notare come nessuno, giornali online a parte, avesse ancora scritto che le osservazioni (solo nell’interesse pubblico) al Pums vanno presentate entro il 4 aprile, data a cui si arriva dopo un complesso calcolo – si oppone una visione nuova, che supera l’antiquata concezione basata su un’isola pedonale per caratterizzarsi invece sulla base di vie di scorrimento. Il nostro convincimento – ha aggiunto – è che il centro vada rivitalizzato attraverso, anzitutto, vie di penetrazione (e vie di penetrazione e ritorno). C’è un impianto fondamentale che va varato, completamente innovando le scelte che ci hanno portato alla situazione attuale».
L’impianto al quale pensano i Liberali è basato su due parallele (ad esempio via Taverna, via Garibaldi, via Sant’Antonino e via Scalabrini da un lato; via Roma e via Borghetto (ispirandosi al decumano, l’asse est-ovest della città disegnata dai romani) dall’altro (questo non esclude, per la prima delle due direttrici, di considerare anche viale Malta e lo Stradone Farnese), a senso unico – da individuarsi l’uno contrario dell’altro – con spazi di sosta temporanei nelle zone in cui ciò sia possibile e venga consentito. A questo fondamentale impianto viario potrebbero essere aggiunte vie di penetrazione e ritorno (ad esempio via Giordani-via Scalabrini, in questo senso unico o viceversa), mentre aree di parcheggio, più o meno delimitate, dovranno alimentare il concetto dell’apertura (non, della chiusura) della città. Seguendo questa logica Piazza Cittadella (per la quale l’attuale Amministrazione ha condiviso la soluzione del garage interrato) nel disegno liberale andrebbe in parte destinata a parcheggio a cielo aperto, con la stessa piazza che potrebbe assumere il ruolo di “trampolino di lancio” verso Piazza Cavalli attraverso una via Cittadella ulteriormente rinnovata e valorizzata nell’arredo urbano, come direttissima per raggiungere il centro («evitando a chi arriva a Piacenza il passaggio davanti all’obbrobrio del Carmine»). L’Associazione intitolata a Luigi Einaudi ha idee anche su Piazza Cavalli: va mantenuto l’attuale impianto a raggiera caratterizzato da vie di percorrenza dalla Piazza stessa verso l’esterno, a servizio dei mezzi di soccorso, così che la nostra maggiore piazza abbia i requisiti, anche sotto questo profilo, per diventare un centro di attrazione di persone, peraltro facilmente sgombrabile in tutti i sensi che i mezzi e le persone potrebbero percorrere.
«Questa concezione innovativa – ha proseguito l’avv. Sforza – supera quella finora seguita, a partire dall’impostazione iniziale di un’isola centrale chiusa, sulla quale la revisione attualmente adottata col Pums palesemente si innesta, con pochi ritocchi (allargamento della zona pedonale in specifici punti) così come supera la stessa, vetusta mentalità del divieto». Il documento liberale non esclude la possibilità di un eventuale allargamento delle zone a traffico limitato o pedonalizzate «perché le stesse – vi si legge – non verrebbero più a costituire un ingombro alle attività che vitalizzano il centro, sebbene un elemento collaborativo, anziché di disturbo, nella valorizzazione del centro storico». Piacenza, a giudizio dei Liberali, deve arrivare ad una circolazione che si ispiri al modello Milano e quindi ad un impianto che si caratterizzi per «un’armonica convivenza di zone pedonalizzate e di zone di facile e prossimo accesso pedonale».
«Se in questo e in altri dibattiti – ha precisato l’avv. Sforza – si arriverà alla conclusione che le nostre idee non stanno in piedi, si eviteranno altre discussioni. L’importante è che ci sia un confronto aperto, alla luce del sole, senza pregiudiziali massimaliste. Se invece queste linee guida saranno a giudizio di qualcuno meritevoli di considerazione, l’innovativa visione proposta si aprirà al futuro della città così che la comunità possa di essa riappropriarsi cacciando la desertificazione ed il soffocamento delle attività commerciali, artigianali e professionali come finora avvenuto, con il rischio di avere in centro come tipologia edilizia dominante, quella dei garage. La concezione che è la base di questa proposta, se completata con modifiche, correzioni e nuove direttrici di marcia che ne rispettino la visione di fondo, potrà evitare che il nuovo Piano traffico possa risolversi nella sola realizzazione di nuove aree pedonali, a mo’ di rappezzo».
Nel dibattito che è seguito, il direttore di Confesercenti Fausto Arzani ha espresso apprezzamento per un documento «che ci ha colpito perché innovativo come modo di porsi», giudicando «fondamentale» l’accesso al centro storico e auspicando «di poter contribuire a migliorare questa proposta, anche perché non si capisce quali tipi di vantaggi possa portare il Pums». Tra i diversi giudizi positivi espressi, da registrare quelli di Carlo Giarelli («linee guida pienamente condivisibili, occorre solo, in aggiunta, prevedere aree verdi in prossimità del centro»), Filiberto Putzu («idea interessante e innovativa che passa dalla mobilità circolare a quella verticale/orizzontale») Carlo Ponzini («bene impostare un sistema a maglie flessibili e molto bello che ci si ispiri al modello storico che ha governato la costruzione della città»).

Foto Alessandro Bersani

 

12.02.2020

«Le sardine sono illiberali e violente, maquillage di una sinistra
che si sente superiore e vuol togliere spazi di libertà all’opposizione»

Il vicedirettore de La Verità Francesco Borgonovo
ospite dei Liberali Piacentini 
per presentare il suo ultimo libro,
che denuncia i vecchi vizi dei progressisti nostrani

«Le sardine sono la faccia pulita, ma dietro nascondono il mostro: una deriva liberticida che fa spavento in un Paese, il nostro, dove sta venendo meno un bel pezzo di libertà». E’ come sempre lucido e diretto nelle sue analisi il vicedirettore de La Verità Francesco Borgonovo, ospite dell’Associazione dei Liberali Piacentini per presentare la sua ultima fatica editoriale (“Contro l’onda che sale”, con eloquente sottotitolo: “Perché le sardine e gli altri pesci lessi della sinistra sono un bluff”). Introdotto dal presidente dell’Associazione Antonino Coppolino, il giornalista emiliano – che al termine dell’incontro ha partecipato alla trasmissione de La7 “Otto e mezzo” di Lilli Gruber, collegato dalla sede liberale di via Cittadella, per discutere del voto del Senato che ha mandato a processo Salvini per il caso della nave Gregoretti («terrificante che il potere giudiziario decida su questioni politiche», la sua valutazione) – ha definito «profondamente illiberale e violenta» l’azione delle sardine. «Neanche in Cina – ha aggiunto – si va in piazza contro l’opposizione. In questo caso si volevano togliere le piazze al centrodestra e questo, lo ripeto qui in questa sede storica dove si respira vero liberalismo, è illiberale».
Borgonovo ha quindi spiegato che il suo più che un libro sulle sardine («che non spariranno subito perché servono ancora per le elezioni regionali in Toscana, Campania e Puglia») è un testo sulla sinistra italiana «che ha l’antico vizio di dover ciclicamente fare maquillage: oggi si chiama sardine, in precedenza abbiamo avuto i girotondi, il popolo viola e via elencando. Dopodiché dietro ci sono sempre gli stessi, quelli che fondano la loro linea politica su una sorta di superiorità morale, secondo la quale chi non vota a sinistra è scemo. Le sardine sono dunque la faccia pulita di gente che è lì da anni. Dopo di loro, arriverà un altro movimento, ma il giochino è sempre lo stesso».
“Da sempre la sinistra italica – si legge nel libro del vicedirettore de La Verità – si considera migliore della destra. Ma da quando il centrodestra è stato sostituito da forze sovraniste antisistema che hanno cominciato a riscuotere un largo consenso, la reazione dei progressisti e più in generale dei liberal si è fatta via via più violenta e rancorosa”. E l’autore porta due esempi. Quello del prof. Gilberto Corbellini, direttore di un Dipartimento del Cnr, quindi dipendente pubblico, che nel 2018 si è distinto per aver suggerito di somministrare un ormone chiamato ossitocina ai sovranisti per renderli più favorevoli all’accoglienza; lo stesso Corbellini ha anche dichiarato che a far crescere i consensi dei partiti di destra è il fatto che l’80% della popolazione è funzionalmente analfabeta. E quello di Massimo Recalcati, psicoanalista, firma di Repubblica e conduttore di Rai 3, che in un’intervista a Radio Capital ha definito il sovranismo una patologia psichiatrica, «robe da regime dell’Unione Sovietica». Il passaggio successivo è quello di considerare malato di mente chi si ostina a non votare a sinistra.
Francesco Borgonovo ha spiegato che le sardine sembrano volersi collocare in questa nobile tradizione, con il loro potente desiderio di zittire tutti gli oppositori, di identificarli come moralmente inferiori. Magari lo fanno in modo più elegante, ma sostanzialmente dicono: voi non avete diritto ad essere ascoltati. «Con questa nuova sinistra – ha commentato l’autore – c’è da rimpiangere il Pci».
Un’ultima osservazione il giornalista de La Verità l’ha riservata alla Commissione Segre, istituita per combattere l’odio: «Fanno la guerra contro l’odio – ha concluso – dimenticando che si puniscono le azioni, non i sentimenti. Io ho diritto a odiare chi mi pare, l’importante è che non faccia seguire, al mio sentimento, un’azione illecita. Ma fare la guerra all’odio è come farla all’amore».

Foto Alessandro Bersani

 

29.01.020

Genocidio armeno e tragedia dimenticata degli italiani di Crimea
ricordati dai Liberali a Nibbiano nel Giorno della Memoria

L’Associazione dei Liberali Piacentini Luigi Einaudi ha ricordato per il terzo anno consecutivo (il giorno successivo alla conclusione del Festival della cultura della libertà) il genocidio armeno e la “tragedia dimenticata” della deportazione degli italiani della Crimea nei gulag sovietici in Kazakhistan, avvenuta la notte del 29 gennaio 1942. Dopo Bobbio e Lugagnano, quest’anno una rappresentanza dell’Associazione Liberali si è recata a Nibbiano (Comune Alta Val Tidone), accolta dal sindaco Franco Albertini, dall’assessore Giovanni Dotti, dal presidente dell’Associazione “La Valtidone” Valentino Matti e dal titolare della filiale della Banca di Piacenza Lorenzo Bersani, che hanno accompagnato la delegazione (tra i presenti, l’avv. Corrado Sforza Fogliani e il vicepresidente dell’Associazione dott. Carlo Giarelli) tra le vie dell’accogliente borgo.
Nella chiesa parrocchiale di San Pietro don Giuseppe Bertuzzi, coadiuvato da don Sergio Sebastiani, ha celebrato la messa in suffragio delle vittime di genocidi. «Oggi 27 gennaio – ha spiegato don Giuseppe – è il Giorno della Memoria a 75 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz; ed è significativo che si ricordino anche altri stermini: nel 1915-1916 in Armenia si consumò il primo genocidio del XX secolo con un milione e mezzo di morti; la nostra comunità di Crimea, che lì si era insediata nell’800 proveniente soprattutto dalla Puglia, fu invece deportata nel 1942 nei campi di lavoro sovietici solo per il fatto di essere italiani, quindi alleati della Germania di Hitler. Tornarono in pochissimi. Oggi è doveroso ricordare e pregare per tutte le vittime innocenti. Grazie per aver scelto questa chiesa».
La giornata si è conclusa con un momento conviviale all’agriturismo La Pobiella di Trevozzo.

 

28.01.2020

«Questo Festival sia un corroborante per farci raggiungere
il grande obiettivo sociale dell’uguaglianza dei punti di partenza»

Si è concluso il Festival della libertà a Palazzo Galli con gli acuti
di Marcello Pera, Francesco Forte e Corrado Sforza Fogliani.
Prossima edizione il 30 e 31 gennaio 2021

«Gli aironi stilizzati del Festival della cultura della libertà torneranno a volare su Piacenza e su Palazzo Galli sabato 30 e domenica 31 gennaio 2021». Ad annunciarlo Corrado Sforza Fogliani, che ha concluso i lavori della quarta edizione di una manifestazione «che – ha sottolineato – come portatori del pensiero liberale ci deve corroborare in questi tempi tristi per assolvere a un compito: dare seguito al pensiero di Einaudi, vale a dire raggiungere l’importantissimo traguardo dell’uguaglianza dei punti di partenza, la più grande rivoluzione sociale che si possa realizzare». Parlando del tema del Festival (organizzato dall’Associazione dei Liberali Piacentini in collaborazione con Confedilizia, Il Foglio, il Giornale ed European students for liberty), l’avv. Sforza ha osservato che «la proprietà si trova nella condizione di dover rivendicare la propria funzione – morale, politica e intellettuale – in quanto il diritto ad essa è stato svuotato, come richiamato nel titolo del Festival, da tasse, regolamenti, espropri. La proprietà assicura la nostra indipendenza, è un baluardo che evita la concentrazione del potere ed è insopprimibile. E’ stato giustamente sottolineato da qualche relatore che la proprietà pubblica è una finzione; esiste invece quella di fatto, nelle mani della classe burocratica che governa i vari Stati. L’Italia è governata dal socialismo reale, con la conseguenza che i giovani fuggono all’estero, c’è poca fiducia nel futuro, crolla il tasso di natalità. Oggi lo Stato – ha concluso – crea problemi ai cittadini per salvare se stesso, è un ingombro che non regge più, un moloch che ci fa rimpiangere il Medioevo con il pluralismo degli ordinamenti giuridici. Speriamo che anche da noi, come è avvenuto negli Stati Uniti, prendano piede le comunità volontarie».
Gli altri acuti della seconda giornata del Festival sono venuti da Marcello Pera e Francesco Forte. L’ex presidente del Senato – protagonista della sessione plenaria, introdotto dal presidente dell’Associazione Liberali Antonino Coppolino – ha proposto una riflessione sullo stato attuale, in Italia, della dottrina liberale. «Un aspetto interessante – ha esordito il prof Pera – è il rapporto tra liberalismo e capitalismo, concetti che non coincidono. Einaudi sosteneva che il sistema capitalistico può degenerare in situazioni che sminuiscono il ruolo della libertà privata, se il libero mercato è lasciato a sé. Il liberalismo ha bisogno di un sistema capitalistico corretto; il laissez faire non è proprio compatibile con il sistema liberale, occorrono regole. Ma quali applicare al mercato affinché lo Stato liberale attecchisca?». E qui, a parere dell’illustre relatore, cominciano i problemi, perché le regole giuridico-politiche non sono sufficienti, ci vogliono anche quelle morali («la libertà richiede virtù e non vizi»), essendo di tutta evidenza che se la società sviluppasse valori degeneri, non sarebbe moralmente compatibile con lo Stato liberale. «Allora – ha proseguito il prof. Pera – dobbiamo coltivare regole di convivenza civile virtuose, se vogliamo lo Stato liberale. Ma chi le detta?». A questo punto, per l’ex presidente del Senato la questione si fa ancora più seria. La prima risposta – lo Stato – è sbagliata, perché per un liberale quest’ultimo non può essere etico e non deve perseguire i vizi, a meno che diventino reati. «La seconda soluzione prevede che sia la società a selezionare da sé e spontaneamente le norme morali, che diventano tradizioni e formano l’etica di un popolo, con il confronto tra vizi e virtù. Il problema è che non c’è nessuna garanzia che ci si indirizzi verso il virtuoso».
«Visto che siamo alla ricerca di un’etica – ha invitato alla riflessione il prof. Pera – potremmo ipotizzare che garante ultimo delle virtù sia la religione, con regole che fanno parte della tradizione del Cristianesimo. Una soluzione non facile (i liberali per ragioni storiche sono poco affini alla religione e vado a legare il liberalismo al Cristianesimo in un momento di scarso entusiasmo religioso), ma stimolante (tra liberalismo e cristianesimo ci sono valori comuni: che l’individuo venga prima dello Stato, è infatti una soluzione cristiana)». Marcello Pera ha così concluso: «Si può sperare di far trionfare l’idea liberale trascurando la dimensione religiosa? La domanda mi affanna da quasi 20 anni».
Francesco Forte è intervenuto nell’ultima sessione del Festival che – moderata dal giornalista Emanuele Galba – ha affrontato il tema “Proprietà, giustizia, socialità”. «Il punto di arrivo nel porto sicuro – ha esemplificato il prof. Forte – è il diritto di proprietà, senza il quale non si garantisce libertà, che a sua volta è garante di giustizia e socialità». Quello della proprietà immobiliare è, per l’insigne economista, un diritto quasi naturale, che comprende il concetto di habitat e riguarda anche vegetali e animali. «L’uomo, a differenza degli animali, ha capacità creativa e ciò che differenzia il nido dalla proprietà immobiliare umana è proprio la creatività». Ma mentre il nido – per ora – sfugge al Fisco, la proprietà umana subisce quella che il prof. Forte ha definito «l’imposta peggiore». Lo studioso ha quindi proposto una tavola statistica sulla pressione fiscale nei Paesi Ocse (divisi in cinque categorie: ad alta, medio-alta, media, medio-bassa, bassa pressione fiscale), dimostrando che c’è un circolo virtuoso tra bassa pressione fiscale, libertà e crescita del Pil. Gli Stati che applicano un Fisco equo, hanno i più alti livelli di crescita (come la Germania) e viceversa (pressione fiscale alta, Pil basso, come l’Italia, fanalino di coda dell’Europa).
Il professor Forte ha sottolineato come sia stato particolarmente significativo che si sia discusso di proprietà e sviluppo capitalistico a Piacenza, dove si è sviluppata la più antica e importante forma di banca del mondo, la Fiera del cambio. Un passaggio che non è sfuggito a Corrado Sforza Fogliani, che ha ringraziato l’economista «di questa sua immensa cultura» che gli ha consentito di citare un particolare che pochi conoscono. A Piacenza, crocevia dei percorsi dei pellegrini per raggiungere Roma, nacque infatti il primo cambia valute, in piazza Borgo (nelle vicinanze sorgeranno, a seguire, il monte dei pegni e la Cassa di risparmio). E i piacentini, da pellegrini e mercanti, si trasformarono in banchieri. «Oggi nel nostro piccolo – ha affermato il presidente Sforza – con la Banca di Piacenza cerchiamo di continuare questa tradizione, segnalandoci a livello nazionale per la nostra solidità».
Per ragioni di spazio, si rimanda ad un successivo articolo altri aspetti della seconda giornata del Festival.

Foto Alessandro Bersani

 

28.01.2020

AL FESTIVAL DELLA LIBERTA’ IL RACCONTO DEL
GIORNALISTA PIACENTINO 
CHE HA SCOPERTO I RESTI
DI UN GULAG NEL POSTO PIU’ FREDDO DEL MONDO

Luigi De Biase (TG5) ha mostrato per la prima volta in pubblico alcune immagini del documentario che sta realizzando in Yakutia (Siberia). Recuperato un documento inedito (del 1944) con i disegni tecnici degli edifici che costituivano il villaggio-prigione nascosto nella tundra e individuato grazie a un drone

Non si è parlato solamente dello stato di salute (pessimo) del diritto di proprietà in Italia, alla quarta edizione del Festival della cultura della libertà che si è svolta a Palazzo Galli per iniziativa dell’Associazione dei Liberali Piacentini in collaborazione con Confedilizia, Il Foglio, il Giornale ed European students for liberty. L’ultima delle dieci sessioni nelle quali si è articolata la manifestazione, ha infatti ospitato il giornalista del TG 5 Luigi De Biase, (piacentino, inizio della carriera alla Cronaca di Piacenza, proseguita al Corriere Canadese di Toronto, poi al Foglio – che lo manda spesso come inviato nei Paesi dell’ex Urss, di cui diventa profondo conoscitore – e infine a Mediaset), che ha raccontato la sua recente (e non ancora ultimata) esperienza in Yakutia (Siberia orientale) sulle tracce dei gulag sovietici. Un tema – come noto – di grande interesse per i Liberali Piacentini, che stanno conducendo una grande operazione verità rispetto al fatto che i crimini del comunismo siano considerati uguali a quelli del nazionalsocialismo (concetto finalmente fatto proprio dal Parlamento europeo). L’Associazione Luigi Einaudi organizza da tre anni a questa parte viaggi per raccogliere testimonianze nelle lontane terre dove furono deportate milioni di persone dal regime sovietico (Kazakistan, Paesi Baltici e, quest’anno, la meta è già stata individuata in Berlino), promuovendo conferenze e mostre fotografiche per dare testimonianza delle atrocità compiute (di cui mai si parla, men che meno nelle scuole). Luigi De Biase affiderà invece a un documentario il racconto di quello che ha scoperto nella più estesa unità amministrativa del mondo, un territorio di 3 milioni di chilometri quadrati con un solo milione di abitanti e ricchissimo di materie prime, tra le quali oro, petrolio e gas naturale.
«E’ la prima volta – ha rivelato il giornalista al pubblico del Festival – che mostro parte di ciò che ho raccolto per la realizzazione di un documentario di 60 minuti che sarà pronto nella seconda metà del corrente anno. In queste terre inospitali, con temperature invernali che possono raggiungere i 70 gradi sotto zero d’inverno e i 40 d’estate, con un’escursione termica di 110 gradi, furono deportati ai tempi di Stalin centinaia di migliaia di prigionieri, rinchiusi nei campi di lavoro, impiegati nelle miniere e nella costruzione della cosiddetta strada delle ossa (così chiamata per l’alto numero di deportati che vi persero la vita, ndr), voluta dallo stesso Stalin». La scorsa estate l’inviato del TG5 – che parla correntemente il russo – si è recato nelle impervie zone della tundra accompagnato da un operatore russo e da un cacciatore del posto. Ha incontrato figli e nipoti dei prigionieri (polacchi, ucraini che hanno scelto di rimanere a vivere lì) e il popolo indigeno, mongoli che si sentono eredi di Gengis Khan. L’obiettivo, trovare traccia di un villaggio-gulag inghiottito dalla vegetazione della tundra. «Con l’aiuto di un drone abbiamo perlustrato un’ampia zona – ha raccontato De Biase – e trovato i resti di un villaggio dove vivevano centinaia di prigionieri. Questo è molto importante perché consente di ricostruire una parte di storia in collaborazione con i russi, che solo da 7-8 anni hanno iniziato a fare i conti con questo scomodo passato (a Mosca è stato realizzato un museo sui gulag finanziato da privati, ndr), anche se a livello sociale c’è ancora molta difficoltà ad affrontare l’argomento. Il cacciatore che ci ha accompagnato, per esempio, mi ha scongiurato di toglierlo dalle riprese video che entreranno nel documentario. I prigionieri vivevano la quotidianità in un luogo selvaggio, freddissimo d’inverno e caldissimo d’estate, con una quantità d’insetti insopportabile e inimmaginabile».
Al ritorno dall’avventurosa scoperta del campo di prigionia, il cacciatore locale ha affidato al giornalista piacentino un libro compilato nel 1944-1945 dal capo ingegnere che costruì il gulag, con le istruzioni sui sistemi di costruzione della struttura (alcune pagine sono state proiettate per la prima volta in pubblico). «Un documento eccezionale – ha spiegato il giornalista -, che apparteneva al servizio segreto precursore del Kgb e che ha cambiato l’impostazione del lavoro che sto facendo, dove il gulag ha assunto un’altra dimensione nel mio racconto. In quel libro si capisce che il regime schematizzava la manifattura dei villaggi-prigione. Ci sono i disegni delle baracche, che potevano ospitare fino a 20 persone e che sembravano di buona fattura, perché per propaganda si voleva dimostrare che i prigionieri erano trattati bene. E c’è il disegno della torre d’avvistamento, che nei gulag non mancava mai». Fra un paio di settimane Luigi De Biase tornerà in Yakutia per girare le riprese invernali del documentario, che verrà prodotto dalla Omnia, società di Piacenza, con il sostegno di alcuni imprenditori locali.

 

 

 

28.01.2020

«La proprietà unico argine all’invasività dello Stato»
Prima giornata del Festival della libertà a Palazzo Galli ricca di spunti di riflessione

Ricca di spunti di riflessione la prima giornata della quarta edizione del Festival della cultura della libertà, in corso a Palazzo Galli per iniziativa dell’Associazione dei Liberali Piacentini (in collaborazione con Confedilizia, Il Foglio, il Giornale ed European students for liberty). Analizzando lo stato di salute (cattivo) del diritto di proprietà – tema di quest’anno – svuotato e indebolito da tasse, regole, espropri, è stato sottolineato che dove la proprietà latita tutto finisce nelle mani dei governanti, con una dannosa dilatazione dei poteri dello Stato e con il serio pericolo che nella società prevalga la legge del più forte.
Gli aironi stilizzati hanno cominciato a volare con i saluti di Corrado Sforza Fogliani. «Il nostro Festival – ha osservato – è liberale e libertario, né di destra né di sinistra, ma occasione di confronto per fornire soluzioni ai problemi che abbiano una loro logica. Non beneficia di contributi pubblici: siamo liberali e vogliamo anche qui a Piacenza dare l’esempio condividendo il principio che il denaro pubblico debba essere rispettato e destinato a ragioni di pubblica utilità. La proprietà – ha proseguito – è un’isola di indipendenza che ci assicura libertà nell’agire ed è oggi l’unico argine che il cittadino può porre all’invasività dello Stato. Viviamo questo Festival con lo spirito di passare due giorni a respirare aria fresca che ci depuri dalle miserie della situazione politica italiana».
Il direttore de il Giornale (new entry tra i partner dell’evento) Alessandro Sallusti si è rammaricato che a contendersi la vittoria delle elezioni siano due forze non liberali. «In Italia – ha spiegato – il vento del liberalismo non soffia. Piacenza, da questo punto di vista, è un’isola felice, ma siete una mosca bianca. La soluzione per invertire la tendenza nazionale ci sarebbe: clonare degli Sforza Fogliani». Sallusti ha poi espresso una preoccupazione: «Amazon, Facebook e persino lo Stato vogliono sapere tutto di noi per “venderci”. Queste piattaforme web sono dittature a cui stiamo regalando la nostra libertà in cambio di comodità. Dobbiamo chiederci, da liberali, come sia stato possibile non accorgersi di questo fenomeno e cercare di capire in che modo sottrarsi a questa perdita di libertà».
Il direttore de Il Foglio Claudio Cerasa, trattenuto a Roma da un impegno improvviso, ha mandato il suo saluto attraverso un video, nel quale si è detto «orgoglioso di essere, con Il Foglio, complice di un Festival che combatte il pensiero unico cialtronista e complottista».
LE SESSIONI
La I sessione – moderata dal giornalista Robert Gionelli – si è occupata della “Proprietà nella Costituzione italiana”. I giuristi Silvio BoccalatteMichele Fiorini e Giuseppe Portonera hanno condiviso l’opinione che la proprietà non venga considerata dalla nostra Costituzione un diritto fondamentale della persona venendo tutt’al più tollerata.
A seguire il filosofo della politica Raimondo Cubeddu, presentato dal presidente dell’Associazione Liberali Antonino Coppolino, non ha avuto mezze misure nell’affrontare il tema “Proprietà e libertà”, sostenendo che il tutto va ripensato partendo dal fatto che né la politica né tanto meno la Costituzione devono occuparsi del diritto di proprietà: «E’ una follia – ha sentenziato – perché la progettualità della politica è morta».
Nel pomeriggio, la sessione II ha affrontato la delicata questione della “Proprietà di sé tra biopolitica e questioni morali”, con i sociologi Sergio Belardinelli (che ha stigmatizzato la leggerezza con la quale si affrontano problematiche come il fine vita) e Pio Marconi (si è dichiarato non pessimista, in quanto sta vedendo avanzare una nuova attenzione per l’individuo) e con Daniele Capezzone, giornalista de La Verità, che si è proclamato tifoso del modello anglosassone del Common law, con il diritto che si curva su ogni caso concreto.
L’urbanista Stefano Moroni, il giovane economista svizzero Paolo Pamini e il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa si sono invece confrontati su “Proprietà e comunità: il ruolo dei beni condivisi” (entrambe le sessioni sono state coordinate dal giornalista Emanuele Galba). Il prof. Moroni ha proposto la soluzione delle comunità contrattuali: gruppi di persone che condividono alcuni interessi accettando regole di comportamento (tre le tipologie: comunità contrattuali di proprietari, di affittuari e di comproprietari) e che potrebbero ottenere agevolazioni fiscali perché in grado di autofornirsi di alcuni servizi come lo sgombero della neve, trattare spazzatura, produrre localmente energia da fonti rinnovabili. Il dott. Pamini ha rivalutato l’esperienza storica delle comunità che sono state capaci di autogestirsi: una forma di convivenza destinata a svilupparsi, stante il collasso della finanza pubblica. L’avv. Spaziani Testa ha lamentato le ripetute violazioni del diritto di proprietà, citando esempi concreti come le locazioni passive, gli affitti brevi, le occupazioni abusive.
Contemporaneamente in Sala Verdi si sono svolte altre due sessioni condotte dal giornalista Mauro Molinaroli: la IV (“L’attualità di John Locke, Frédéric Bastiat, Ayn Rand e Murray N. Rothbard”, con Roberta Modugno, storica delle dottrine politiche; Carlo Lottieri, filosofo del diritto e direttore del Festival; Stefano Magni, giornalista, Paolo Zanotto, imprenditore e storico delle dottrine politiche) e la V (“Di chi devono essere le scuole? Il sistema educativo tra Stato, comunità e famiglie”, con suor Anna Monia Alfieri, religiosa e specialista in sistemi formativi; Paolo Luca Bernardini, storico; Andrea Favaro, filosofo del diritto).
A tutti i relatori, in ricordo della loro partecipazione al Festival, è stata donata una pubblicazione della Banca di Piacenza.

Foto alessandro Bersani

 

10.02.2020

GENNARO SANGIULIANO ALLA CENA DEI LIBERALI
«I CORPI INTERMEDI SONO LA CINGHIA DI TRASMISSIONE DELLA SOCIETA’»

«Quando mi si domanda come la penso politicamente non mi rifugio mai nella frase, tanto cara agli ipocriti, che sono super partes. Mi considero un liberal-conservatore. Una parola, quest’ultima, mal digerita dal nostro lessico. Dovete sapere che deriva dall’antichissima lingua indoeuropea ed indicava, nelle tribù nomadi, coloro che erano di guardia al fuoco, tenuto acceso per tenere lontano gli animali selvatici. Il fuoco rappresenta i valori. Quindi un conservatore è un custode di valori, primo fra tutti la libertà, il primo dei beni che ci viene donato come diritto naturale. La nascita dello Stato moderno nel ‘600, infatti, si è resa necessaria per darsi una forma di organizzazione sociale, ma si dimentica che i diritti naturali sono anteriori a quelli dello Stato, che essendo smemorato opprime le libertà individuali. L’autore a me più caro è Alexis de Tocqueville, che sottolineava il grande valore dei corpi intermedi. Bene, noi siamo i corpi intermedi, cinghia di trasmissione senza la quale la società non va da nessuna parte».

Così Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg2 Rai, si è rivolto ai commensali che hanno gremito il salone del ristorante Olympia di Niviano, dove si è tenuta la tradizionale cena dei Liberali Piacentini, che il giornalista ha ringraziato, in particolare nella persona di Corrado Sforza Fogliani, per l’invito ricevuto, sia alla serata conviviale sia, nel tardo pomeriggio, all’incontro a Palazzo Galli dove è stato presentato il suo ultimo libro sul leader cinese Xi Jinping.

La serata era stata aperta dal presidente dell’Associazione Antonino Coppolino; prima di iniziare la cena è stato osservato un minuto di silenzio in memoria del socio Bruno Ferrari, mancato nei giorni scorsi. Tra i presenti numerosi sindaci e amministratori pubblici della provincia, il vicesindaco di Piacenza Elena Baio e alcuni candidati alle elezioni regionali di domenica 26 gennaio: Fabio Callori, Gianfranco Tagliaferri e Gloria Zanardi (Fratelli d’Italia), Valentina Stragliati della Lega, Leonardo Bersani, Marcello Minari, Simona Traversone e Maria Rosa Zilli (Forza Italia).

 

12.01.2020

«La crescita economica passa da quella culturale»
Davide Giacalone ha presentato il suo ultimo libro
all’Associazione dei Liberali Piacentini:
la ricchezza è aumentata ma viene indirizzata al patrimonio
e non alla produzione. Smettiamola di prenderci in giro

«Le ricette per far uscire il nostro Paese da una crisi, economica ma anche di valori, dalla quale altri si sono già rialzati, sono anche abbastanza semplici, ma per poterle applicare dobbiamo smetterla di prenderci in giro sulla nostra condizione e renderci conto che c’è una parte d’Italia che funziona e che va imitata. Se continuiamo con certi atteggiamenti ci si immiserisce e la povertà culturale è assai più devastante di quella economica». Le ricette di cui parla il giornalista e scrittore Davide Giacalone sono contenute nel suo ultimo libro “LeALI ALL’ITALIA” (Rubbettino editore), presentato dall’autore nella sede dei Liberali Piacentini Luigi Einaudi, in dialogo con il presidente dell’Associazione Antonino Coppolino.
Giacalone – che si è detto più preoccupato della uniformità dei politici che delle loro divisioni, spesso solo apparenti – ha evidenziato alcuni settori che non funzionano: la Scuola («Il 40 per cento degli studenti alla soglia della maturità ha difficoltà a comprendere un testo con un minimo grado di complessità; questo è il fallimento totale di un sistema scolastico che assume insegnanti pescando nelle graduatorie persone che 10 anni fa non hanno passato il concorso o, ancora peggio, che il concorso non lo hanno neanche fatto. Quando ero ragazzo prendere un brutto voto voleva dire avere problemi a casa e finire in punizione; oggi di fronte ad una grave insufficienza scatta la protesta dei genitori nei confronti dell’insegnante»); la Giustizia («Non funziona e la riforma della prescrizione è aberrante»); la Pubblica amministrazione («La digitalizzazione risolverebbe molte inefficienze, ma va fatta seriamente. Il vero problema è l’assenza di responsabilità, che fa diventare il potere solo abuso»).
Il giornalista è poi andato decisamente controcorrente rispetto a quello che si vuol far credere all’opinione pubblica, e cioè che è aumentata la povertà. «Non siamo mai stati così ricchi, così sani e così longevi: non si può dire?», si è domandato polemicamente Giacalone, che ha rafforzato la sua affermazione con un dato: nel 1970 il patrimonio di ognuno era pari a 3 volte il reddito annuo, come la Germania; oggi i tedeschi sono a quota 6 volte, noi a 8,6. Il vero problema è che abbiamo spostato tutta la ricchezza a patrimonio a scapito della produzione («E’ quantomeno bislacco pensare che mettendo denari nelle tasche delle persone che non producono faccio il bene dell’economia del Paese. Creo solo consumi poveri corrompendo il mercato e tolgo risorse all’Italia che produce e dichiara. Le persone in difficoltà si aiutano creando le condizioni per levarle dalla situazione di svantaggio, magari attraverso il lavoro»).
«L’Italia – ha proseguito l’illustre ospite dei Liberali Piacentini – ha subito un involgarimento collettivo e non è solo un problema di classe politica, ma di cultura. Siamo noi stessi ad aver creato questa realtà e nostra è la responsabilità se abbiamo la classe dirigente peggiore della nostra storia». Davide Giacalone ha quindi portato un esempio concreto dei nostri atteggiamenti sbagliati: «Eravamo il Paese più prolifico d’Europa – ha spiegato – e oggi siamo in fondo alla classifica. Alla domanda “perché non si fanno più figli” le risposte sono sempre le stesse: incertezza economica, mancanza di un lavoro fisso, la banca che non mi concede il mutuo. Poi uno va a vedere i dati e scopre che spendiamo 835 milioni di euro l’anno per la prima infanzia, mentre sono due miliardi e 600 milioni gli euro spesi per gli animali domestici. La miseria non c’è e chi lo dice mente a se stesso. Abbiamo elementi di forza straordinari – ha concluso Giacalone –  ma non possiamo continuare a piangerci addosso. Cresciamo culturalmente e usciremo dalla crisi».
Foto Alessandro Bersani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

09.11.2019

Ricordata la deportazione di Kerck
e lo scempio ambientale del Lago Aral

Ieri il quinto appuntamento celebrativo dell’Associazione dei Liberali Piacentini – presente anche l’assessore alla Cultura Jonathan Papamarenghi – ha avuto quale protagonista il documentarista Stefano Conca Bonizzoni (laurea in Comunicazione interculturale e Multimedia, master con registi di prestigio tra i quali Marco Bellocchio). L’ospite, in dialogo con Danilo Anelli, ha illustrato il documentario “I naufraghi di Kerch” che accomuna due emblematici eventi: la tragedia della deportazione di colonie di italiani di Crimea e lo scempio compiuto dall’uomo sul lago Aral. Ha anche anticipato alcune clip-video del documentario ancora inedito da lui realizzato sull’argomento.
Il lago Aral, salato di origine oceanica, è al confine tra l’Uzbekistan e il Kazakistan; un tempo era uno dei principali specchi d’acqua al mondo: oggi per buona parte è prosciugato. Fino agli anni Cinquanta del secolo scorso era ampio circa 68mila Kmq. (quanto Piemonte, Lombardia e Veneto) negli anni si è gradualmente è ridotto sino a 283 Km quadrati di superficie; il resto è divenuto una conca desertica dove le navi abbandonate fanno ombra ai cammelli vaganti sulla superficie lacustre asciutta. Le tempeste di vento sollevano il sale accumulato a terra e lo spargono per grandi aree rendendo impossibili le coltivazioni. Gli antichi abitanti del territorio hanno dovuto muoversi e la zona che 50 anni fa era una bellezza naturale oggi è un deserto.
Gli italiani di Crimea vennero deportati nel gulag di Karaganda, (visitato nel settembre scorso da una delegazione dei Liberali Piacentini). Il 29 gennaio del 1942 circa 2.000 italiani di Kerch furono rastrellati dalle loro case. Iniziò una deportazione disposta su base etnica, e le minoranze nazionali presenti sul territorio finirono deportate in Kazakistan con l’accusa di collaborazionismo. Il trasferimento durò quasi due mesi. Durante il viaggio, nei vagoni dove erano assiepati, molti bambini e vecchi morirono per la fame, il freddo, le malattie. I cadaveri vennero abbandonati nelle stazioni dove il convoglio sostava. Giunti a destinazione la comunità italiana fu alloggiata in baracche e rimase sempre sotto la sorveglianza speciale della Polizia segreta.
Quanto successo al lago d’Aral è stato definito il più grande disastro ecologico della storia e quanto successo alla comunità italiana di Kerch, è riconosciuto come Genocidio.
Questa sera alle ore 21 nella sede del Salone Amici dell’Arte (via San Siro, Piacenza) lo spettacolo a ingresso libero “La libertà oltre il muro”, conclude la settimana di eventi organizzati dalla Associazione Liberali Piacentini, per celebrare il trentennale della Caduta del muro di Berlino e per rendere testimonianza delle atrocità commesse dall’occupazione sovietica nei paesi occupati negli anni della seconda Guerra Mondiale e anche oltre.
L’opera teatrale rappresentata questa sera, diretta e interpretata da Massimiliano Finazzer Flory con Gianni Quillico, è tratta da Arcipelago Gulag di Alexander Solženicyn arricchito da lettere e testimonianze legate al muro di Berlino. Proprio 30 anni fa era pubblicato nell’URRS per la prima volta il saggio verità di Solženicyn, l’opera fu pubblicata in Occidente nel 1973 e circolò clandestinamente nell’URSS fino al 1989, quando fece la sua apparizione sulla rivista letteraria Novyj Mir, in forma ridotta. Ora la pièce teatrale tiene insieme questi due eventi in unica tragica narrazione. In scena con una scenografia che evoca il confine, il filo spinato e due uomini che confessano la loro storia e la loro idea di libertà. Il primo, interpretato da Massimiliano Finazzer Flory, reduce dall’esperienza dell’ospedale psichiatrico sovietico, il secondo, interpretato da Gianni Quillico un burocrate funzionario del Partito Comunista tedesco.

 

07.11.2019

«LE MENZOGNE DI REGIME PROVOCANO MORTE»
TUTTO QUELLO CHE NON E’ STATO DETTO SU CHERNOBYL

Prosegue l’operazione verità dei Liberali Piacentini in occasione delle celebrazioni per la caduta del Muro di Berlino. Si stima che il disastro nucleare abbia causato 93mila morti.
I dati ufficiali sovietici parlano ancora di 31 vittime

Squarciando il velo sulle menzogne di regime che hanno provocato decine di migliaia di morti con l’incidente nucleare di Chernobyl, è proseguita l’operazione verità messa in campo dai Liberali Piacentini con la settimana di eventi celebrativi del trentennale della caduta del Muro di Berlino.
Dopo i saluti ai numerosi intervenuti del presidente dell’Associazione Antonino Coppolino, introducendo il relatore Gianmarco Maiavacca, Corrado Sforza Fogliani ha rimarcato come «ci sia ancora difficoltà in Italia a dire quello che ormai tutti sanno, riguardo ai gulag, alle prigioni del Kgb – che nel nostro piccolo abbiamo raccontato dopo i viaggi compiuti in Kazakistan e nei Paesi baltici -, ai genocidi, che vanno condannati a prescindere dal colore politico. Ed è amaro constatare – ha continuato l’avv. Sforza – come nel Paese più sovietizzato d’Europa quale è il nostro, con una presenza dello Stato sempre più ingombrante, si venga attaccati proprio per le verità che stiamo dicendo sopperendo ai silenzi dei giornaloni, i quali riportano solo le “verità” del pensiero unico internazionale: il nostro sarebbe anticomunismo spicciolo, mentre quello che affermano i comunisti è storia».
E a proposito di verità, l’avv. Maiavacca ha fatto chiarezza su quella negata di Chernobyl, tragedia tornata alla ribalta grazie a una serie Tv di 5 puntate andata in onda questa primavera su Sky. Uno dei più gravi incidenti nucleari della storia (vennero dispersi in atmosfera 190 tonnellate di isotopi radioattivi, una quantità cento volte maggiore a quella delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki) si verificò il 26 aprile 1986 all’1 di notte: durante una prova di manutenzione qualcosa non funzionò nell’arresto di emergenza del reattore, che invece di spegnersi esplose. «Il regime sovietico – ha spiegato l’avv. Maiavacca – ha sempre parlato di esplosione di un serbatoio e di errore umano, ben sapendo che la vera ragione del disastro era da ricercare nei difetti di progettazione di quel tipo di reattore. Gli errori umani ci furono, provocati però dal fatto che nei manuali di istruzione erano state strappate le pagine dove si sottolineavano i possibili rischi di quel tipo di impianto. Le informazioni su ciò che realmente accadde, furono quindi oggetto di manipolazione fin dall’inizio. Chernobyl è la dimostrazione di come le menzogne conducano alle tragedie: quella dell’impianto Lenin si stima abbia provocato nel corso del tempo 93mila morti; i dati ufficiali ancora oggi parlano di 31 vittime».
E per dimostrare questo, l’oratore ha raccontato la storia di alcuni personaggi della fiction, tutti reali tranne uno: Valery Legasov (lo scienziato che indagò sul disastro), Ulana Khomyuk (personaggio inventato, fisica nucleare che rappresenta il valore del sapere scientifico quando fa valere le proprie ragioni su quelle politiche), Boris Shcherbina (vicepresidente del Consiglio dei ministri, incaricato dal Cremlino di seguire le indagini che condusse il governo).
«Legasov – ha detto l’avv. Maiavacca – andò sul posto e si rese conto di quello che era realmente successo. Rilevò la presenza della grafite sul terreno, prova che ad esplodere non era stato un serbatoio, ma il reattore». La circostanza fu riferita da Legasov a Gorbaciov: “C’è soltanto un posto dell’impianto in cui si può trovare la grafite. All’interno del nocciolo. Un reattore Rbmk usa l’uranio-235 come combustibile. Ogni atomo di U-235 è come un proiettile, che viaggia quasi alla velocità della luce, penetrando ogni cosa che incontra. Ogni grammo di U-235 contiene un miliardo di trilioni di questi proiettili, questo in un solo grammo. A Chernobyl ci sono oltre tre milioni di grammi, e ora stanno bruciando. Il vento trasporterà particelle radioattive attraverso l’intero continente. La pioggia ce le rovescerà addosso. Sono 3 milioni di miliardi di trilioni di proiettili nell’aria che respiriamo, nell’acqua che beviamo, nel cibo che mangiamo. La maggior parte di questi proiettili non scomparirà per almeno 100 anni. Alcuni di esse per 50mila anni”. Gorbaciov (che a distanza di anni dichiarò che la catastrofe nucleare di Chernobyl fu forse la vera causa del collasso dell’Unione Sovietica) rispose: “E questa sua apprensione si basa interamente sulla descrizione di un detrito?”. Nell’agosto del 1986 Legasov presentò il suo rapporto sull’accaduto al Soviet, che “aggiustò” lo scritto dando più responsabilità del disastro all’errore umano che ai difetti di progettazione. Due anni dopo il chimico russo si suicidò; prima di uccidersi, registrò su un’audiocassetta la verità sulla catastrofe, concludendo con questa frase: “Se una volta temevo il prezzo della verità, ora chiedo solo: qual è il prezzo delle bugie?”.
Molto alto, ha evidenziato il relatore, aggiungendo altri effetti letali delle menzogne del regime sovietico: il robot mandato sul tetto più contaminato per rimuovere la grafite si sciolse in 30 secondi e fallì la missione (il governo russo aveva comunicato un livello di radiazioni molto inferiore a quello reale); si decise quindi di rimuovere i detriti a mano, con 3828 “volontari”; i “liquidatori” furono, invece, tra i 600 e gli 800mila. Di queste persone, probabilmente non si salvò quasi nessuno.
«Il messaggio di Chernobyl – ha concluso l’avv. Maiavacca – è che possiamo “creare” senza limiti, ma non “controllare” senza limiti. La sfida è trovare modi per esercitare il potere sul potere stesso. Essere irresponsabili nell’uso delle cose naturali è criminale, ma esserlo nell’uso delle cose che abbiamo creato noi lo è doppiamente».
Il consigliere regionale di Fdi Fabio Callori ha testimoniato come nei giorni del disastro di Chernobyl a Caorso (centro di cui è stato più volte sindaco) ci si accorse che era successo qualcosa di grave perché i rilevatori della centrale nucleare registrarono valori di radioattività molto più alti del normale.
Agli intervenuti è stato distribuito il testo della risoluzione del Parlamento europeo che condanna tutte le dittature, senza distinzione di colore politico.
Il programma dei Liberali per celebrare il “Giorno della libertà” prosegue oggi, venerdì 8 novembre, alle 18, nella sede di via Cittadella 39, con la proiezione del documentario “I naufraghi di Kerch”, scritto e diretto da Stefano Conca Bonizzoni. Presentazione di Danilo Anelli.
Continua intanto fino a domani, sabato 9, alle 18, nella sede dell’Associazione, la mostra sui lager nazionalsocialisti e sui gulag sovietici. Alle 21, chiusura nel Salone degli Amici dell’Arte di via San Siro con l’opera teatrale “La libertà dietro il muro” di e con Massimiliano Finazzer Flory.

 

06.11.2019

LA STORIA DI UN CATTOLICO CHE DA PARTIGIANO
COMBATTE’ IL COMUNISMO IN NOME DELLA LIBERTA’

Omaggio dei Liberali Piacentini ad Aldo Gastaldi (“Bisagno”) per il quale il card. Bagnasco ha avviato la causa di beatificazione. La settimana dedicata al 30° anniversario della caduta del Muro di Berlino prosegue oggi, 7 novembre, con un incontro dedicato a “La verità negata su Chernobyl”

Morì il 21 maggio 1945, a 23 anni, in circostanze poco chiare. Secondo la relazione del commissario politico cadde dal tetto di un camion di soldati nei pressi di Desenzano, a causa di una brusca sterzata dell’autista e finì sotto le ruote del mezzo. La sua morte fu dunque derubricata come incidente stradale,  ma più di un dubbio resta. Il sospetto di una sua eliminazione in quanto personaggio scomodo è più che giustificato. Stiamo parlando del partigiano Bisagno, nome di battaglia di Aldo Gastaldi, ricordato dai Liberali Piacentini nell’ambito della settimana di eventi celebrativi del trentennale della caduta del Muro di Berlino nello spirito dell’istituzione, con la legge della Repubblica italiana n. 61/05, del “Giorno della libertà”, ogni 9 di novembre.
Nel corso dell’incontro, introdotto dal presidente dell’Associazione Antonino Coppolino, è stato proiettato un interessante documentario (“Bisagno,. La Resistenza di Aldo Gastaldi”) di Marco Gandolfo, che – attraverso le commoventi testimonianze di chi combattè al suo fianco e i documenti dell’epoca – racconta la storia di questo eroe della Liberazione (per il quale il cardinale di Genova Angelo Bagnasco ha avviato la causa di beatificazione), di un partigiano fuori dagli schemi, apertamente cattolico («che trovò – si dice  nel filmato – tranquillità e giustizia in Dio»), valoroso ma non spietato («usava la fermezza mischiata alla dolcezza e raccomandava ai suoi uomini di rispettare i prigionieri, soprattutto le donne»), antifascista ma non comunista. Lo testimoniano i documenti mostrati e letti nel documentario, dove emerge chiaramente il contrasto di Bisagno con l’apparato comunista della sesta divisione ligure, diventati sempre più aspri dopo la sua richiesta al Corpo volontari della libertà di abolire la figura dei commissari politici, quasi tutti comunisti, che curavano soprattutto gli interessi del Pci e non dei partigiani; nonché la sua richiesta di affidare l’ordine pubblico alla polizia militare americana togliendolo alla polizia partigiana, allo scopo di fermare, a Genova, le uccisioni dei fascisti vinti e di persone che con il fascismo nulla c’entravano.
Aldo Gastaldi era dunque un personaggio scomodo, che era contro i totalitarismi, che combatteva davvero per la libertà e per la riconciliazione nazionale. Un partigiano, è stato sottolineato nel corso dell’incontro ai Liberali, attraverso il quale si può rappresentare una storia della Resistenza assai diversa da quella che siamo soliti ascoltare. E non è un caso che – si è osservato nel dibattito seguito alla visione del filmato – per un personaggio definito “il primo partigiano d’Italia” e un “eroe di popolo”, Anpi («e si può anche comprendere») e Apac («i partigiani cristiani, e qui si capisce meno») non si siano espresse sulla proposta di beatificazione formulata dal card. Bagnasco.
La settimana di eventi celebrativi del “Giorno della libertà” – organizzati allo scopo di diffondere la cultura che condanna gli opposti totalitarismi in egual misura – prosegue oggi, giovedì 7 novembre, alle 18, nella sede di via Cittadella 39 – con la conferenza sul tema “La verità negata su Chernobyl”, con filmati introdotti da Corrado Sforza Fogliani e commentati da Gianmarco Maiavacca.
Continua intanto fino a sabato 9, alle 18, nella sede dell’Associazione Liberali, la mostra sui lager nazionalsocialisti e sui gulag sovietici, che comprende anche la documentazione acquisita nel corso del viaggio nei Paesi baltici compiuto dall’Associazione, con visita ai musei che ricostruiscono la vita dei gulag.

 

28.10.2019

«DAI LIBERALI PIACENTINI UNA GRANDE OPERAZIONE VERITA’
PER FAR CAPIRE CHE LE DITTATURE SONO TUTTE UGUALI»

Il racconto del viaggio nei Paesi Baltici alla scoperta delle prigioni del Kbg
Una settimana di iniziative per il 30° anniversario della caduta del Muro di Berlino

«Come Associazione dei Liberali Piacentini stiamo conducendo una grande operazione verità rispetto a un concetto ora finalmente fatto proprio anche dal Parlamento europeo: e cioè che i crimini del comunismo sono uguali a quelli del nazismo, o meglio del nazionalsocialismo». Questa la sintesi di Corrado Sforza Fogliani dell’incontro che si è tenuto nella sede dell’Associazione per illustrare – attraverso diapositive – i viaggi organizzati dal sodalizio nei Paesi Baltici e nei Paesi dell’Eurasia per visitare i campi di prigionia sovietici. Un’anteprima della settimana di eventi celebrativi (allo scopo di diffondere la logica di rispetto, appunto, verso gli opposti estremismi) del trentennale della caduta del Muro di Berlino nello spirito dell’istituzione, con la legge della Repubblica italiana n. 61/05, del “Giorno della libertà”, ogni 9 di novembre.
Danilo Anelli, Carlo Ponzini e lo stesso Sforza Fogliani hanno commentato le immagini del recente viaggio nei Paesi Baltici (e ricordato quello fatto lo scorso anno in Kazakistan nel campo di prigionia di Karaganda, grande come Lombardia e Piemonte messi assieme, dove erano stati rinchiusi gli italiani di Crimea e i soldati italiani dell’Armir). In Lituania, Estonia e Lettonia si possono visitare musei che documentano attraverso fotografie e ricostruzioni l’occupazione sovietica e, soprattutto, le prigioni della polizia segreta (di cui si ignorava l’esistenza) con le celle del Kgb, tutte uguali, sotto terra, da dove i morti venivano fatti uscire e caricati su camion anonimi. «Il segretario della Conferenza episcopale lituana – è stato testimoniato – ci ha raccontato che i russi non hanno mai ammesso di avere detenuti politici. Dicevano all’Onu che rinchiudevano i malati di mente. Ai sacerdoti imprigionati venivano fatte iniezioni che facevano girare la testa, per far sembrare pazzi prigionieri che non lo erano.
Dire queste cose in Italia è qualcosa di innovativo, visto che ai giovani viene raccontata solo la mezza verità dei lager, che va benissimo. Ma i professori non devono essere cattivi maestri e iniziare a togliere il velo sull’altra mezza verità, affinché tutte le dittature siano considerate uguali, di qualunque colore politico siano».
Il “Giorno della libertà”, come si ricordava, verrà celebrato dai Liberali Piacentini dal 5 al 9 novembre con incontri, alle 18, nella nella sede di via Cittadella (il programma dettagliato sarà presentato nel corso di una conferenza stampa convocata per lunedì 4 novembre, alle 11,30, sempre in sede).
Martedì 5, inaugurazione della mostra sui lager nazionalsocialisti e sui gulag sovietici, che rimarrà aperta sino alle 18 di sabato 9;
Mercoledì 6, omaggio alla memoria del partigiano Bisagno, medaglia d’oro al valor militare, con la proiezione del documentario di Marco Gandolfo “Bisagno. La Resistenza di Aldo Gastaldi”;
Giovedì 7, “La verità negata su Chernobyl”, con filmati introdotti da Corrado Sforza Fogliani e commentati da Gianmarco Maiavacca;
Venerdì 8, proiezione del documentario “I naufraghi di Kerch”, scritto e diretto da Stefano Conca Bonizzoni; presenta Danilo Anelli;
Sabato 9, chiusura mostra su lager e gulag; alle 21, nel Salone degli Amici dell’Arte, “La libertà dietro il muro”, opera teatrale con testi autentitci interpretati da Massimiliano Finazzer Flory.

 

12.10.2019

«Soldi e ideologia all’origine del caso Bibbiano»
Il vicedirettore de “La Verità” ospite dell’Associazione Liberali Piacentini

«Un sistema Bibbiano c’era eccome, checché ne dica il Tribunale dei minori di Bologna. Noi non abbiamo strumentalizzato proprio nulla: abbiamo raccontato una storia vera». Parla chiaro – come suo solito – il vicedirettore de La Verità Francesco Borgonovo, ospite dell’Associazione dei Liberali Piacentini per affrontare il tema molto delicato dell’affido dei minori, dopo l’inchiesta della Procura di Reggio Emilia (“Angeli e demoni”) che ha portato alla luce casi di clamorosi abusi di potere da parte di chi gestiva l’allontanamento dei figli dalle famiglie naturali. L’incontro – moderato dal presidente dell’Associazione di via Cittadella Antonino Coppolino – si è svolto nella sede degli Amici dell’Arte, gentilmente concessa, e ha visto la partecipazione di un numeroso e qualificato pubblico. Presenti anche i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri e Fabio Callori e quello della Lega Matteo Rancan. Ha portato il suo contributo l’assessore ai Servizi sociali del Comune di Piacenza Federica Sgorbati, che nel sottolineare come «i diritti dei minori – costituzionalmente garantiti – spesso lo sono solo sulla carta», ha annunciato che l’Amministrazione ha pronto un regolamento sugli affidi familiari che sarà portato in Consiglio comunale ai primi di novembre.
Il vicedirettore Borgonovo (che è originario di Reggio Emilia) ha seguito in prima persona l’inchiesta “Angeli e demoni” ed è autore, con il collega Antonio Rossitto, del libro “Bibbiano, i fabbricanti di mostri”. Scrive nella prefazione il direttore de La Verità e Panorama Maurizio Belpietro: “Le migliaia di bambini rubati e le migliaia di famiglie distrutte non possono essere dimenticate. Lo scandalo della santa inquisizione che aveva potere di vita e di morte su genitori e figli non può essere archiviato così, come un caso dell’estate, morto e sepolto con l’arrivo dell’autunno e dei primi freddi… Quei volti di bambini ci inseguono e aspettano una risposta. E il libro che avete tra le mani è un primo passo. Abbiamo ricostruito la vicenda di Bibbiano e le molte altre che hanno riguardato minori in tutta Italia. C’è un filo rosso che le lega. Un filo rosso di fabbricanti di mostri”.
Ed è stata una ricostruzione molto lucida quella fatta dall’illustre ospite dei Liberali Piacentini, il quale ha confermato come il caso non sia circoscritto a Bibbiano, ma riguardi anche il resto del Paese, «complice una legislazione che dà troppa discrezionalità agli assistenti sociali». Nella zona di Bibbiano gli affidi, nel 2015, erano a zero. Dopo un anno sono schizzati a 104. «Quando qualcuno ha cominciato a domandarsi come mai ci fossero tutti questi affidi – ha spiegato il giornalista – gli veniva risposto che lì si lavorava bene, mentre dalle altre parti no. Quindi veniva addirittura considerato un modello da seguire». Il vicedirettore de La Verità ha lamentato una carenza (che è un problema generale, non solo locale) di controlli. Solo così si spiega quello che è potuto accadere: relazioni false, disegni dei bambini ritoccati, colloqui condotti senza seguire il protocollo nazionale, facendo sui minori pressioni psicologiche ingiustificate. Due le ragioni individuate da Francesco Borgonovo che stanno alla base di questo scandalo: una legata ai soldi, al business, applicando lo stesso sistema degli immigrati; l’altra che ha radici ideologiche.
«Quando i bambini venivano tolti alle famiglie – ha raccontato l’oratore – andavano tutti a fare psicoterapia in un Centro gestito da un certo signor Foti per 100 euro a seduta. Poi i minori venivano indirizzati a case famiglie condotte, magari, da persone formate dallo stesso Foti, che per ogni bimbo ottenevano cifre consistenti; stessa cosa succedeva per le famiglie affidatarie. Stiamo parlando di centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici. Un bambino poteva venire a costare anche 250 euro al giorno». Ma i soldi non sono sufficienti a giustificare questo sistema. C’è di più. «C’è – ha argomentato Borgonovo – una questione ideologica che ha trovato terreno fertile in Emilia Romagna: quella cultura Arcobaleno che dice “no” agli etero e “sì” agli omo e che ha come obiettivo la distruzione della famiglia naturale, considerata superata. La vostra Regione ha approvato la legge contro l’omofobia che va in questa direzione; una Regione che spende 100mila euro per il Festival gender. Un’ideologia che si ispira a Engels, in base alla quale il fatto che un bimbo abbia un padre e una madre è assolutamente secondario. E’ lo Stato, secondo il filosofo tedesco, che deve farsi carico dei bambini tutti. Magari proponendo, come è stato fatto in questi giorni, di obbligare i nostri figli a frequentare l’asilo nido. Del resto, meglio “educare” i futuri elettori fin da subito». In tutto questo, resta il fatto che il nostro Stato («quello che spesso non c’è quando serve e poi agisce dove non dovrebbe») non ha controllato («né il garante nazionale dell’infanzia, né quello regionale»). «Cambiamo la legge sugli affidi – ha auspicato Borgonovo, chiarendo che il caso Bibbiano non cancella l’azione di tutti quegli operatori del settore che lavorano con coscienza e serietà -, quella che all’art. 403 consente in certi casi agli assistenti sociali di togliere il bambino a una famiglia senza l’intervento preventivo del giudice».
Chiudendo i lavori il presidente dei Liberali Piacentini ha annunciato il ricco programma legato al “Giorno della libertà” (il 9 novembre si festeggia la caduta del Muro di Berlino), che prevede una settimana di iniziative con un’anteprima venerdì 25 ottobre (ore 18, sede di via Cittadella 39): Corrado Sforza Fogliani, Carlo Ponzini e Danilo Anelli daranno testimonianza del viaggio compiuto da una delegazione dell’Associazione nei Paesi Baltici e dell’Eurasia, dove sono stati visitati i campi di prigionia sovietica.

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Articolo avv. Corrado Sforza Fogliani da Il Giornale del 1.8.’19

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29.07.2019

«LE VOCI DEL FLOP DELLA GIUNTA BARBIERI VANNO SMENTITE COI FATTI»

PIU’ DI CENTO PERSONE A BOBBIO PER IL SALUTO ESTIVO DEI LIBERALI

C’erano 108 persone al Torrione del Trebbia (agriturismo in località Morina di Bobbio, dove si gode di uno splendido panorama sulla città d’arte) per il saluto estivo dell’Associazione dei Liberali Piacentini ai propri iscritti e ad amici e simpatizzanti. All’appuntamento – già diventato tradizione, nato per augurarsi buone vacanze davanti a ottimi piatti della tradizione piacentina, pronti a riprendere, con l’autunno, l’attività politica e culturale dell’Associazione – erano presenti imprenditori della Valtrebbia e parecchi consiglieri comunali di Piacenza. E proprio sull’attività dell’Amministrazione comunale del capoluogo si sono concentrate le attenzioni di chi ha preso la parola. A cominciare dal presidente dei Liberali Piacentini Antonino Coppolino: «Ci auguriamo – ha detto – che la Giunta cambi passo e intraprenda quel cammino che una compagine di centrodestra dovrebbe seguire per distinguersi dai precedenti governi della sinistra».

«Siamo in maggioranza – ha osservato il consigliere comunale dei Liberali Piacentini Antonio Levoni – ma questo non vuol dire rinunciare a dissentire sulle cose che giudichiamo sbagliate. Alle critiche, facciamo sempre seguire proposte per soluzioni alternative, nell’interesse della città. Dopo le ferie speriamo di ottenere maggior ascolto».

Dal canto suo Corrado Sforza Fogliani si è augurato che «la ripresa autunnale smentisca la voce corrente del flop di una Giunta comunale di Piacenza senza ambizioni e senza ideali. Flop che occorre contrastare coi fatti, così come ai dissensi dei cittadini e di chiunque bisogna rispondere non con frasi apodittiche ma con puntuali contestazioni nel merito. Non si può, come è accaduto, dire che occorre che il Consiglio di amministrazione della Galleria Ricci Oddi promuova la trasformazione dell’ente in fondazione senza informarsi e sapere così che questo processo è già stato all’unanimità deliberato e intrapreso da diversi mesi».

06.07.2019

25 aprile festa di tutti?
Sforza Fogliani:”Mai avere soggezione della verità”.
Intervista PiacenzaSera del 19.04.2019

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02.04.2019

La testimonianza del kazako Aman all’incontro dei Liberali
sugli eccidi nazisti e sovietici

«Nei gulag si moriva di freddo, fame, stanchezza
e non c’era pietà per donne e bambini»

«Le condizioni di vita nei campi di lavoro sovietici erano disumane. Gli internati venivano soprattutto impiegati per estrarre pietre che servivano a costruire strade. Si moriva di freddo, di fame, per stanchezza». Il pubblico intervenuto all’incontro organizzato all’Auditorium della Fondazione dall’Associazione Liberali Piacentini sugli eccidi nazionalsocialisti (nazisti) e sovietici – presenti il Prefetto Maurizio Falco, il Questore Pietro Ostuni, il Comandante provinciale dei Carabinieri Michele Piras, l’Assessore alla Cultura del Comune di Piacenza Jonathan Papamarenghi – è rimasto molto colpito dalla testimonianza di Aman Utengenov, ragazzo kazako di 27 anni in Italia per qualche giorno. Aman fa la guida turistica (ha accompagnato il gruppo dei Liberali Piacentini durante la visita compiuta lo scorso anno nel Gulag di Karaganda), parla l’italiano, imparato da autodidatta, ed è la prima volta che viene nel nostro Paese, di cui ama «la lingua, la cultura, la musica, il modo di vivere».
Prima di raccontare il Kazakistan di oggi, l’ospite ha testimoniato quanto accadeva nel Gulag di KarLag, a Karaganda, ricostruito grazie al Museo della repressione politica staliniana (i sovietici conservarono i lager nazisti, ma distrussero i loro, per cancellare ogni traccia delle nefandezze compiute): «Non c’è posto per l’oblio. E’ importante ricordare i milioni di prigionieri e di morti. A KarLag, un territorio esteso quanto la Francia, si praticava la tortura: per parecchi giorni non si dava né cibo, né acqua; gli interrogatori potevano durare anche 24 ore consecutive e ai prigionieri, colpiti con scariche elettriche, venivano schiacciate le dita a martellate. Alle donne – ha detto Aman – non era riservata miglior sorte: stesso freddo, stessa fame, stessa disperazione. Veniva loro risparmiata la fucilazione, ma subivano il distacco dai loro bambini, molti dei quali morivano di stenti».
L’incontro dei Liberali, coordinato dal presidente dell’Associazione Antonino Coppolino, ha trattato anche dei lager, con l’intervento di Danilo Anelli, che ha ricostruito storicamente la nascita di quel che in origine era il nazionalsocialismo, meglio noto come nazismo. La persecuzione degli ebrei, i ghetti, i campi di concentramento e lo sterminio. Attraverso fotografie e video, il relatore ha descritto la vita dei lager: Dachau, Auschwitz e il campo di prigionia Stalag XB, dove è stato rinchiuso il padre (e anche Giovannino Guareschi): «Non ha mai raccontato quasi nulla di quel periodo – ha spiegato Anelli – se non il fatto che le SS erano spietate».
Corrado Sforza Fogliani ha ringraziato Utegenov per aver così ben illustrato il suo Paese, in grande rinascita: «Aman appartiene a una nazione che ha voglia di vivere ma che non dimentica il passato, utile insegnamento per il futuro. Come Associazione – ha proseguitoSforza Fogliani – abbiamo avviato un grande progetto di restituzione della verità.

 

Dopo il Kazakistan, quest’anno visiteremo le repubbliche Baltiche, dove ci sono altri musei della repressione staliniana. Doveroso portare i giovani a visitare i lager, ma giusto fargli sapere che c’è anche il resto. C’è solo un libro che tratta il tema delle deportazioni in modo equilibrato: “Il dominio del terrore” di Claudio Vercelli, Salerno editore».

Aman, che parlerà dello stesso argomento anche in un incontro che si tiene domani, giovedì 4 aprile, a Roma, nella sede di Confedilizia, ha donato a Corrado Sforza Fogliani lo Shapan, tipica veste kazaka indossata da figure di riconosciuta esperienza.

18.02.2019

MAURIZIO GASPARRI OSPITE AD UN’AFFOLLATA CENA DEI LIBERALI

«DOBBIAMO EMANCIPARCI DAL DECLINO»

«Dobbiamo riuscire ad emanciparci dal declino». Questo l’auspicio espresso dal sen. Maurizio Gasparri, ospite d’onore della tradizionale – e affollata (quasi 300 persone) – cena dei Liberali Piacentini che si è tenuta al Ristorante Olympia di Niviano di Rivergaro. Introdotto dal presidente dell’Associazione di via Cittadella avv. Antonino Coppolino, il parlamentare – che è il presidente della Giunta per le immunità del Senato – ha iniziato il suo intervento proprio mentre giungevano i risultati della consultazione della base pentastellata, attraverso la piattaforma Rousseau, sul caso della nave Diciotti. Il 59 per cento dei votanti ha espresso il suo “no” al processo a Matteo Salvini. «Un risultato in linea con la mia proposta, che in realtà non mi aspettavo – ha commentato il sen. Gasparri – anche se considero l’attendibilità di questi metodi pari allo zero. La democrazia diretta va bene per l’elezione dei sindaci. Su un tema di questo genere deve decidere il Parlamento, non la piattaforma Rousseau».
Maurizio Gasparri ha quindi lanciato un appello: «Ignoranza e incompetenza possono portare l’Italia – ricca di storia, tradizione, cultura – al declino, a cui non dobbiamo rassegnarci. Aiutiamoci, invece, a ripristinare i concetti di qualità, competenza e merito». «La politica – ha proseguito Gasparri – ha fatto errori che hanno portato alla rivolta degli elettori. Ai bravi e onesti preferisco gli onesti e capaci. Confesso che a volte provo disagio, da parlamentare di lunga esperienza, a confrontarmi con certi ministri. I Cinquestelle rappresentano un’ondata demagogica». L’ospite d’onore della cena dei Liberali ha criticato alcune scelte politiche dei pentastellati. «Il reddito di cittadinanza porta solo assistenzialismo che vuol dire spreco di risorse e diseducazione. E’ tipicamente liberale il principio secondo il quale si genera ricchezza per dare possibilità di guadagno a tutti, ma con il lavoro. Che dire poi della Tav? Pensate a cosa sarebbe accaduto se quando è stata costruita l’Autostrada del Sole i toscani si fossero opposti impedendo che attraversasse la loro regione». D’accordo sul contenimento dell’immigrazione «senza però indossare divise», il parlamentare ha dedicato una riflessione al vincolo di mandato. «La libertà di mandato parlamentare – ha osservato – ha favorito abusi, trasformismo, ribaltoni. Ora si discute di levarla o di limitarla a questioni etiche. Personalmente resto fedele al vincolo di mandato per i valori che rappresento, opposti a quelli del politicamente corretto. Posso piacere o non piacere, ma sono riconoscibile. La coerenza è un fatto di coscienza».
Aprendo il suo intervento, il sen. Gasparri aveva ringraziato per l’invito i Liberali Piacentini, in particolare Corrado Sforza Fogliani, definito «un amico dall’impareggiabile saggezza in cui ho sempre trovato un punto di riferimento sui valori essenziali. I liberali veri, in Italia, sono rimasti in tre – ha scherzato Gasparri -: Antonio Martino, Sforza Fogliani e il terzo lo si sta ancora cercando».
In segno di ringraziamento, l’Associazione dei Liberali Piacentini (con il consigliere provinciale e comunale Antonio Levoni ed il consigliere comunale Gian Paolo Ultori) ha fatto dono al sen. Gasparri di un quadro raffigurante piazza Cavalli.

 

(Foto Alessandro Bersani)                                                                                    Emanuele Galba

09.02.2019

PER NON DIMENTICARE – All’Associazione liberali incontro sullo studente Ceco
che si diede fuoco contro l’invasione sovietica

IL SACRIFICIO DI JAN PALACH IN DIFESA DELLA LIBERTA’
ESEMPIO PER I GIOVANI D’OGGI DEL TUTTO PRIVI DI IDEALI

I giovani d’oggi sarebbero disposti a morire per la libertà? Probabilmente no, per due motivi: perché non hanno ideali e perché non sanno cosa significhi non averla, la libertà. Questa una delle riflessioni stimolate dall’interessante e partecipata conferenza (presenti, tra gli altri, il consigliere regionale Giancarlo Tagliaferri e l’assessore alla Cultura del Comune di Piacenza Jonathan Papamarenghi e il consigliere comunale Antonio Levoni) che si è tenuta all’Associazione dei liberali piacentini Luigi Einaudi: un incontro per ricordare Jan Palach a cinquant’anni dal suo tragico gesto contro l’occupazione sovietica della Cecoslovacchia, che soffocò nel sangue la Primavera di Praga (nel gennaio del 1968 Dubcek venne eletto segretario del Partito comunista cecoslovacco e iniziò un periodo di tentato riformismo represso dall’intervento dei tank russi). Dopo Ferdinando Bergamaschi che aveva trattato settimana scorsa della figura di Solzenicyn, un altro giovane – Gianmarco Maiavacca, presentato dal presidente dell’Associazione Antonino Coppolino – ha rievocato un altro personaggio che ha lottato contro le atrocità del comunismo e proprio per questo è stato maltrattato dalla storia, per troppi anni raccontata a senso unico. «Come liberali – ha sostenuto il relatore – non dobbiamo tacere su cose non dette a livello nazionale. Non c’è solo l’Olocausto ma anche l’altra faccia della medaglia, il regime sovietico. Abbiamo allora il dovere di far presente che c’è un’altra storia, un’altra verità».

L’avv. Maiavacca ha sottolineato come anche oggi Palach rappresenti «un simbolo di dignità e libertà per i popoli», rilevando che «per lungo tempo si è evitato, in Italia, di commemorarlo per non creare imbarazzo al Pci».

Ma chi era Jan Palach? «Uno studente di filosofia e lettere a Praga – ha ricordato Gianmarco Maiavacca -, nato nel 1948 da un padre anticomunista che gli trasmise la passione per la storia, la letteratura e gli insegnò l’importanza della coerenza morale. Durante la sua breve vita abbracciò tutte le riforme della Primavera di Praga». Grande fu la sua delusione per il ritorno del regime, ancor più repressivo di prima e accettato passivamente. Il 16 gennaio del 1969 il tragico gesto che fermò la storia: Palach si diede fuoco, non ancora 21enne, in piazza San Venceslao davanti ai carri armati sovietici per risvegliare il suo Paese dalla rassegnazione per l’occupazione. Morì tre giorni dopo. «Non fu un suicidio come vollero far credere in un primo tempo – ha spiegato l’oratore – ma un gesto di protesta, premeditato, contro il regime sovietico e contro la mancanza di voglia di sviluppo della sua Patria. Un gesto che non fu vano: la caduta del muro di Berlino, vent’anni dopo, lo dimostra». Nel compiere il suo gesto estremo Palach fu lucido, proteggendo dal fuoco i suoi appunti e articoli che ripose in una borsa a tracolla che affidò a un tranviere che provò a soccorrerlo: “Non pensare a me – gli disse – prendi la borsa con i miei documenti e lasciami morire per la libertà: tutti devono sapere perché ho fatto questo”. In quella borsa c’era una lettera di Palach, distribuita ai presenti: “Poiché i nostri popoli sono sull’orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l’onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l’abolizione della censura. Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s’infiammerà”. Palach non fu l’unico a darsi fuoco in nome della libertà. Prima di lui Ryszard Slwiec a Varsavia, l’8 settembre 1968 e Vasyl Makuch a Kiev, il 5 novembre 1968; dopo di lui furono altre dieci i dissidenti dell’Est che diventarono torce umane. «Al suo funerale – ha proseguito l’avv. Maiavacca – parteciparono 600mila persone e Praga fu per un giorno in mano agli studenti: il potere della volontà di tutti per cambiare il corso della storia; una cosa che servirebbe anche oggi. Fu una pagina indimenticabile, eppure volutamente dimenticata. Palach – ha ribadito il relatore – morì per la sua nazione, per difenderne i confini dai carri armati. E i carri armati di oggi sono le procedure d’infrazione dell’Unione europea».
Gianmarco Maiavacca ha concluso la sua brillante trattazione citando una significativa frase: “Onore a Jan Palach, simbolo vivente, e morente, di un amore bruciante per la libertà e per la dignità dei popoli”.
Nel dibattito che è seguito, particolarmente significativa la testimonianza di Luigi Carini, che negli anni Sessanta frequentava i Paesi dell’Est, dove si era fatto tanti amici. «C’era in loro una fede per la patria e consideravano la morte quasi un dovere in nome della sua difesa – ha raccontato Carini – . Erano persone di cultura, parlavano 4-5 lingue e mi chiedevano di portagli i giornali perché non sapevano che cosa succedeva. La Polizia era ovunque. C’era un clima terribile, la gente spariva improvvisamente. Un giorno domandai come mai erano tutti vestiti di grigio. Se qualcuno si veste con colori sgargianti, mi fu risposto, viene subito segnalato perché considerato uno spirito ribelle».

                                                                                                   Emanuele Galba

06.02.2019

PER NON DIMENTICARE – All’Associazione liberali incontro sullo scrittore russo
a 100 anni dalla nascita e a 10 dalla morte

SOLZENICYN, IL NAZIONALISTA CRISTIANO CHE PER PRIMO
HA RIVELATO AL MONDO LA BRUTALITA’ DEI GULAG SOVIETICI

 

Per non dimenticare: le vittime del nazionalsocialismo, certo, ma anche quelle del comunismo che hanno lo stesso diritto di essere ricordate, in particolare se si è fatto di tutto per occultarle alla storia. Il primo a rivelare al mondo la brutalità dei gulag sovietici è stato Aleksandr Solzenicyn: ed è dello scrittore russo – a 100 anni dalla nascita e a 10 dalla morte – che si è parlato all’Associazione dei liberali piacentini Luigi Einaudi, nel corso di una conferenza tenuta nella sede di via Cittadella da Ferdinando Bergamaschi, presentato dal presidente dell’Associazione Antonino Coppolino.
Pur vivendo in condizioni economiche disagiate, Solzenicyn nel 1941 si laurea in matematica e nello stesso anno si arruola volontario nell’Armata Rossa. Nel febbraio del 1945 viene intercettata una sua lettera nella quale criticava violentemente Stalin. Viene quindi arrestato e condannato a 8 anni di campo di concentramento e al confino a vita. «Inizia per lui – ha ricordato il relatore – il pellegrinaggio da un gulag all’altro, nel corso del quale raccoglie un’enorme quantità di appunti sugli orrori dei campi. Dopo il 1953, morto Stalin, gli viene diagnosticato un tumore incurabile ed è internato in un ospedale militare della Russia orientale. Nonostante non avesse più nulla, non si perse d’animo, si curò da solo e sconfisse la malattia. Quell’esperienza lo cambiò: disse di aver sperimentato un amore mistico per la Russia, un forte sentimento nazionalista e cristiano». Solzenicyn vuole portare all’attenzione il fenomeno dei gulag che nessuno conosceva. Nel 1961 la rivista Novyj Mar pubblica “Una giornata di Ivan Donissovic”, il primo capolavoro dello scrittore russo. Il romanzo è un terribile atto d’accusa contro i lager staliniani e contro tutti coloro che vogliono soffocare la libertà dell’uomo. In seguito scrive altri due romanzi (“Divisione cancro” e “Arcipelago Gulag”) iniziando la lotta contro il sistema. «Solzenicyn – ha spiegato Ferdinando Bergamaschi – prende di petto il materialismo marxista, ma critica anche quello capitalista considerandoli due facce della stessa medaglia. Nonostante fosse osteggiato, non ha mai espresso il desiderio di lasciare il Paese, pensando che fosse più salutare per la sua anima soffrire in Russia piuttosto che approfittare del benessere dell’Occidente».
Nel 1970 è insignito del Nobel per la letteratura e nel 1974 viene espulso dalla Russia. Con la seconda moglie e i tre figli si stabilisce negli Stati Uniti (avrà una cattedra di matematica nel Vermont). Nel 1994 torna in patria, ma solo nel 2000 si riconcilierà con il suo amato Paese incontrando il presidente Putin. «L’attualità di Solzenicyn – ha concluso Bergamaschi – sta nel suo messaggio profondamente spirituale e antimaterialista. Putin lo ha definito l’archetipo del patriota russo del ‘900. In un discorso del giugno 1978 ad Harvard sbalordì l’uditorio parlando, nel definire l’Occidente, di “declino del coraggio”, di “mancanza di coraggio morale e spirituale”, di “totalitarismo soft dove regna la retorica della libertà, dei diritti civili, del pensiero unico”.  Solzenicyn considerava invece l’uomo russo coraggioso e amava la sua patria. Lo dimostra questa sua frase: “Vivo per lei, ascolto solo il suo dolore, parlo soltanto di lei”».
Nel dibattito che è seguito Carlo Giarelli ha definito Solzenicyn «un uomo libero, un Cajkovskij della letteratura». Francesco Mastrantonio ne ha sottolineato le grandi doti di scrittore citando, tra le sue opere, “La quercia e il vitello”. Pietro Coppelli ha ripreso il concetto del declino del coraggio da parte dei popoli europei, coraggio che «anche oggi non hanno più». A parere di Corrado Sforza Fogliani, per spiegare la figura di Solzenicyn «non si deve dimenticare che apparteneva a un popolo, quello russo, fortemente nazionalista e che non ha mai conosciuto neanche uno scampolo di democrazia, né periodi come il medioevo, dove c’era il pluralismo degli ordinamenti giuridici. I suoi giudizi sull’Occidente si spiegano con la sua provenienza: anche nella Russia attuale si tramanda una mentalità fortemente nazionalista che caratterizza un popolo che ha conosciuto solo regimi. Oggi c’è la volontà di impossessarsi di alcune figure che hanno inciso nella vita dei russi, accompagnata da un tentativo di annullare il ricordo dei gulag, una sorta di negazionismo che vuole nascondere il passato».

                                                                                                                                      Emanuele Galba

21.01.2019

GLI AIRONI STILIZZATI DEL FESTIVAL DELLA CULTURA DELLA LIBERTA’
TORNERANNO A VOLARE SU PIACENZA IL 25 E 26 GENNAIO 2020

Gli aironi stilizzati – simbolo del Festival della cultura della libertà – torneranno a volare su Piacenza il 25 e 26 gennaio 2020. Ad annunciarlo, Corrado Sforza Fogliani, durante il suo intervento che ha concluso la terza edizione della manifestazione organizzata dall’Associazione dei Liberali Piacentini Luigi Einaudi in collaborazione con Confedilizia, Il Foglio ed European students for liberty. «Ancora una volta – ha sottolineato Sforza Fogliani commentando l’andamento del Festival – Piacenza ha fatto la propria parte, senza beneficiare di contributi pubblici né della comunità, grazie ai volontari e soprattutto a Danilo Anelli, vero motore organizzativo. Un ringraziamento anche a Radio Radicale, che ha registrato tutte le sessioni della manifestazione, consultabili collegandosi al sito della radio oppure al sito di Confedilizia nazionale». Il presidente del Centro studi di Confedilizia ha passato in rassegna i principali argomenti trattati nel corso della due giorni liberale, partendo dalla citazione di un passaggio dell’articolo che il direttore scientifico del Festival, Carlo Lottieri, ha scritto sul Foglio per meglio spiegare il titolo della terza edizione (I luoghi, le città, i territori): “La difesa della libertà dell’individuo, che è al centro di ogni prospettiva liberale, deve portare a riconoscere nei particolarismi qualcosa da difendere, specie se si considera come il moltiplicarsi delle giurisdizioni locali freni l’espansione del potere…”. «Sono un particolarismo – ha osservato l’avv. Sforza – anche le banche di territorio, di cui ha così ben trattato il prof. Forte nella sua lectio che ha aperto il Festival, affermando che “vi è una ragione filosofica profonda per cui il credito popolare ha una sua intrinseca ragion d’essere che si trova nella concezione di Einaudi dell’uomo intero contro quella di Keynes dell’uomo scisso: nella prima il protagonista è la persona, a cui si riconduce la massa; nel secondo è l’individuo che si annulla nella massa… L’uomo intero di Einaudi risparmia e investe; per Keynes le due attività sono interamente separate perché svolte da soggetti diversi”. Condivido la posizione del prof. Forte che sostiene l’importante ruolo delle banche di territorio nella difesa della concorrenza, un problema già trattato da Einaudi in un suo articolo del 1930 su Riforma sociale». Altro tema trattato, la globalizzazione e i suoi effetti positivi sul benessere generale delle persone (Nicola Iannello ha mostrato l’immagine dell’arrivo, nel 1991, di una nave in Puglia straripante di migranti albanesi dopo la fine del regime comunista ed un’altra, 26 anni dopo, di albanesi che arrivano in Italia in aereo per seguire la loro nazionale di calcio: un esempio di come la globalizzazione ha trasformato un Paese, la cui popolazione all’inizio degli anni ’90 rischiava di morire di fame). «Tra gli effetti positivi della globalizzazione – ha ricordato Sforza Fogliani – l’esplosione demografica, la crescita del Pil e dell’aspettativa di vita. E’ vero che restano le diseguaglianze, ma partendo da un livello di benessere molto più alto che in passato».
Promotrice della globalizzazione è stata l’Europa, «ma oggi – ha osservato il presidente Sforza – l’Unione europea sta attraversando un momento di criticità dovuta agli eurocrati, con una burocrazia che per sostenersi aumenta la fiscalità e con una statualità che non sta più in piedi. Occorre tornare al pluralismo degli ordinamenti giuridici e affrontare il problema della spesa pubblica “affamando la bestia”».
Le varie sessioni del Festival si sono occupate anche della questione territoriale in Italia, dell’Unione europea, delle città private, di Milano e Roma, del nazionalismo, della questione meridionale, dell’urbanistica liberale e dell’Italia unita, offrendo al numeroso pubblico presente spunti di riflessione e dibattito, sempre nell’ottica di difendere il principio “liberi di scegliere”, che non per nulla è il sottotitolo del Festival della cultura della libertà. «E’ una caratteristica essenziale di questo appuntamento – aveva osservato Sforza Fogliani aprendone i lavori -. Chi in questi anni si è arrovellato per scoprire se era un festival di destra o di sinistra ha perso solo tempo: questo è un luogo di libero confronto di idee che esce dagli schemi della lotta di classe con una nuova mentalità, che considera il potere pubblico una coercizione che toglie libertà».
                                                                                                       Emanuele Galba

30.01.2019

LIBERALI PIACENTINI, RICORDATO IL GENOCIDIO DEGLI ITALIANI DI CRIMEA

A LUGAGNANO: «ANCHE LE VITTIME DEL COMUNISMO NON VANNO DIMENTICATE»

Avendo bene a mente la frase di San Colombano “Se togli la libertà togli la dignità”, una delegazione dell’Associazione dei liberali piacentini ha commemorato la “tragedia dimenticata” della deportazione degli italiani dalla Crimea nei gulag sovietici in Kazakistan, avvenuta nella notte del 29 gennaio 1942. Lo ha fatto a Lugagnano, nella sala del Municipio intitolata a Luigi Einaudi (lo scorso – e primo – anno il momento di ricordo si era svolto a Bobbio), sempre – come nel 2018 – il giorno successivo (e non a caso) alla conclusione del Festival della cultura della libertà, la cui terza edizione ha riscosso a Palazzo Galli un crescente successo. «E’ significativo – ha affermato il sindaco di Lugagnano, Jonathan Papamarenghi salutando gli ospiti – commemorare una tragedia troppo spesso dimenticata in una sala che due anni fa abbiamo intitolato a un grande liberale. In questo spazio organizziamo conferenze e mostre ricordando sempre ai giovani l’importanza del pensiero einaudiano».

«Anche quest’anno – ha esordito Corrado Sforza Fogliani – ricordiamo il genocidio degli italiani di Crimea, così come la Giornata della memoria che ricorreva domenica; a novembre, poi, celebreremo la Giornata della libertà nel giorno dell’anniversario della caduta del muro di Berlino, una ricorrenza che ha ora in Italia dignità legislativa. In una società che preferisce ricordare i momenti tristi della nostra storia a corrente alternata, noi liberali lo facciamo per tutti i crimini di guerra: anche quelli compiuti in nome di quel nazionalsocialismo che originò sia il nazismo che il fascismo». L’avv. Sforza Fogliani ha rammentato quanto accadde la notte del 29 gennaio 1942, quando oltre duemila italiani di Crimea insediati a Kerch vennero deportati nel gulag di Karaganda («grande come il Piemonte e la Lombardia messi assieme e visitato nel settembre scorso da una delegazione dei Liberali Piacentini, che quest’anno ha organizzato un viaggio in Lettonia ed Estonia, dove sono stati istituiti i musei della deportazione forzata dei nemici politici») per ritorsione in quanto l’Italia, alleata della Germania, aveva invaso l’Unione Sovietica. Di queste duemila persone, ne tornarono 180 (a Karaganda furono sterminati anche i soldati italiani dell’Armir). «L’Unione Sovietica – ha proseguito Sforza Fogliani – ha sempre negato di aver avuto i campi di concentramento giocando sull’interpretazione della definizione che ne dava l’Onu, che li riconosceva tali solo se erano spazi delimitati da barriere. Nei gulag non era necessario averne, perché a nessuno veniva in mente di scappare, trovando, nel caso, morte certa viste le condizioni climatiche e le sconfinate steppe attorno ai campi. Campi di cui l’URSS cancellò ogni possibile traccia, conservando invece i lager presenti nei Paesi che liberò dall’occupazione nazista». A Karaganda passò anche Solzenicyn (per primo rivelò al mondo i gulag sovietici), che l’Associazione liberali ricorderà lunedì 4 febbraio (ore 18, nella sede di via Cittadella, con intervento di Ferdinando Bergamaschi) a 100 anni dalla nascita e a 10 dalla morte. Il lunedì successivo (11 febbraio), stessa sede e stessa ora, l’Associazione ricorderà Jan Palach, a 50 anni dal suo tragico gesto a Praga contro l’occupazione sovietica della Cecoslovacchia, con intervento di Gianmarco Maiavacca.

Per non dimenticare, dunque: non solo la Shoah, ma anche crimini contro l’umanità di cui siamo tenuti all’oscuro con la regia del pensiero unico. «Cari professori – ha invitato l’avv. Sforza – diciamo alle scolaresche quanti morti ha provocato il nazionalsocialismo, ma anche quante vittime ha fatto il comunismo». Sforza Fogliani ha concluso con un auspicio: «Siamo in una sala intitolata a Luigi Einaudi: speriamo allora che, in un momento non felice per il nostro Paese, si faccia richiamo ai padri fondatori dell’Italia e dell’Europa; che si torni ai principi ispiratori della Costituzione e della formazione dell’Europa unita. Basta con gli eurocrati, basta con una burocrazia che prende la mano alla politica ed è all’origine del fiscalismo che essa stessa impone per mantenersi».

La visita a Lugagnano della delegazione dei Liberali Piacentini – con la dott. Chiara Bussacchini a far da Cicerone insieme al sindaco Papamarenghi – ha avuto altre interessanti tappe: l’oratorio di piazza IV Novembtre, con i suoi altari e le statue lignee del ‘700; Palazzo Gandolfi, sede del Municipio, con la caratteristica Sala consiliare affrescata; il maniero quattrocentesco “La Torricelli” a Chiavenna Rocchetta, acquistato e recuperato dall’Amministrazione comunale e a disposizione per l’organizzazione di eventi (attualmente è lì ospitata la sede del gruppo Paleontologico “La Xenophora”, ed un’interessante esposizione di fossili che fa dall’antica costruzione tra le dolci colline della Valchiavenna coltivate a vigneto, un Centro visita per la riserva geologica del Piacenziano). A “La Torricelli” agli ospiti è stato offerto un aperitivo, protagonista il Monterosso della Cantina Magnelli. La visita si è conclusa con un pranzo al Ristorante Torretta.

                                                                                                                                           Emanuele Galba

 

17.01.2019

Clicca qui per leggere l’intervista

INTERVISTA AL PRESIDENTE SFORZA FOGLIANI DA PARTE
DEL GIORNALE ONLINE IL PIACENZA
“LA GIUNTA BARBIERI PUÒ FARE MEGLIO”
“Agire da protagonisti, non da comprimari”

03.01.2019
20.12.2018

 

09.11.2018

Sforza confermato nel Comitato Presidenza Abi e nel Comitato Affari Sindacali del Lavoro.

Dal giornale online ilPiacenza.it 10.07.2018

Facciamo i più vivi complimenti all’amico avvocato Corrado Sforza Fogliani.

30.05.2018

Il senso della previdenza
Il cosiddetto incivilimento è caratterizzato, dal punto di vista economico, dal prevalere del senso della previdenza, della preoccupazione dell’avvenire, dei calcoli per il futuro lontano, dell’egoismo di specie sul senso del presente, del godimento immediato, dell’egoismo individuale.
(Luigi Einaudi)
CONFEDILIZIA notizie, n. 5/’18

21.05.2018

SANTA MARIA DI CAMPAGNA

Liberali Piacentini, dopo la Salita la cioccolata dei frati

Una numerosa delegazione dell’Associazione Liberali Piacentini Luigi Einaudi ha compiuto nei giorni scorsi la Salita al Pordenone in Santa Maria di Campagna, potendo ammirare gli affreschi dell’artista friulano in cupola e nelle cappelle di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto e della Natività o dei Magi. Tra i presenti, il presidente onorario dell’Associazione Corrado Sforza Fogliani e il presidente Antonino Coppolino.
Al termine della visita il gruppo dei Liberali Piacentini si è trasferito nel Convento, dove è stata servita la cioccolata dei frati. Come già riportato sul numero di Bancaflash di aprile, alla fine del ‘600 intorno alla gustosa bevanda si consumò una disputa, fra teologia e medicina, che molto scaldò gli animi: doveva ritenersi che la cioccolata rompesse il digiuno eucaristico oppure no? Il capofila degli anticioccolatisti (che ebbero la meglio) fu il cavaliere Francesco Felini, piacentino e medico dei Farnese.

 

 

03.05.2018

Spero in un governicchio del presidente. Magari inetto, senza identità ma perlomeno non calamitoso come sarebbe, oggi, un governo forte.
(Italia Oggi 11.4.’18)

Dalla rubrica ARCHIVIO CINGUETTII di Confedilizia

 

 

09.04.2018

Affitti, gettito record con la cedolare secca
Grazie alle mini aliquote evasione azzerata. Ecco la prova la flat tax è sostenibile
Da quando è stata adottata la cedolare secca sugli affitti abitativi l’evasione tributaria (tax gap) è diminuita del 42% e la propensione all’inadempimento si è ridotta del 40%. Tra il 2010 e il 2015 il tax gap è passato da 2,3 a 1,3 miliardi di euro.

Rispetto al 2015 il gettito cedolare è aumentato ancora e non è difficile arrivare alla conclusione che l’evasione tra chi ha diritto all’aliquota agevolata  (persone fisiche proprietari di immobili abitativo in locazione) sia praticamente azzerata.

Un favore ai ricchi secondo la vulgata. Nemmeno questo è vero, visto che il fisco ha diffuso anche i dati sul reddito dei proprietari che affittano un immobile abitativo con le agevolazioni. La metà rientra nella fascia tra i 20 e i 50 mila euro di reddito l’anno. I redditi superiori a 75 mila euro rappresentano solo il 10% dei contribuenti.

Antonio Signorini. il Giornale.it del 07.04.2018

Facciamo i più vivi complimenti all’avv. Corrado Sforza Fogliani nominato senior advisor per i piani finanziari di gestione del Segretariato permanente per il Nobel per la Pace, che annovera tra i consulenti anche Kerry Kennedy, figlia di Robert Kennedy e nipote di John Fitzgerald Kennedy.

Ancora una volta, grazie all’amico Corrado, Piacenza prende il prestigio che le spetta e di questo non possiamo che ringraziarLo sempre.

 

14.03.2018

DEL DEBBIO: “UN PATENTINO PER CHI VUOL FARE IL PARLAMENTARE”

Il conduttore di Quinta Colonna ospite dei Liberali Piacentini: essere ignoranti in politica è peccato mortale. Festeggiati vent’anni di conviviali alla presenza di circa trecento persone.
La cena all’Olympia di Niviano

“Essere ignoranti in politica è peccato mortale. Mi preoccupa che ci siano persone che considerano l’essere senza radici una virtù. Chi dice ‘non mi importa della storia’ non ha capito nulla”. Strappa applausi (e sorrisi, anche se dice cose serie ma con l’ironia propria delle persone di spessore) Paolo Del Debbio, ospite d’onore dell’annuale cena dei Liberali Piacentini, che ieri sera hanno festeggiato vent’anni di conviviali al Ristorante Olympia di Niviano contando sulla partecipazione di circa trecento persone.

Il conduttore di Quinta Colonna è stato presentato dal presidente dell’Associazione, Antonino Coppolino, che si è congratulato con Pietro Pisani, Tommaso Foti ed Elena Murelli per l’elezione in Parlamento e salutato i numerosi sindaci presenti (a cominciare dal primo cittadino di Piacenza, Patrizia Barbieri) e ringraziato per la loro attività i consiglieri liberali Antonio Levoni e Giampaolo Ultori.

20180313_205943Paolo Del Debbio nel suo efficace intervento ha dapprima ricordato come ha iniziato a fare televisione (“sono partito tardi, a 49 anni, ora ne ho 60”) rivelando il segreto di una formula di successo in un momento nel quale di talk show politici se ne facevano già tanti. “Ho dovuto aprire un negozio – ha esemplificato il giornalista – che vendesse merce che non proponevano altri. Io venivo da un altro mondo, che cosa potevo offrire considerando che per iniziare un programma su Rete 4 ci voleva allora – ha ironizzato – tanta fede?”.

Il primo segreto è stato quello di “scegliere un punto di vista diverso della trasmissione, 20180313_205948infilandoci la gente comune e non solo i politici. Guardare il Palazzo dalla parte della gente”. Il secondo segreto, a parere del conduttore televisivo, “è pretendere che sia io sia chi viene a Quinta Colonna sia veloce, semplice ed essenziale. Chi è complicato, lento, dispersivo, non fa per noi”. Del Debbio ha spiegato come si debba diffidare di coloro che iniziano i discorsi con “mi lasci fare una premessa; ma il discorso è più complicato di così; ma il problema è ben altro…” e dei programmi “dove si parla del nulla”, come è accaduto “in tutte le trasmissioni televisive del dopo elezioni”.

La formula “nuova e che ha funzionato” è stata dunque quella di aprire le piazze, ascoltare il punto di vista della gente comune. “La dimostrazione che funziona? Il fatto che hanno cercato di imitare Quinta Colonna – ha affermato Del Debbio – ma senza riuscirci perché siamo come le Pastiglie Leone, dove c’è scritto che bisogna diffidare delle imitazioni”. Il ruolo del programma? “Rompere le scatole”, ha spiegato Paolo Del Debbio sottolineando il preoccupante distacco dei politici romani dai problemi della gente: “Qualcuno si è candidato alle Amministrative e mi ha telefonato per chiedere consigli. ‘Vai nelle periferie’, gli ho detto. ‘Avevi ragione’, mi hanno poi risposto quasi sorpresi, ‘in periferia ci sono i veri problemi’. Pensa che cosa hanno scoperto!”.

Il conduttore televisivo ha quindi affrontato il discorso culturale. “Culturalmente – ha spiegato – vale lo stesso discorso di prima: è importante il punto di vista degli individui. Come si fa a far funzionare una società? Bisogna guardare alle persone, che sono la ricchezza della società, la cosa più importante. Ci si deve occupare delle persone e dei loro diritti, che devono essere uguali per tutti ma che possono cambiare in funzione delle situazioni che stai vivendo. Le persone devono avere il diritto di esprimere se stesse e se hanno bisogno vanno aiutate. Quando faccio questi discorsi mi accusano di essere socialista. Il problema vero è l’ignoranza, la non conoscenza”. Su questo punto ha insistito Del Debbio: “Luigi Einaudi è stato un liberale importante – ha sottolineato -; quando era esiliato in Svizzera scrisse un libricino, Lezioni di politica sociale, dove specifica un punto fondamentale: occorre limare le punte e aiutare chi sta male dal basso e non chi non ne ha bisogno, come è stato fatto in Italia. Mettersi dalla parte della gente è la stessa cosa di far parlare la piazza. Perché la gente non ha diritto di parlare? Perché è sgrammaticata? Il problema sono gli sgrammaticati che fanno politica”.

“In politica – ha proseguito Del Debbio – l’ignoranza non è una virtù: chi la fa dovrebbe conoscere qualche nozione di scienza delle finanze, di diritto amministrativo, del bilancio pubblico. Diffidate di chi vi dice che non sta né a destra né a sinistra, perché è ignorante, nel senso che non conosce cosa voglia dire storicamente stare da una parte piuttosto che dall’altra”.

Il conduttore di Quinta Colonna ha dato un giudizio della recente campagna elettorale: “La più brutta che abbia mai vissuto, con assenza totale del sale della democrazia, i confronti. Non succedeva neanche nell’Antica Grecia o nell’Antica Roma dove i senatori discutevano, dove è nata l’arte della retorica e dove avveniva lo smascheramento. Io lo faccio con la piazza. Sapete perché i radical chic non mettono la gente in trasmissione? Perché temono di essere accusati di pochezza. Io non ho questo problema”.

In conclusione Paolo Del Debbio ha lanciato una provocazione. “Siccome per andare a pesca o a caccia ci vuole il patentino, lo istituirei anche per chi vuole diventare parlamentare. All’esame farei fare qualche frase di grammatica italiana, ma non andrei oltre al presente indicativo, giusto per evitare di inciampare nei congiuntivi; e poi qualche domanda di diritto costituzionale, sul Pil e sul debito. Scherzo, ma non è uno scherzo: questo è il problema enorme che abbiamo oggi, l’ignoranza, che poi emerge e provoca danni peggio della grandine”.

“L’ignoranza – ha insistito Del Debbio – è non sapere a cosa corrisponde un’affermazione che fai”. Il riferimento è alla politica sociale e al reddito di cittadinanza e al messaggio che dai a livello pedagogico. “Dove si è inculcata una cultura di quel tipo, cioè ottenere un reddito senza lavorare, la società si è afflosciata, è meno virtuosa e meno produttiva. Non va bene. Da noi c’è bisogno di tutto fuorché di questo”.

“Non si pretende tanto – ha chiosato il giornalista televisivo – ma almeno di conoscere la storia del ‘900 per imparare a ragionare sui rapporti di causa-effetto. Per dimostrare la bontà della flat tax ho sentito citare l’esempio di Paesi molto lontani da noi. Mi sarebbe piaciuto che si fosse ricordato l’esempio di Einaudi e Vanoni, che dal 1948 al 1953, in un periodo non certo facile per l’Italia appena uscita dalla guerra, diminuirono la tassazione facendo aumentare il gettito”.

Il presidente dell’Associazione Liberali Piacentini, Antonino Coppolino, in ricordo della serata ha donato all’illustre ospite la pubblicazione di Vittorio Sgarbi Tesori d’Italia, il catalogo della Salita al Pordenone e il notiziario Il Pordenonino come invito a visitare la cupola di Santa Maria di Campagna. Invito raccolto da Del Debbio che ha promesso di tornare a Piacenza proprio per la Salita al Pordenone.

(Foto Alessandro Bersani)                                                                    Emanuele Galba

09.03.2018

“Se tu paghi la gente che non lavora e la tassi quando lavora, non essere sorpreso se produci disoccupazione”

Milton Friedman

Oggi, 10 febbraio, GIORNO DEL RICORDO, in memoria delle vittime delle Foibe, e degli esuli istriano-dalmati, troppo spesso dimenticati.

09.02.2018
Pubblichiamo l’articolo  del prof. Luca Ricolfi (relatore al recente Festival della cultura e della libertà) sulla flat tax, argomento di forte attualità nell’attuale dibattito politico in vista delle prossime elezione del 4 marzo, pubblicato da Italia Oggi del 30.01.2018.

30.01.2018

Visita guidata nella città d’arte trebbiense per l’Associazione dei Liberali Piacentini,
all’indomani del Festival della cultura della libertà

«Ogni anno ricorderemo a Bobbio ciò
che per settant’anni è stato dimenticato»

Corrado Sforza Fogliani ha acceso un faro sulla tragedia degli italiani di Crimea vittime dei gulag sovietici – Basta giornate della memoria a senso unico

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«Siamo qui oggi a ricordare quanto avvenne la notte del 29 gennaio 1942, quando oltre duemila italiani di Crimea insediati a Kerch vennero deportati nel gulag di Karaganda (grande come il Piemonte e la Lombardia messi assieme, ndr) per ritorsione in quanto l’Italia, alleata della Germania, aveva invaso l’Unione Sovietica. Parliamo di oltre duemila persone, ne tornarono 180». Le parole di Corrado Sforza Fogliani risuonano dalla cripta della Basilica di San Colombano, di fianco al quattrocentesco sarcofago dell’abate irlandese che nel 614 fondò l’omonimo monastero, parole pronunciate per ricordare un genocidio per settant’anni dimenticato. Un omaggio che l’Associazione dei Liberali Piacentini Luigi Einaudi ha organizzato unendolo ad una visita guidata alla città d’arte della Valtrebbia. La comitiva, con ampia rappresentanza di iscritti e simpatizzanti dell’Associazione, è stata ricevuta dal sindaco Roberto Pasquali e dal parroco don Paolo Cignatta, che ha fatto da Cicerone coadiuvato dalla professoressa Mariuccia Ghiano.IMG_0191.JPG
«Ringrazio don Paolo, il sindaco, la comunità bobbiese che hanno reso possibile questo momento di ricordo – ha proseguito Sforza – e ringrazio voi che siete intervenuti. Non a caso questa commemorazione avviene il giorno successivo alla conclusione del Festival della cultura della libertà e non a caso si fa sul cammino di San Colombano che amava dire: “Se togli la libertà togli la dignità”». Il presidente di Assopopolari (associazione che ha finanziato una ricerca nel gulag di Karaganda che ha portato alla luce lo sterminio degli italiani di Crimea e quello dei soldati dell’Armir, tra i quali si è scoperto un reduce piacentino ancora vivente, il 96enne Pietro Amani: «Pensate – ha rimarcato Sforza – che mai nessuna entità istituzionale ha ricordato questa persona. L’abbiamo fatta conoscere noi portandola a Palazzo Galli») ha poi definito «scandaloso» che il pensiero unico abbia tenuto nascosto il genocidio degli italiani di Crimea e quello armeno. «Sabato scorso è stata ricordata la giornata della memoria. E’ giusto che si portino i ragazzi a vedere le ignominie compiute in nome del nazional-socialismo, perché questo era quel che oggi chiamano nazismo, ma è vergognoso che si dicano mezze verità su fatti di non minore gravità». Sforza ha ricordato che ora gli italiani di Crimea sono riuniti in associazione e grazie ad un incontro “fortuito” con Putin quando venne in Crimea a ricevere Berlusconi, hanno ottenuto lo status di vittime di genocidio, che comporta il riconoscimento di risarcimenti per i danni subiti al tempo con gli espropri di tutte le loro proprietà.
E riprendendo il discorso di cose dette e non dette, Corrado Sforza Fogliani è tornato sul Festival della cultura della libertà: «E’ stato un successo. Per due giorni abbiamo sentito cose che abitualmente in Italia non vengono dette, giuste o sbagliate che siano. Ricordo quel che disse Luigi Einaudi nel suo discorso d’insediamento da presidente della Repubblica: “Quello che mi dispiace, è che non potrò più avere il piacere di cambiare idea davanti alle argomentazioni dei miei avversari politici nei dibattiti parlamentari”».
La giornata è proseguita con la visita all’Abbazia, al suo museo, al museo d’arte contemporanea Mazzolini, alla Cattedrale e al museo della Cattedrale. Una visita (conclusa con il pranzo al Ristorante Giardino) davvero interessante, che ha ricordato a tutti che scrigno di tesori d’arte sia Bobbio. E Corrado Sforza ha al termine annunciato che la commemorazione del genocidio degli italiani di Crimea avverrà anche il 29 gennaio del prossimo anno, sempre a Bobbio, con l’intenzione di farlo diventare un appuntamento fisso.

08.01.2018

Camurani 2Addio al liberale Ercole Camurani.
Il ricordo dell’ avv. Corrado Sforza Fogliani.

Ciao, Ercole

Ercole era anzitutto un maestro. Già quando, lui Segretario regionale della GLI-Gioventù liberale italiana, lo conoscevo solo come “Camurani”, avevo ben compreso la sua stoffa, la sua forza di trascinamento, di indicare la strada. Poi, lo conobbi personalmente. E allora, alla considerazione che si deve a un maestro, unii la stima per un amico: amico amico, anche in politica (perfino – direi – in politica, dove di solito non esistono amicizie, ma solo alleanze).
Si distinse, fra l’altro, come studioso. Alla storia si dedicava con passione: quella di scoprire, di trovare esempi da imitare, da additare. E’ stato l’unico, vero studioso del Partito liberale: se la salute lo avesse assistito (e, invece, la sorte gli fu in materia avara, negli ultimi tempi) avremmo oggi una storia completa del movimento liberale, di un movimento che ha avuto eminenti personalità, che ha arricchito tanti movimenti politici e/o partitici che gli sono sopravvissuti. Personalità liberali si sono disperse da tante parti, non solo politiche: e da tutte le parti hanno portato il senso della moderazione nell’innovazione. “L’Italia l’hanno fatta i moderati” era solito dire Ercole, e aggiungeva, pressappoco: “Gli altri, quelli che oggi si celebrano, che vanno oggi per la maggiore, magari solo perché avevano la camicia rossa o combattevano la monarchia unificatrice, quelli l’unità l’hanno solo messa in pericolo”.
Il meglio di sé, Ercole lo diede – oltre che nello studio – quando Malagodi (col quale aveva curato la produzione della rivista “Libro Aperto”, fondata dal leader liberale) divenne ministro del Tesoro nel Governo Andreotti, e lo chiamò alla sua Segreteria particolare. Ercole s’improvvisò anche in questo ruolo, subito s’orientò nei meandri (non solo fisici, non solo materiali) del ministero, tenne sempre i dovuti contatti con il Partito e con gli amici, si pose al servizio di quell’idealità che aveva sempre ispirato ogni sua azione, fin dalla prima gioventù.
Camurani, da storico, si occupò anche di cose piacentine, e più volte. Memorabile lo studio su padre Francesco Saverio Brunani, presentato dal Sindaco Papamarenghi al Comune di Lugagnano. Fondamentale anche la sua collaborazione con la Banca di Piacenza: pubblicò con la sua Editrice i primi volumi anastatici di opere piacentine per conto dell’Istituto, del quale stava scrivendo la storia (se la salute non glielo avesse impedito) sulla base di documentazione inedita della Banca d’Italia che egli possedeva.
Ercole Camurani ci lascia il ricordo di un liberale autentico, entusiasta, che non è mai venuto meno alle sue idee, ai suoi ideali, anche nei momenti più difficili della vita. Il ricordo di uno studioso che ha sempre saputo unire le sue capacità di approfondimento intellettuale a quelle pratiche, in qualsiasi cosa, anche minore. Che è esattamente quel che contraddistingue i grandi.

Corrado Sforza Fogliani

03.01.2018

“2018. Il pericolo c’è eccome. Che non ci risparmino le celebrazioni per i 50 anni da quel disastro che fu il ’68”

Tweet di Corrado Sforza Fogliani del 03.01.2018

 

IL LIBRO DEL VENERDI’

CORRADO SFORZA FOGLIANI E LA SUA CONTROINCHIESTA SULLA “RIFORMA” RENZIANA DELLE BANCHE POPOLARI.

NON UN ARROCCO A DIFESA DEL PASSATO, MA UNA PREOCCUPAZIONE LIBERALE PER UN CONCRETO RISCHIO DI OLIGOPOLIO BANCARIO.

E ANCHE UN LUCIDO SGUARDO SUL RISCHIO DI SVENDITA: A INIZIO ANNI ’90, IL “PRIMO TEMPO”, CON FINTE PRIVATIZZAZIONI E REALI SPOLIAZIONI (CHIMICA, MECCANICA, AGROALIMENTARE, UN PO’ DI BANCHE).
IL “SECONDO TEMPO” (GLI “AMICI” FRANCO-TEDESCHI GIA’ RINGRAZIANO) SARA’ SVENDERE BANCHE DI TERRITORIO, RISPARMIO E IMMOBILI DEGLI ITALIANI? NON RESTA MOLTO ALTRO…

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In tempi in cui scarseggiano buoni allievi, Corrado Sforza Fogliani è certamente un autentico maestro: di diritto, di liberalismo einaudiano, di impegno civile e anche politico, di amore per il suo territorio e per alcune idee forti e antiche.
Da dieci giorni ha pubblicato per Rubbettino una vera e propria controinchiesta rispetto alla “riforma” renziana delle banche popolari.

Per carità. Nessuno nega che anche il mondo delle popolari avesse delle anomalie, delle singolarità non tutte fisiologiche. Ma tempi, modi e caratteristiche di quella “riforma”, con tanto di anticipazioni che – sarà stata senz’altro una coincidenza…- hanno consentito eccezionali operazioni speculative, lasciano sul terreno domande senza risposta.
Sforza Fogliani, più che dare deduttivamente risposte prefabbricate, sceglie induttivamente di partire dai fatti, procede saggiamente per approssimazioni successive, e consente a ciascuno di formarsi un’opinione.

Il libro è certamente una storia delle banche popolari (a partire dalla leggendaria figura di Luzzatti), ma soprattutto esprime una filosofia, uno sforzo di alimentare la macchina della concorrenza, della competizione, di un efficace funzionamento del mercato. Qui, invece, con la “riforma”, il rischio di oligopolio bancario è più che mai dietro l’angolo. Non a caso, Sforza Fogliani parla esplicitamente di “bonapartismo economico”, cioè di un intervento dirigistico e illiberale.

Da sottolineare anche un dettaglio formale: il decreto viene varato in “vacanza” di un Presidente della Repubblica (Napolitano aveva appena lasciato), con funzioni vicarie esercitate dal Presidente del Senato Grasso, che (nonostante i suggerimenti e le puntuali osservazioni di molti, incluso – ultimo – chi scrive questa recensione) firma il decreto avallando senza fiatare le ragioni di straordinarietà e urgenza dell’intervento normativo…
Il libro è infine corredato da un indispensabile apparato di dati e documenti: segnalo in particolare (tutto da leggere!) l’elenco degli azionisti di 11 banche spa italiane. Guardando e incrociando la “geografia” di nomi e sigle, si comprendono molte cose.
Resta spazio per almeno tre osservazioni che la lettura di questo utilissimo pamphlet mi ha suscitato.

La prima. Pur da posizioni di minoranza, com’è noto, presiedevo la Commissione Finanze della Camera ai tempi del blitz renziano. Pur rispettando doverosamente le prerogative della maggioranza, promossi audizioni, cercai di fare il possibile affinché (einaudianamente, appunto) ciascuno potesse “conoscere per deliberare”, e magari ripensarci. In quel caso, ci fu un’audizione limpida e coraggiosa di Giuseppe Vegas, presidente della Consob, corredata da una rassegna stampa tutta da rileggere. Il paradosso fu che, nelle settimane successive, proprio Assopopolari (a quel tempo purtroppo non guidata da Corrado Sforza Fogliani…) scelse di non combattere, nella speranza – immagino – di una qualche trattativa con il governo di allora. Che invece, ovviamente, andò avanti come un carro armato.

La seconda. Il carro armato aveva però molta sabbia nei suoi cingoli. Tuttora infatti molti aspetti della “riforma” sono sub iudice dinanzi alla Corte Costituzionale. E né i promotori renziani né i loro accompagnatori musicali sui giornaloni si sono mai troppo preoccupati di spiegare rischi e conseguenze di uno stallo (prevedibile) e di un’incertezza giuridica che in diversi avevamo paventato.

La terza. Chi scrive è un liberale, un fautore convinto dell’apertura di ogni possibile mercato, e un avversario naturale di ogni misura di “protezione”, meno che mai di sapore nazionalistico. Tuttavia, un conto è essere liberali e privatizzatori, altro conto è essere ciechi dinanzi alle svendite. Furono svendite molte (false) privatizzazioni dei primi anni Novanta (tra governi deboli, tecnici al potere, politici spaventati e sottomessi), con segmenti importanti di chimica, meccanica, agroalimentare, grande distribuzione e banche – appunto – svenduti per qualche sacchetto di perline.
Nell’Italia del 2017-2018, si rischia (in forma diversa: qui non si tratta di proprietà statali o pubbliche) il secondo tempo di quella partita. Stavolta (e naturalmente gli “amici” franco-tedeschi già ringraziano) nel mirino ci sono le banche rimaste, i risparmi e gli immobili degli italiani. L’importante è saperlo. E la citazione di Agatha Christie con cui l’Autore apre il suo saggio dice tutto: “Non è tanto il delitto in se stesso che interessa, quanto ciò che si nasconde dietro”.

Corrado Sforza Fogliani: “Siamo molto popolari – Controstoria di una riforma che arriva da lontano e porta all’oligopolio bancario” (Rubbettino, 2017).

Da GIUDITTA’S FILES (AND LEAKS)
La Newsletter di Daniele Capezzone – 8 dicembre 2017

05.12.2017

Pubblico numeroso alla presentazione del libro
di Daniele Capezzone e Federico Punzi nella sede dei Liberali Piacentini
«Smettiamola di fare i camerieri di questa Europa»
La Brexit opportunità per riscrivere le regole europee.
Politicamente corretto peggio del cancro

Punzi, Coppolino, Capezzone.jpg«Il politicamente corretto è peggiore del cancro, ti preclude la sfida intellettuale di misurarti con nuove sfide. Il politicamente corretto insegna a offendere, ti chiude la mente (“questo non si dice”, “questo non si fa”). Se consegnate James Bond alla Boldrini, lo presenterà come un molestatore sessuale». Efficace, acuto, propositivo e – soprattutto – politicamente scorretto: Daniele Capezzone, parlamentare di Direzione Italia, è stato ospite l’altro pomeriggio dei Liberali Piacentini per presentare il suo “Brexit, la sfida” (Giubilei Regnani editore), saggio con l’obiettivo di illuminare l’altro lato possibile del voto che ha decretato l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, quantomai d’attualità dopo che ci avevano raccontato che la Brexit non si poteva fare: nella notte tra giovedì 7 e venerdì 8 dicembre la premier britannica Theresa May e il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker hanno raggiunto l’accordo che fissa i termini per il distacco della Gran Bretagna dall’Unione europea. Non da meno Federico Punzi, giornalista di Radio Radicale e coautore del libro: «Il politicamente corretto – ha spiegato al numeroso pubblico – ci sta devastando. Per fortuna, gli elettori sono molto più vaccinati di quanto si possa pensare rispetto a questo fenomeno».
Che cosa ha ispirato questo libro?, ha domandato agli autori il presidente dei Liberali Piacentini, Antonino Coppolino, che ha introdotto l’incontro sottolineando come il volume fornisca «un quadro completo sul problema», risultando «di piacevole lettura», arricchito dai contributi di studiosi e opinionisti internazionali. «Un libro anti anti-Brexit – ha ricordato Coppolino – contro quell’establishment che continua a mostrare isteria anti-Brexit e anti-Trump».
E proprio partendo dal presidente degli Stati Uniti l’on. Capezzone (dopo essersi detto «onorato per essere stati accolti in casa vostra sentendoci nella nostra, mentre ieri ci trovavamo circondati da quegli esperti che pur non avendo previsto né la vittoria di Trump, né la sconfitta al referendum degli anti-Brexit, viaggiano ancor più convintamente nella corsia di sorpasso») ha articolato la sua risposta. «Vi avevano raccontato che Trump non sarebbe mai riuscito a far approvare la riforma fiscale e invece c’è riuscito; vi avevano raccontato che l’impeachment era a un passo, e invece non è così, anzi. Il giornalista dell’Abc che ha dato notizie farlocche al riguardo è stato sospeso dalla sua Tv, il procuratore che si sta occupando del caso è in ambasce ed è mezzo sospeso anche chi aveva fatto le indagini. Ma queste buone notizie per Trump le avrete viste molto meno di quelle cattive. C’è allora un problema: quelli che quotidianamente lanciano l’allarme fake news, sono poi coloro i quali dicono balle».
«Con Punzi – che è più giovane, più liberale e più bravo di me – siamo partiti con l’idea del libro dallo smarrimento e dall’indignazione che abbiamo provato all’indomani dell’esito referendario sulla Brexit. Quando si commenta un fatto, prima si cerca di capire, poi si giudica. In quella notte elettorale del giugno 2016, invece, prima della mezzanotte, quando si pensava che i pro Ue avrebbero avuto la meglio, tutti a celebrare la magnificenza britannica; dopo la mezzanotte, l’Inghilterra si era trasformata nella perfida Albione e la vittoria del Leave vissuta come una scelta negativa. Mario Monti parlò addirittura di “abuso di democrazia”. Lo stesso Monti – ha continuato Capezzone – diceva dei greci che bisognava farli diventare come i tedeschi. Invece di farsi forza sulle diversità, questa Europa ci soffoca in una cappa di uniformità profondamente illiberale». Con il Trattato di Roma (1957) si era pensato a un grande mercato comune e non ad annullare la volontà dei singoli Stati come sta avvenendo ora. E l’architettura europea è fatta in modo da non rispettare la volontà popolare. «Se penso a questa Europa e allaCapezzone e pubblico.jpg democrazia – ha osservato il parlamentare liberale – vien da dire “povero demos e povero cratos”». Purtroppo si dimentica che federalismo vuol dire coesistenza di diversità, non imposizione di un’omogeneità forzata. «E questo vale anche in campo economico e fiscale – ha spiegato Capezzone -. Mentre in America e in Inghilterra abbassano le tasse, l’Europa si muove per un’omogeneità al rialzo, una follia».
Daniele Capezzone ha quindi fatto un parallelo tra il suo libro e quello («bellissimo») scritto da Corrado Sforza Fogliani (presente all’incontro) “Siamo molto popolari”, recensito dal parlamentare nella sua newsletter di venerdì 8 dicembre: «Lì si parla della svendita di un pezzo del sistema bancario, il nostro libro si occupa della svendita del Paese. E’ arrivato il momento di decidere che cosa vogliamo fare nell’Ue. L’Italia sembra come quei bambini a scuola a cui rubano la merenda e poi gli danno pure due schiaffoni. Nei primi anni ’90 – ha ricordato Capezzone – sulla nave Britannia ormeggiata a Civitavecchia fu deciso un piano di finte privatizzazioni e reali spoliazioni che per due lire ci fece perdere tutta la Chimica, buona parte della Meccanica, l’Agroalimentare e un po’ di banche. Domani, e gli “amici” franco-tedeschi già ringraziano, svenderemo quel poco che ci resta: banche del territorio, risparmio e immobili degli italiani».
Frutto della debolezza dei nostri governanti che si fanno pure prendere per il naso da questa Europa che promette e non mantiene. E’ successo con la sede Ema, con Fincantieri, con la nomina di Padoan a presidente dell’Eurogruppo con ripensamento annesso. «E’ giunto il momento – ha esortato il deputato liberale – di indossare la maglia azzurra e difendere il nostro Paese. Finiamola di farci trattare da villaggio vacanze e di essere usati solo per il catering. Questo non vuol dire uscire dall’Ue, non ce lo possiamo permettere. Il libro spiega che con il nostro debito pubblico ci farebbero a pezzi».
Ma allora quale soluzione? «Proviamo a lavorare per riscrivere le regole europee. C’è un’occasione concreta – ha spiegato Capezzone -: tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 i 27 Paesi europei dovranno decidere se richiedere il fiscal compact, che non ci piace. Siccome è necessaria l’unanimità, basterebbe che un addormentato ministro degli esteri italiano dicesse “discutiamone”. Perché non si può fare? Aspettiamo che qualche europeista illuminato ci dica perché non si può».
Federico Punzi («splendida sede in cui si respira liberalismo da tutte le pareti; non sono né più bravo, né più liberale di Daniele, solo anagraficamente un po’ più giovane») ha ribadito che il libro è nato dallo stupore di come la Brexit è stata raccontata dopo l’esito referendario, con ostilità e pregiudizio verso la decisione del popolo britannico. «Nessuno – ha argomentato il giornalista di Radio Radicale – si è chiesto perché è accaduto. La responsabilità è dei Paesi leader in Europa. Ue che ha perso la quinta potenza economica al mondo. Di fronte a questa amputazione nessuno che si sia domandato “che cosa abbiamo sbagliato”. Ci sembrava la cosa più ragionevole da fare. Invece di aprire un dibattito, la reazione è stata: “Fatti loro, peggio per loro”». Punzi ha spiegato di non essere stato sorpreso dall’esito del referendum, perché con il Trattato di Maastricht l’obiettivo è diventato l’unione politica dell’Europa, e questo alla Gran Bretagna non è mai piaciuto. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la politica della Merkel di accoglienza dei profughi, con una situazione fuori controllo.
Sforza, Capezzone, Punzi.jpg«La Brexit – ha proseguito il giornalista – è una sfida per tutti i soggetti coinvolti. Per la Gran Bretagna, che non si chiude all’Europa ma si apre al mondo (Global Britain) con profondi mutamenti alla propria economia; per la Ue, che deve ripensarsi. Il progetto di creare un super Stato deve essere abbandonato per tornare allo Stato-nazione. I cittadini stanno chiedendo ai governi nazionali di riprendere il controllo. Una sfida che l’Unione europea deve assolutamente cogliere, sposando un modello a più velocità».
Punzi ha quindi illustrato la “nuova questione tedesca”. Con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione, è venuto meno un contrappeso diventando ancora più marcata l’egemonia della Germania: «Rischia così di accentuarsi la tendenza a creare sistemi economici che si caratterizzano per dirigismo e alta spesa pubblica». Siamo di fronte a una sfida geopolitica. «Lo storico Niall Ferguson ha scritto che la Brexit sarebbe stata un divorzio costoso, poi ha parlato addirittura di scisma, che l’Occidente sotto l’assedio di potenze rivali e del terrorismo islamico non può permettersi. Occidente che si sta disgregando, anche la Nato ha perso il bandolo della matassa rispetto al suo ruolo. Con la Brexit si potrebbe accentuare la frattura tra mondo anglosassone ed Europa continentale e divisi si affrontano le sfide in posizione di debolezza con la Germania in posizione troppo dominante e la Russia alla finestra per approfittare della situazione».
Prima di uno stimolante dibattito con domande dal pubblico, è intervenuto ancora Daniele Capezzone: «Dobbiamo giocare in modo più dinamico, tenere la schiena dritta con Parigi e Berlino e coltivare rapporti con l’Anglosfera. Ma soprattutto dobbiamo smetterla, in questa Europa, di fare solo i camerieri».

                                                                                                                     Emanuele Galba

Fotografie di Alessandro Bersani

 

22.11.2017

Si apprende che Francia-Germania hanno votato per Amsterdam contro Milano sull’EMA.
Non aggiungo commenti. Però voi pensateci la prossima volta che vi raccontano che l’Italia è nel gruppo di testa e nella “cabina di regia” dell’Ue (con photo-opportunity davanti Ventotene)

Da Giuditta’s Files. Newsletter
di Daniele Capezzone del 22 novembre 2017

 

 

 

10.11.2017

La maggioranza di centro respinge le illazioni sostenute nell’articolo pubblicato da Libertà il 9 novembre «A “Spazio 4” un bonus di 4mila euro dopo la minacciata chiusura» che cerca di sminuire l’attività politica del sindaco Barbieri e della sua maggioranza, creando addirittura ambiguità inesistenti.

I fondi regionali sono relativi ad un programma presentato prima dell’insediamento della nuova maggioranza di centro-destra, precisamente nello scorso mese di giugno. Fondi dunque richiesti in coda alla precedente amministrazione.

La giunta Barbieri, alla fine dello scorso settembre, ha preso atto dello stanziamento regionale di circa 70.000 euro reso a favore di un progetto di sicurezza generale, che ha tuttavia accettato per non perdere un opportunità che avrebbe portato un minimo di risorse in un bilancio pesantissimo ereditato dalla giunta Dosi.

La decisione di aggiungere altri 4000 euro all’attuale gestione di Spazio 4, che sicuramente cesserà di esistere, non sono fondi deliberati dalla amministrazione Barbieri, ma dal funzionario comunale a cui sta particolarmente a cuore il predetto centro di aggregazione giovanile. Non una decisione politica, bensì una scelta posta in essere da un dipendente comunale.

Cogliamo l’occasione per confermare le nostre intenzioni politiche  e rimaniamo in attesa del 31 dicembre, data che stabilirà la fine naturale di Spazio 4.

Antonio Levoni.

Oggi, 9 novembre 2017, GIORNO DELLA LIBERTA’.

Istituito con legge 15 aprile 2005, n. 61, per ricordare il momento storico della caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989), evento simbolo della liberazione dei tanti Paesi oppressi dal regime comunista.

 

 

 

 

 

08.11.2017

L’impresa non crea agio e ricchezza soltanto per chi la gestisce e si assume gli oneri, i rischi, i vantaggi della sua attività.
L’impresa crea posti di lavoro, occupazione, aggregazione sociale, benessere per la collettività. Senza impresa siamo tutti dei piccoli sprovveduti  avventurieri.
Flavio Briatore
CONFEDILIZIA notizie n. 9/2017

 

 

03.11.2017

Per superare la crisi hanno speso più le banche dello Stato.
Articolo del presidente di Assopopolari avv. Corrado Sforza Fogliani su MF
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24.10.2017

 

“Anche nelle maggiori ristrettezze, i denari del pubblico si trovano sempre, per impiegarli a sproposito”

Alessandro Manzoni

19.10.2017

“Se tu paghi la gente che non lavora e la tassi quando lavora, non essere
sorpreso se produci disoccupazione.”

Milton Friedman

 

05.10.2017


“Una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera
è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico.”

Winston Churchill

 

 

 

 

03.10.2017

Dicono che ci sono solo due posti dove il comunismo funzioni:
in cielo dove non ne hanno bisogno e all’inferno dove già ce l’hanno.

Ronald Reagan

26.09.2017

“Cos’è un comunista? Una persona che ha letto i lavori di Marx e Lenin.
Cos’è un anticomunista? Qualcuno che ha capito i lavori di Marx e Lenin.”
Ronald Reagan

20.09.2017

QUIZ. CHI L’HA DETTO? LA BOSCHI O UN RAPINATORE?

“Dobbiamo porci il problema di come aggredire il contante che è presente nelle case…”. Chi l’ha detto? Risposta A: un rapinatore. Risposta B: Maria Elena Boschi, sottosegretaria di stato alla Presidenza del Consiglio. La risposta esatta è la B. Testuale. Giuro che non è uno scherzo. E così molti italiani, per il solo fatto di avere del contante, saranno considerati automaticamente riciclatarori e malfattori. Il piano perverso è chiaro: – fare una sanatoria sul contante, e quindi fare cassa; – costringere molti italiani a prendersi obbligatoriamente dei titoli, quelli che la Bce smetterà di comprare.
Questi signori (e signorine) non sanno cosa sia la libertà. La Boschi ci governa, non dimentichiamolo. Ma io non ce l’ho con lei. Ce l’ho con l’establishment italiano che ci ha raccontato per tre anni che Maria Elena da Laterina era il futuro della nostra politica.
Da Giuditta’s files, newsletter di Daniele Capezzone del 20 settembre 2017

19.09.2017

US SOLI E INTESE VATICANE?!? POVERO CAVOUR, SE SAPESSE…
No, scusate, forse non ho capito bene. Domani è 20 settembre e leggiamo di una fantomatica “intesa” tra Gentiloni e il Vaticano per l’approvazione in Italia dello ius soli…
Io sono contrarissimo nel merito, ma il metodo è ancora peggiore: per essere favorevoli, occorre l’approvazione vaticana? Qui tocca partire dai fondamentali, da Cavour, da “libera chiesa in libero stato”…Laici e credenti farebbero bene ad alzare la voce. Sui laici “ufficiali” (quelli che in altri casi strillavano “contro le ingerenze”) non si può contare: ormai sono stati assorbiti e inghiottiti dal pensiero unico politically-correct. Speriamo almeno in qualche cattolico liberale…

Da Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone del 19 settembre 2017

18.09.2017

L’onorevole Daniele Capezzone gradito ospite dell’Associazione nella sede di via Cittadella

«L’Italia potrebbe essere una grande Piacenza»

Elogio ai Liberali Piacentini per il successo alle Amministrative: Siete una bussola da utilizzare per far vincere il centrodestra anche a livello nazionale

1Un onore e una gioia le due ore di conversazione a tutto campo con i Liberali Piacentini e con Sforza Fogliani”. Così l’on. Daniele Capezzone ha commentato su Twitter l’incontro avuto sabato pomeriggio nella sede dell’Associazione “Luigi Einaudi”. Un saluto agli amici liberali di Piacenza, dopo aver partecipato alla XXVII edizione del convegno Coordinamento legali della Confedilizia (protagonista dello spazio dedicato all’aggiornamento dei lavori parlamentari in materia immobiliare insieme al vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, al viceministro all’Economia, Enrico Morando, all’on. Guido Guidesi, Lega Nord e all’on. Daniele Pesco, M5S). Giunto in via Cittadella accompagnato dall’avvocato Corrado Sforza Fogliani, il parlamentare di Direzione Italia è stato accolto da un nutrito numero di iscritti. Il presidente dei Liberali Piacentini, Antonino Coppolino ha ringraziato Capezzone per aver accettato l’invito sottolineando il suo grande impegno nella difesa delle idee liberali anche attraverso la sua newsletter Giuditta’s files «che ogni mattina – ha detto Coppolino – allieta la mia giornata». Il deputato liberale ha ringraziato dell’accoglienza Coppolino e Sforza e ha così esordito: «Entro per la seconda volta in questo tempio laico e liberale (la prima in occasione della campagna elettorale a sostegno di Patrizia Barbieri, ndr) ai cui muri sono affisse tante testimonianze storiche della vostra attività politica. L’altra volta mi avevano colpito soprattutto gli slogan delle campagne elettorali degli anni Novanta, ancora attuali». Daniele Capezzone ha poi fatto i complimenti ai Liberali Piacentini riferendosi all’esito delle ultime Amministrative: «Avete spiegato al centrodestra – ha affermato – come si possa vincere nonostante il centrodestra. Siete riusciti a mettere insieme la coalizione, a dare un’impronta liberale nelle candidature e negli eletti». «Vorrei – ha proseguito – che quanto avvenuto a Piacenza potesse essere preso ad esempio a livello nazionale». Capezzone ha poi fatto cenno alla sua partecipazione al convegno nazionale della Confedilizia rammaricandosi per non poter partecipare in serata, a Palazzo Galli, al reading teatrale promosso da Banca di Piacenza e Confedilizia, su “La saggezza economica dei Promessi Sposi”. «L’attenzione sarà rivolta in particolare al capitolo 12 dell’opera manzoniana – ha spiegato il parlamentare -, quello della rivolta del pane a Milano (il tumulto di San Martino, ndr), dove troviamo passi mirabili da rileggere, così come i commenti einaudiani. Non c’è pane e si cerca il colpevole, non c’è pane e la folla chiede provvedimenti, il prezzo del pane è alto e ci si lamenta…Pagine scritte secoli fa che sono ancora attuali». Il deputato ha avuto ancora parole di elogio per l’Associazione Liberali Piacentini: «Avete rappresentato una bussola usando razionalità opposta all’isterismo, agendo con quello spirito liberale che vuole meno intervento dello Stato e che ha fiducia nel mercato. Nella situazione politica nazionale – ha osservato Capezzone – l’Italia potrebbe essere una grande Piacenza». L’esponente di Direzione Italia ha proseguito la sua analisi politica sostenendo che mentre fino a qualche tempo fa nella società italiana esistevano delle élite culturali che hanno saputo fare azioni intellettuali molto significative rispetto alla quantità di voti che rappresentavano. «Oggi – ha detto Capezzone – non possiamo più contare sulle élite, salvo luoghi come questi. Abbiamo da combattere il politicamente corretto che ha avvelenato la nostra società: politica, editoria, università e via elencando. Allora dobbiamo porci una domanda: riusciamo a offrire una guida liberal- conservatrice agli “arrabbiati”, cioè a quel ceto medio-basso che percepisce una grande insicurezza sul futuro. Mi auguro che ci sia l’intelligenza di ascoltare la parte sana del Paese, il mondo economico, la piccola impresa, che in fondo chiedono poche cose. Ci sarà la capacità? Non so, me lo auguro. Ma sono certo che luoghi come questi possano servire per non smarrire la strada». Daniele Capezzone ha quindi risposto alle tante domande che gli sono state rivolte dai Liberali Piacentini presenti all’incontro, quesiti sui temi attuali della politica e dell’economia: dalla legge Fiano al destino del progetto liberale. «Con Fiano nulla di personale – ha chiarito il deputato – ma c’è una grande ipocrisia: questi continuano a ritenere che la storia debba essere strumentalizzata per esigenze dell’oggi e continuano a raccontare a se stessi che nel 43-45 il bene era solo da una parte e il male era solo dall’altra, ma sappiamo benissimo che non fu così». E sul progetto liberale Daniele Capezzone ha così risposto: «La lunga censura del pensiero liberale in Italia lo ha preservato nella sua freschezza. Oggi nel riprendere le pagine di Einaudi si rilegge appunto freschezza, capacità di comunicare. Mi ripeto: occorre intercettare la massa di elettori incavolati che oggi fatalmente segue il primo capo urlatore di passaggio. Come? Offrendo loro uno sbocco cultural-politico costruttivo».

(Foto Alessandro Bersani)                                                                    Emanuele Galba

18.09.2017

Stato e individuo
Man mano che cresce lo Stato, decresce l’individuo.
Nicolas Gomez Davila,1977

Rianimazione
L’Italia è un paziente in rianimazione trattato con l’aspirina.
Flavio BriatoreDa CONFEDILIZIA notizie n. 8/2017

12.09.2017

NASCE “NEW DIRECTION ITALIA”, RAMO ITALIANO DELLA FONDAZIONE EUROPEA PATROCINATA A SUO TEMPO DA MARGARET THATCHER

 Oggi – con enorme piacere! – la newsletter ospita un annuncio importante.

E’ nata “New Direction Italia”, il ramo italiano della “New Direction Foundation”, la fondazione culturale europea creata a suo tempo con il patrocinio della signora Thatcher (qui il sito europeo:http://europeanreform.org/ )

Le finalità dell’associazione, tratte dallo statuto, sono: “la promozione e l’elaborazione di idee e proposte fondate sui principi di libertà, mercato, concorrenza, tutela della proprietà e del risparmio, libera intrapresa, libera ricerca, riduzione dell’ingerenza pubblica nella vita dei cittadini, delle famiglie e delle imprese, oltre che una salda collocazione anche culturale dell’Italia nell’alveo dell’atlantismo, dell’Occidente, della migliore tradizione della libertà, della democrazia, dello stato di diritto, della promozione dei diritti umani”.

L’attività dell’associazione (culturale e non politica) sarà dunque essenzialmente legata ai temi economici in una chiave pro-mercato e ai temi internazionali in chiave transatlantica, promuovendo con convegni, documenti, pubblicazioni e iniziative pubbliche non solo una riflessione su questi temi, ma soprattutto soluzioni concrete e praticabili.

Presto saranno rese note le prime iniziative.

Sono membri del Consiglio di amministrazione: Andrea Bagnolini, Mariano Bella, Lorenzo Castellani, Alfonso Celotto, Luigi Di Gregorio, Massimo Fantola, Raffaele Fitto, Francesco Galietti, Corrado Sforza Fogliani, Giorgio Spaziani Testa, Sergio Vento.

Il presidente è Raffaele Fitto, membro del board europeo di New Direction. Vicepresidente è Corrado Sforza Fogliani.

Sono membri del Comitato scientifico:Andrea Asole, Giacomo Bandini, Giovanni Basini, Andrea Bernaudo, Luca Bertoletti, Anna Bono, Emanuele Canegrati, Cinzia Caporale, Roberto Caporale, Federico Cartelli, Marco Casella, Pasquale Corvaglia, Lucio Di Corato, Federico Fischer, Luigi Gabriele, Francesco Giubilei, Ettore Gotti Tedeschi, Michele Guerriero, Giuseppe Guttadauro, Riccardo Lefons, Massimiliano Longo, Stefano Magni, Vincenzo Matano, Aldo A. Mola, Lorenzo Montanari, Giuseppe Morabito, Emanuele Oppes, Giuseppe Pennisi, Antonio Petrillo, Vittorio Pezzuto, Jacopo Piccinetti, Gianmarco Pondrano Altavilla, Giovanni Postorino, Mario Poti, Iuri Maria Prado, Federico Punzi, Paolo Reboani, Alessandro Sacchi, Jan Sawicki, Giacomo Tamborini, Francesco Valli, Fabio Van Loon, Francesco Vatalaro, Dario Vese, Salvatore Zecchini, Alberto Zilio.

Il Cda ha indicato come Direttore generale Daniele Capezzone

Presto attivo il sito www.newdirectionitalia.it 
Già attiva la pagina Facebook www.facebook.com/newdirectionitalia/

06.09.2017

Se ne è parlato nel primo direttivo dell’Associazione Liberali
riunitosi dopo la pausa estiva

Festival della cultura della libertà,
partita la macchina organizzativa
della seconda edizione

Appuntamento a Palazzo Galli sabato 27 e domenica 28 gennaio 2018

2E’ partita la macchina organizzativa della seconda edizione del “Festival della cultura della libertà”. Gli aironi stilizzati, simbolo del Festival, torneranno infatti a volare – sempre a Piacenza e sempre a Palazzo Galli – sabato 27 e domenica 28 gennaio 2018. “Formula vincente non si cambia”: un concetto sul quale hanno convenuto i componenti del direttivo dell’Associazione dei Liberali Piacentini Luigi Einaudi (che lo scorso anno ha organizzato l’evento culturale in collaborazione con Confedilizia e con il quotidiano “Il Foglio”) tornato a riunirsi dopo la pausa estiva nella sede di via Cittadella, ristrutturata proprio in occasione della prima edizione del Festival. Nell’ultimo weekend di gennaio si tornerà dunque a confrontarsi con le vere idee liberali, le uniche che – se adottate – possono darci una speranza di consegnare ai nostri figli un mondo migliore, dove lo Stato fa lo Stato e i cittadini non sono sudditi. La direzione scientifica del Festival sarà di nuovo affidata a Carlo Lottieri, che nella prima edizione era riuscito a mettere insieme una formidabile squadra di relatori che aveva catturato l’attenzione del numeroso pubblico intervenuto alla due giorni liberale (oltre 350 le persone accreditate durante la manifestazione). Tanti si confida torneranno a dare il loro contributo. Tra questi senz’altro ci sarà il professor Francesco Forte (successore di Luigi Einaudi nella cattedra di Scienze delle finanze e già ministro) che venerdì 26 gennaio, invitato dalla Banca di Piacenza, presenterà a Palazzo Galli il suo ultimo libro “A onor del vero”.
«Credo che questo festival  – aveva affermato Corrado Sforza Fogliani nel suo intervento conclusivo della prima edizione – segni un punto importante, quanto meno di riferimento, per la cultura della libertà».
«Tra i valori usciti dal Festival  – aveva proseguito Sforza – la necessità di agire contro la visione di uno Stato orientato all’iperfiscalismo, che ammazza l’imprenditoria e chi chiede solo di portare avanti le proprie iniziative. La spesa pubblica non può più essere sostenuta nei termini attuali. Occorre, invece, una fiscalità rispettosa della persona umana, e dei frutti del suo lavoro, e senza espropriarglieli in modo così assoluto». «In questi giorni del nostro festival – aveva concluso – abbiamo fatto un’attività di rigenerazione anche del nostro morale e soprattutto delle nostre conoscenze». Una rigenerazione che il 27 e 28 gennaio prossimi avrà modo di ripetersi, con ugual o addirittura maggior successo dello scorso anno.                                                                                                                                                                                                               e.g.

Qui di seguito riproponiamo il commento che il nostro Emanuele Galba scrisse al termine della prima edizione del Festival della cultura della libertà e che venne pubblicato il 31 gennaio 2017 dal quotidiano online “Il Piacenza”.

Per due giorni Piacenza liberata dallo smog del pensiero unico

Sono giorni difficili per le città del nord Italia alle prese con livelli delle polveri sottili che superano la soglia di attenzione. A Piacenza siamo al diciassettesimo sforamento dall’inizio dell’anno. Ma una ventata d’aria fresca ha liberato nel weekend la nostra città da un altro tipo di smog, quello del pensiero unico: per due giorni (durata ottimale) nella splendida cornice di Palazzo Galli abbiamo respirato a pieni polmoni una brezza rigenerante per il cuore e per lo spirito che profumava di liberalismo.
La prima edizione del Festival della cultura della libertà accompagnato dallo slogan “Liberi di scegliere” evocante il testo di Milton e Rose Friedman, ha avuto il merito di rompere quegli schemi che ci raccontano la favoletta (a cui purtroppo molti credono, o meglio, a cui molti fa comodo credere) che la cultura sia solo quella prodotta dalla sinistra. Gli aironi stilizzati – logo del Festival di cui si è già annunciata la seconda edizione il 27 e 28 gennaio del 2018 – hanno volato alto: oltre le aspettative l’affluenza di pubblico, di assoluto interesse e spessore i contributi dei relatori che hanno deliziato il palato degli uditori servendo loro esclusivamente pietanze politicamente scorrette. In taluni casi talmente scorrette da disorientare il (la) cronista di turno dell’unico media cartaceo quotidiano rimasto a Piacenza: in un passaggio del suo resoconto dell’incontro sul mali dell’ecologismo radicale, ha scritto che un relatore ha «addirittura» detto una certa cosa. Come si è permesso costui di andare contro il pensiero unico che è anche unica linfa dei giornaloni nazionali e anche di parecchi giornali locali? Questo piccolo insignificante episodio è però la dimostrazione di quanto fosse necessario un Festival come quello organizzato a Piacenza. Idea che è nata nelle stanze di via Borgognona, sede nazionale di Confedilizia, generata dall’instancabile mente di Corrado Sforza Fogliani, che è stata raccolta con entusiasmo dal Foglio e dal suo direttore Claudio Cerasa e che ha preso rapidamente forma grazie al formidabile lavoro di Carlo Lottieri, direttore scientifico del Festival, che lo stesso Sforza, nel suo intervento conclusivo, ha particolarmente ringraziato.
Necessario per noi ma soprattutto per le future generazioni, a cui dovremmo cercare di consegnare un mondo migliore. E allora è giusto vincere qualsiasi tipo di timidezza e lottare affinché la presenza nelle nostre vite dello Stato vada progressivamente scemando. Meno Stato più libertà, meno Stato meno tasse, meno Stato più cittadini e meno sudditi. Concetti semplici ma combattuti dal potere della burocrazia, vero cancro che ha ridotto lo stato moderno a malato terminale. Durante l’incontro sugli statalismi, il direttore di Italia Oggi, Pierluigi Magnaschi stava aspramente criticando una delle tante assurdità generate dall’invadenza dello Stato; l’avvocato Sforza lo ha per un attimo interrotto con una battuta: «Stai attento a criticare lo Stato, che è vilipendio di cadavere». Una battuta che poi battuta non è: i prestigiosi relatori del Festival della cultura della libertà hanno dimostrato come la forma statuale di organizzazione della società sia al collasso e che bisogna percorrere nuove strade. Compito di iniziative come questa quello di diventare bussola indicante la via corretta per uscire da una crisi soprattutto di valori che può essere superata con l’affermarsi dei principi liberali, i soli in grado di spazzar via gli Stati-burocrati che ci stanno soffocando. Festival della cultura della libertà grazie, ci hai ridato un po’ d’ossigeno per continuare a respirare e sperare che in un prossimo futuro si possa vivere in una società migliore dopo aver riconquistato gli spazi di libertà che ci sono stati rubati.

                                                                                                                  Emanuele Galba

05.09.2017

L’uomo liberale vuole che la società nella quale egli vive, sia varia, ricca di forze indipendenti le une dalle altre, in cui industriali e lavoratori, leghe padronali e leghe operaie liberamente discutano, si affrontino e lottino. Egli ama la lotta ed ha in abbominio l’ubbidienza ad un solo capo. La lotta è la vita, il conformismo è morte.

Luigi Einaudi
CONFEDILIZIA notizie n. 7/2017

24.08.2017

Autodeterminazione
“Riprendiamoci il potere di decidere per noi stessi”, queste dovrebbero essere le vostre parole d’ordine! E non è solo nel campo dell’educazione che dovete riprendere il potere, ma in tutti i campi in cui lo stato si è attribuito in modo arbitrario un monopolio.

Pascal Salin
Da CONFEDILIZIA notizie n. 7/2017

09.08.2017

Maduro ha mandato a casa un giudice, fuggita in motorino.
Pensate cosa sarebbe successo sui giornaloni se non fosse
un comunista.

Dal profilo twitter di Corrado Sforza Fogliani dell’8 agosto

01.08.2017

SOLO SULLA UMILIAZIONE LIBICA, IL GOVERNO DOVREBBE DIMETTERSI.
MA ANCHE MEDIA E OPPOSIZIONE FANNO FINTA DI NON ACCORGERSENE…
COME WOODY ALLEN: UN COLPO DI NASO SUL PUGNO, E UN COLPO DI MENTO SULLE GINOCCHIA…
 LA MANO FRANCESE SULL’ITALIA, E UN’ITALIA RIDOTTA A AGRITURISMO PER TURISTI FRANCOTEDESCHI
Pezzo pubblicato da Affaritaliani

Ricapitoliamo. Ormai oltre due anni fa, quando fummo richiesti di partecipare alle operazioni internazionali in Siria, il governo renziano rispose di no, perché di lì a poco avremmo avuto un “ruolo guida” in Libia.
La triste realtà è che non solo non abbiamo avuto un ruolo guida, ma nemmeno un ruolo. I governi Renzi-Gentiloni hanno clamorosamente sbagliato interlocutori e strategia. E Macron (che fa perfettamente il suo mestiere: il suo, mica il nostro) ne ha approfittato un’altra volta.
Dopo averci umiliato su Fincantieri, dopo averci umiliato sull’immigrazione, è giunta così la terza capitolazione italiana per mano francese, sulla Libia: con il vertice a Parigi, la presa per i fondelli del ringraziamento di Macron all'”amico Gentiloni” (dopo averlo tagliato fuori), la patetica rincorsa italiana con un incontro organizzato in fretta e furia a Palazzo Chigi il giorno dopo, e il surreale annuncio finale dell’invio della marina italiana (cioè esattamente l’eventualità che il Governo aveva per mesi dichiarato impossibile).
Solo su questo e solo per questo, il Governo si dovrebbe dimettere. Ma sia un’opposizione stranamente silente, sia un apparato mediatico “mainstream” che fa regolarmente copertura, hanno applicato una sorta di silenziatore su questa vicenda. Nessuno sembra voler calcare la mano. Anzi, da qualche giorno si accredita la tesi di un Macron che (nientemeno!) “va a Canossa”, telefona a Gentiloni, il quale – magnanimo – non infierisce. Abbiamo dovuto leggere anche questo.
Tutto ciò ricorda l’indimenticabile battuta di Woody Allen (il nostro Gentiloni, nella fattispecie): “Li ho affrontati con un colpo di naso sul pugno e un colpo di mento sulle ginocchia…”.
Eppure proprio sul terreno della sicurezza, dell’interesse nazionale, della capacità di difendere un minimo di ruolo italiano in Europa e nel Mediterraneo, non poteva esserci testimonianza più evidente del nostro essere ridotti a “espressione geografica”, per recuperare la ben nota immagine di Metternich.
Inutile girarci intorno. Francia e Germania ci considerano ormai una specie di parco a tema, di agriturismo per i loro vacanzieri, oltre che la terra per raid mirati nel settore bancario, delle telecomunicazioni, assicurativo. Chi scrive è un liberale pro-mercato, e quindi figuriamoci se mi metto a fare il nazionalista: però il declino del nostro paese è ormai un dato sotto gli occhi di chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale.

Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone, numero 307, 1 agosto 2017

 

27.07.2017

Liberiamo l’economia
Le ricette della crescita sono semplici: liberare l’economia attraverso una riduzione massiccia e rapida dei prelievi obbligatori e delle regolamentazioni, Ciò significa, in una parola, uscire dallo statalismo che caratterizza da decenni numerosi Paesi europei, in particolare l’Italia e la Francia.

Pascal Salin
CONFEDILIZIA notizie n. 7/2017

22.07.2017

I sindaci protestano? Ma sono loro la causa: senza tasse esose su immobili vuoti nessuno ci metterebbe i profughi. No manovre distrattive.

Dal profilo twitter dell’avv. Corrado Sforza Fogliani

18.07.2017

Partecipato Consiglio direttivo dell’Associazione Liberali dopo la formazione della Giunta

Nuova entità politica con il Gruppo dei
Liberali Piacentini in Consiglio comunale

Auspicata l’introduzione dei consiglieri delegati per un nuovo modo di governare

3Partecipato direttivo – aperto a tutti i soci – dell’Associazione Liberali Piacentini che l’altro pomeriggio si è riunito nella sede di via Cittadella. Il presidente Antonino Coppolino ha ringraziato i presenti per aver risposto all’invito così numerosi, nonostante il periodo già di ferie. Dalla precedente e ravvicinata riunione – ha ricordato il presidente – sono accaduti due fatti importanti: l’insediamento della nuova Giunta e il primo Consiglio comunale, durante il quale i due consiglieri Levoni e Ultori hanno annunciato la formazione del Gruppo dei Liberali Piacentini. «Il Gruppo – ha sottolineato Coppolino – potrà incidere attraverso lo strumento del voto in Consiglio sui singoli provvedimenti cercando di far valere le idee liberali. Ringrazio i due consiglieri per avermi fatto sempre partecipe dell’evolversi della situazione e auguro loro buon lavoro perché di lavoro da fare ce ne sarà tanto». Gian Paolo Ultori ha raccontato l’emozione del debutto nel Consiglio comunale di Piacenza dove ha colto uno spirito collaborativo «ma – ha osservato – è prematuro dare giudizi». Antonio Levoni ha giudicato la Giunta «valida», 4affermando che Patrizia Barbieri «ha lavorato bene». Anche Levoni ha ribadito l’importanza dell’aver costituito il Gruppo dei Liberali («possiamo recitare un ruolo importante»), ha spiegato quali saranno le quattro Commissioni permanenti di prossima nomina e ha annunciato che proporrà Ultori come capogruppo. Al solito, lucido, misurato e concreto il contributo al dibattito dato dall’avvocato Corrado Sforza Fogliani che ha esaminato cos’è avvenuto e come si è arrivati alla formazione della Giunta. «Come Associazione Liberali non siamo mai stati coinvolti nelle trattative – ha spiegato – perché facevamo parte di una lista civica e non ne avevamo una nostra. Il primo obiettivo che ci siamo prefissi in accordo con i nostri consiglieri è stato quello di costituire un’entità politica liberale con la formazione del Gruppo dei Liberali Piacentini in Consiglio comunale. E per fare questo ci volevano almeno due consiglieri. Se uno dei nostri fosse andato a fare l’assessore, addio Gruppo». «Ma sia chiaro – ha proseguito Sforza – che non abbiamo rinunciato a niente. Avremo senz’altro modo di dare il nostro contributo attraverso le commissioni e grazie all’introduzione di uno strumento che indicherà un nuovo modo di governare: specifiche deleghe affidate ai consiglieri comunali».  Un accenno alla nomina ad assessore e vicesindaco dell’avvocato Baio: «Una scelta del sindaco. Io l’ho saputo dalla stessa Barbieri quando era già stato deciso». Tornando ai consiglieri delegati, Sforza ha spiegato che l’attuale Statuto comunale (definito «becero») limita fortemente l’utilizzo di questo strumento. Una delle prime azioni del sindaco andrà proprio nella direzione di modificare lo Statuto per consentire l’utilizzo dei consiglieri delegati. Dal direttivo è stata poi ribadita l’intenzione di formare dei gruppi di lavoro per seguire le varie deleghe degli assessori e ove necessario dare un supporto che indirizzi l’azione della Giunta con politiche liberali. «Un risultato che si può raggiungere – è stato affermato – con l’aiuto di tutti».«Piacenza si è dimostrata ancora una volta Primogenita nel farsi travolgere da quel vento di centrodestra che in questa tornata elettorale è spirato in varie parti d’Italia», ha osservato Carlo Giarelli, secondo il quale ora la vera sfida è di «come tradurre questo spirito liberale: occorre farci trovare pronti a interpretare questa evoluzione della storia».Il professor Giuseppe Marchetti si è rivolto ai neo consiglieri comunali dando loro alcune dritte in materia ambientale. In particolare, Marchetti ha stigmatizzato l’eccessivo allarmismo riguardo la siccità, perché Piacenza ha riserve d’acqua enormi («il lago di Isola Serafini, l’acqua trattenuta dalle ghiaie del Trebbia, da Mortizza a Calendasco» e via esemplificando.In chiusura di riunione è stato annunciato che la seconda edizione del “Festival della cultura della libertà” si terrà – sempre a Piacenza e sempre a Palazzo Galli – il 27-28 gennaio del 2018 nella speranza che così come la prima edizione è stata di buon auspicio per l’esito delle Amministrative, altrettanto lo sia la seconda in vista delle Politiche.

       (foto Alessandro Bersani)                                                         Emanuele Galba

12.07.2017

Tutta l’Associazione Liberali Piacentini formula le più vive congratulazioni all’avv. Corrado Sforza Fogliani riconfermato presidente di Assopopolari per i prossimi tre anni.

Antonino Coppolino

06.07.2017

DOPPIA FOLLIA TRA SENATO E CAMERA

AL SENATO, OGGI AL VOTO SEQUESTRO E CONFISCA DI BENI AZIENDALI ANCHE PER I SOSPETTATI DI REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE…  UN ALTRO PASSO VERSO L’ABISSO. DIMENTICATEVI NON SOLO LO STATO DI DIRITTO, MA PURE L’ATTRAZIONE DI INVESTIMENTI ESTERI…ORMAI SOLO UN PAZZO MASOCHISTA PUÒ VENIRE A INVESTIRE IN ITALIA.

ALLA CAMERA, IERI FOLLIE PAN-PENALISTE (E SPAZIO ALLE PIU’ CLAMOROSE AMBIGUITA’ INTERPRETATIVE) SUL REATO DI TORTURA. DA UNA BUONA INTENZIONE, SI E’ FINITI A UNA PESSIMA NORMA – CON PENE ABNORMI – SCRITTA CONTRO LE FORZE DELL’ORDINE… VIVACE SCAMBIO CON LA BOLDRINI, LA FERRANTI, IL RELATORE DEL PD.

5Dunque, siamo vicini a un altro passo (forse quello decisivo) verso l’abisso. Dimenticatevi non solo lo stato di diritto ma pure l’attrazione di risorse e investimenti, specialmente esteri. Ormai solo un pazzo masochista può immaginare di venire a investire in Italia. Il Senato (prevedibile una maggioranza ampia, con tanto di grillini di complemento) è oggi chiamato a votare l’estensione ai reati contro la pubblica amministrazione (in particolare, a corruzione e concussione) delle misure antimafia più aggressive, e cioè il sequestro e la confisca preventiva dei beni aziendali. Avete capito bene: il sospetto potrebbe essere sufficiente per consentire alla magistratura l’adozione di misure di questo tipo. Lascio da parte ogni commento sul grado di (in)civiltà di una misura di questo tipo, sul livello di incertezza del diritto che sarà creato da questa possibilità, con prevedibilissimi trattamenti diversi di situazioni analoghe. Ne avete sentito parlare in tv? Ne avete letto sui giornaloni “mainstream”?

Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone – numero 289, 6 luglio 2017

 

04.07.2017

Consiglio direttivo dell’Associazione Liberali con i neo
consiglieri comunali Ultori e Levoni

«Risolleviamo Palazzo Mercanti con una ventata di liberalismo»

Rivendicare la piacentinità e il ruolo di Piacenza.
Scandalo in Comune: Patrizia Barbieri saprà risolvere una situazione non facile

6«La nuova Amministrazione comunale ha due compiti specifici: rivendicare la piacentinità e il ruolo di Piacenza, che ha subìto un decadimento tale da farla sembrare una città in demolizione, e puntare su riforme che portino una ventata di liberalismo a Palazzo Mercanti». Questo il messaggio, forte e chiaro, uscito dai lavori del Consiglio direttivo dell’Associazione dei Liberali Piacentini, riunitosi nella rinnovata sede di via Cittadella per una valutazione politica sulle recenti elezioni amministrative (che ha visto prevalere il candidato sindaco – Patrizia Barbieri – appoggiato dall’Associazione), alla presenza dei neo eletti consiglieri comunali Gian Paolo Ultori e Antonio Levoni. In apertura di riunione il presidente Antonino Coppolino si è complimentato con Ultori e Levoni – ringraziando anche Carlo Giarelli e Guido Guglieri per essersi messi in gioco – per l’ottimo risultato che ha visto i rappresentanti dei Liberali Piacentini primi classificati nella lista civica Prima Piacenza: «Un grande successo per la nostra Associazione», ha commentato Coppolino. Gian Paolo Ultori ha ringraziato l’Associazione per la fiducia che gli è stata accordata e ha promesso che affronterà questa esperienza, per lui nuova, con lo stesso impegno che ha sempre messo nella sua lunga attività professionale di geometra, un’esperienza che potrà essere sicuramente utile alla nuova Amministrazione. Antonio Levoni si è detto emozionato e onorato di rappresentare i Liberali e «a disposizione per fare del mio meglio». Non poteva mancare, nel corso del lavori, un accenno alla scandalo che ha travolto il Comune di Piacenza (i “furbetti del cartellino”) all’indomani della vittoria del centrodestra unito alle elezioni. I Liberali Piacentini hanno espresso profonda amarezza per la pessima immagine che Piacenza ha dato di sé, dichiarandosi però convinti che «il nostro sindaco risolverà al meglio questa situazione non facile» perché da oggi si cambia aria, molti dei principi liberali sono stati inseriti nel programma di governo della Barbieri: «Siamo fiduciosi che Piacenza prenda una china diversa e risalga dal baratro in cui è stata spinta». Tornando alla mission della nuova Amministrazione, è convincimento dei Liberali Piacentini che la rivalutazione e valorizzazione della nostra terra passi per un cambiamento di atteggiamento per esempio riguardo alle aree vaste, dove andiamo sempre a fare la ruota di scorta perdendo centri direzionali. Prendiamo la Camera di Commercio: non era affatto obbligatorio scegliere di andare con Reggio e Modena, c’erano anche altre opzioni. Perché non con Cremona e Lodi? Auspicate, come già accennato, iniezioni di liberalismo nell’Amministrazione: già sulla bonifica e sui rivi Patrizia Barbieri ha sposato in pieno la linea dell’Associazione e di Confedilizia; «attraverso l’azione del nostro gruppo consiliare – è stato sottolineato – si deve far percepire all’opinione pubblica che questa è un’Amministrazione diversa dalle altre». Tutte sanno solo lamentarsi che hanno pochi soldi, non si riesce a trovare differenze tra programmi di destra e di sinistra. «L’azione della nuova Giunta – è stato ribadito – dovrà cercare di caratterizzarsi con un’impronta liberale». Ad esempio attraverso le comunità volontarie di cittadini che consorziandosi potranno prendere in appalto dei lavori in cambio di sconti fiscali, con un doppio risparmio: per il Comune che quei lavori pagherebbe di più e per i piacentini che così facendo si vedrebbero fiscalmente alleggeriti. Sul piano operativo, l’Associazione dei Liberali Piacentini organizzerà dei gruppi di lavoro con esperti nelle varie materie per dare un supporto ai consiglieri comunali liberali.

                                                                                                                 Emanuele Galba

27.06.2017

FORSE NON CI SIAMO ACCORTI CHE IL “CONTROLLO DEL TERRITORIO” LO STANNO FACENDO GLI ISLAMICI.

CON LO IUS SOLI, CLAMOROSO POTENZIAMENTO DEL RISCHIO “SECONDA GENERAZIONE”

Testo pubblicato da Affaritaliani

“La lettera rubata” di Edgar Allan Poe (con quella lettera del ministro lì sul tavolo, e che però nessuno voleva vedere) ci ricorda che sono proprio le cose più evidenti a essere a volta quelle meno notate.
Così, nelle nostre città, a fronte delle difficoltà delle nostre forze dell’ordine, chiamate a compiti letteralmente eroici considerando gli uomini e i mezzi a disposizione, spesso non ci accorgiamo di una novità che è sotto i nostri occhi:  il “controllo del territorio” lo sta facendo qualcun altro. Senza demonizzazioni e senza panico, mi riferisco agli islamici: pensate ai negozietti di frutta, pensate ai banchi di fiori aperti ventiquattr’ore su ventiquattro, e pensate pure a una sempre più vasta serie di pseudomendicanti davanti agli ingressi dei condomini, con possibile sistematica annotazione di orari, abitudini, chi esce, chi entra (utile anche ai fini di furti e rapine estive, tanto per dire).
In questo quadro già poco rassicurante, arriva la proposta governativa dello ius soli, e davvero cadono le braccia.
Non si capisce dove sia l’urgenza. Nel 2015, ultimo anno per cui ci siano dati ufficiali a disposizione, l’Italia è stata il paese-record in Europa nella concessione della cittadinanza (178mila in un anno). Peraltro, già oggi, a legislazione esistente, se hai 18 anni e se stai in Italia da 10 anni, puoi chiedere la cittadinanza. E se anche non la chiedi, nessuno ti priva di prestazioni pensionistiche, sanitarie e di welfare. Perché questa fretta di introdurre lo ius soli, dunque?
Inutile girarci intorno. Se l’Italia si è per ora salvata dal terrorismo, lo si deve certo a un’ottima attività di intelligence, certo – ahinoi – al fatto che siamo considerati un comodo paese di transito, ma soprattutto al fatto che il numero degli islamisti radicalizzati è ancora complessivamente basso, al fatto che non abbiamo (per fortuna!) quartieri stile-Molenbeek che possano fungere da bunker impenetrabile, e al fatto che sono ancora contenuti i numeri degli immigrati di seconda e terza generazione.
Con lo ius soli, non sarà più così. Anzi. Anche psicologicamente, si alimenterà un meccanismo “doppio” e pericoloso: da un lato, lo stato che concede qualcosa in più all’islamico; dall’altro, una società che continua a diffidare di lui, innescando proprio la dinamica di rancore e voglia di vendetta che è stata tipica della storia personale di giovani inglesi, francesi, belgi, divenuti terroristi islamisti. Ecco, su questa strada di rischio l’Italia sta decidendo di accelerare. Pessima idea.

Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone – numero 282, 27 giugno 2017

26.06.2017

Iscritti e simpatizzanti si sono dati appuntamento in via Cittadella per seguire i risultati del ballottaggio. E alla fine un brindisi per festeggiare la vittoria

TIFO PER PATRIZIA BARBIERI NELLA SEDE DEI LIBERALI PIACENTINI

«Grazie all’impegno di tutti il pensiero liberale ha vinto, a Piacenza»

8Anche nella sede dei Liberali Piacentini c’è stata grande soddisfazione per la vittoria di Patrizia Barbieri al ballottaggio per l’elezione del sindaco di Piacenza, che dopo quindici anni non è più “cosa loro”. Iscritti e simpatizzanti si sono dati appuntamento dopo le 22,30 in via Cittadella 39 per seguire i risultati elettorali. Presenti il presidente dell’Associazione, Antonino Coppolino, il vicepresidente Carlo Giarelli, il segretario Mario Mistraletti, i neoconsiglieri comunali Gian Paolo Ultori e Antonio Levoni, primi classificati della lista civica Prima Piacenza, altri componenti il direttivo e Corrado Sforza Fogliani, fondatore negli anni ’90 dell’Associazione politico-culturale che da sempre difende i valori autentici del liberalismo.
A un primo momento di preoccupazione dopo l’ufficializzazione del dato dell’affluenza (46,67 per cento, solitamente la bassa affluenza penalizza il candidato di centrodestra), è subito seguito in tutti un sentimento di ottimismo quando sono iniziati ad arrivati i dati delle prime sezioni scrutinate: Patrizia Barbieri era davanti a Paolo Rizzi dappertutto e questo ha rapidamente sciolto ogni dubbio su chi si fosse aggiudicato la sfida. A risultato acquisito (Barbieri 58,54, Rizzi 41,46, vittoria netta), spazio a un brindisi, passaggio al point del nuovo sindaco in via Cavour e poi in piazza Cavalli e a Palazzo Mercanti per 7.jpgapplaudire Patrizia («potete chiamarmi anche semplicemente così – ha dichiarato dimostrando l’umiltà propria delle persone intelligenti – o se proprio volete sindaco ma, vi prego, sindaca mai»), stanca, felice ed emozionata ma sempre decisa e lucida anche nelle prime dichiarazioni da primo cittadino. La generale vittoria del centrodestra in tutt’Italia, assume un particolare significato a Piacenza, dove la sinistra governava ininterrottamente da quindici anni e dove, sì, il centrodestra si è presentato unito ma con il disturbo della candidatura di Massimo Trespidi. Che se non ci fosse stata, avrebbe probabilmente consentito la vittoria addirittura al primo turno. Ma il modo migliore per sintetizzare e commentare questo risultato elettorale, è proporvi alcuni tweet pubblicati sul suo profilo (@SforzaFogliani) dall’avvocato Sforza. Eccoli, in ordine di pubblicazione, a partire da domenica 25 giugno e fino a lunedì 26.“Vince Barbieri. I giornali cartacei (e il gruppo Mani sulla città) non contano più niente”; “Due liberali in Consiglio comunale a Piacenza. Vento nazionale anche questo?”; “A Piacenza uno dei migliori risultati del centrodestra. Chiedetevi perché i giornaloni lo ignorano”; “Pensateci. Contro i cinghialoni cartacei di Mani sulla città persino il cinghialino della Galleana ha dato una mano…”;“Voto di popolo (stufo di megalattici piani futuribili e ciclopiche balle). Centrodestra primo anche a Borgotrebbia. Come sa bene Ultori”. Questo il commento alla vittoria di Patrizia Barbieri dell’Associazione Liberali Piacentini: «Grazie all’impegno di tutti il pensiero liberale ha vinto, a Piacenza. Ora, basta ai carrozzoni succhiasoldi sostenuti persino dalle  “rappresentanze” (tutte)  delle categorie. Si volta pagina, anche qua. Solo con questa Aria nuova Piacenza può rinascere».

(foto Alessandro Bersani)                                                                            Emanuele Galba

26.06.2017

AMBIENTE

Elementari ragioni di trasparenza, oltre che di risparmio per i cittadini, devono suggerire al Comune:

  1. a) di intraprendere se del caso la via contenziosa al fine di ottenere la gestione diretta del collettore Rifiuto e del collettore Settentrionale, con beneficio economico di centinaia di migliaia di euro per i condomini e i proprietari di immobili siti nel Comune di Piacenza, oggi costretti a pagare il contributo di bonifica;
  2. b) di riconoscere, sulla base degli atti e della tradizione secolare in essere, che la proprietà dei rivi urbani sottostanti la città di Piacenza e già costituenti la rete fognaria cittadina appartiene, nel loro sedime, del Comune di Piacenza.

(dal programma di PATRIZIA BARBIERI)

26.06.2017

VITTORIA

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Patrizia Barbieri
nuovo sindaco di Piacenza

La ringraziamo di cuore e Le facciamo i più vivi complimenti.

Ringraziamo, poi, tutti coloro che hanno contribuito a questo grande successo.

L’Associazione Liberali Piacentini sarà ben rappresentata in Consiglio comunale

con due consiglieri: Paolo Ultori e Antonio Levoni.

15.06.2017

ANCORA AGLI STRATEGHI (“OI STRATEGOI…”) DEL CENTRODESTRA. 

IL MERITO DEI RISULTATI DI DOMENICA? DEGLI ELETTORI E DEL SISTEMA ELETTORALE…PER DIREZIONE ITALIA ESORDIO MOLTO INCORAGGIANTE, NONOSTANTE CONDIZIONI PROIBITIVE (CI SAREBBE BASTATO UN DECIMO DELLO SPAZIO DEDICATO DA MEDIASET AI CANI DELLA BRAMBILLA…).
ORA L’OBIETTIVO DOVREBBE ESSERE QUELLO DI UN CENTRODESTRA “FUSIONISTA”, UNENDO CULTURE DIVERSE, LAVORANDO A IDEE E PROGRAMMI.
NOI PORTIAMO IN DOTE UNA COLLOCAZIONE INTERNAZIONALE LUNGIMIRANTE, UN PROGRAMMA DI LIMPIDA IMPRONTA LIBERALE, E UN CONTRIBUTO ELETTORALE-TERRITORIALE INTERESSANTE. SABATO IL PRIMO CONGRESSO.
E PRESTO (SU UN BINARIO DISTINTO DA QUELLO POLITICO-ELETTORALE) NUOVE INIZIATIVE CULTURALI PER APRIRE PORTE E FINESTRE E AIUTARE UN DIBATTITO DI IDEE SEMPRE PIU’ NECESSARIO.

Chi scrive, tra fine 2012 e inizio 2013 (la situazione del centrodestra era così disperata che mi si diede perfino retta, per non più di cinquanta-sessanta giorni…), ebbe la ventura di proporre due carte elettorali vincenti alla vigilia di una campagna elettorale: la proposta-choc di rimborso-Imu e una prima seria riforma di Equitalia pro-contribuenti. Anche quelle ideuzze contribuirono a creare un clima, a rianimare una prospettiva liberale (meglio: una virtualità, un’eventualità liberale…), a rimettere i temi fiscali al centro della discussione, e ad acciuffare un quasi-pareggio che sembrava impossibile.
Allora, a ben vedere, la situazione del centrodestra era più disperata di quella di oggi. Adesso, infatti, come dimostra il risultato di domenica, c’è una voglia ancora maggiore di protagonismo da parte dell’elettorato alternativo al Pd (e ai Cinquestelle): e non appena questi elettori vedono un’occasione (offerta da un sistema elettorale tendenzialmente maggioritario) ne approfittano, o almeno ci provano.
Ora tocca ai dirigenti (scusate la parola…). Fino a cinque giorni fa, si muovevano in direzione opposta al desiderio di quegli elettori. Alcuni immaginando un centrodestra marginale e di opposizione, altri costruendo una prospettiva neo-nazarena gregaria del Pd e di Renzi.
Ora l’obiettivo dovrebbe essere opposto: un centrodestra “fusionista”, che unisca diverse culture e sensibilità, che lavori a idee e programmi forti e credibili. Niente cani, niente dentiere, niente doppie monete, niente uscite dall’euro (se concepite come un salto nel buio).
Altrimenti servirà a poco rallegrarsi dell’insuccesso grillino, in fondo prevedibile per mancanza di radicamento nelle città e per caratteristiche del sistema elettorale.
Noi di Direzione Italia – gli ultimi nati, e i più piccoli – portiamo con umiltà tre ingredienti in dote: una collocazione internazionale seria (con i Conservatori inglesi), un programma di limpida impronta liberale, e anche un non disprezzabile contributo elettorale territoriale.
Domenica, grazie al lavoro di Raffaele Fitto e di tanti amici, in condizioni impossibili (totale censura mediatica, opera nella quale Mediaset si è distinta: ci sarebbe bastato un decimo dello spazio dedicato alla Brambilla e ai suoi cani…), abbiamo riscontrato primi segnali di incoraggiamento. A Lecce il candidato sindaco è arrivato al 45-46% e la lista di Direzione Italia al 18 (ma sommando le liste civiche espressione del nostro movimento il dato può quasi raddoppiare); risultati enormi si sono registrati pure a Taranto e Martinafranca. Ma – sorpresa – risultati interessanti sono venuti anche in molti altri luoghi, ben lontani dal Sud e dalla Puglia: 2% a Genova e a Rieti, 1% di esordio a Padova e Alessandria. Senza contare le importanti prove in Friuli Venezia Giulia di Renzo Tondo e degli amici di Autonomia Responsabile.
Sabato terremo a Roma un primo Congresso, per fare il punto politico e organizzativo, con tutti i movimenti territoriali che hanno aderito al progetto di Direzione Italia.
E molto presto – su un versante distinto da quello elettorale – annunceremo iniziative culturali di respiro, per aprire porte e finestre, e aiutare un dibattito di idee sempre più necessario.

09.06.2017

CAMPAGNA ELETTORALE
Affollato scambio di idee all’aperitivo in piazza Duomo
organizzato dalla nostra Associazione

«PIACENZA MERITA PATRIZIA BARBIERI SINDACO»

L’on. Capezzone: «Non vorrei che i
Macron piacentini diventassero dei Micron»

IMG_1907.JPG«Ho letto che qui a Piacenza ci sono dei Macron. Non vorrei che poi si rivelassero dei Micron che fanno da stampella alla sinistra». Strappa un sorriso – oltre ai tanti applausi – Daniele Capezzone, “l’unico liberale rimasto nel Parlamento italiano” (come spesso ama ricordare il direttore di Italia Oggi, il piacentino Pierluigi Magnaschi), invitato ieri dall’Associazione dei Liberali Piacentini “Luigi Einaudi” allo scambio di idee – con aperitivo – organizzato in piazza Duomo (ristorante L’Orologio) a sostegno del candidato sindaco del centrodestra, Patrizia Barbieri.
«Ci sono quattro ragioni – ha esemplificato Capezzone – per scegliere Patrizia Barbieri come nuovo sindaco di Piacenza. In primo luogo per un fatto d’igiene democratica: dopo quindici anni di governo di centrosinistra occorre un ricambio d’aria. Poi solo da un candidato come questo possono venire in futuro dei bei «no grazie» alle telefonate da Roma per piazzare immigrati. Piacenza – ha ricordato il parlamentare liberale – è seconda in regione per numero di immigrati. Se non mettiamo un freno al loro arrivo, saremo anche noi in un futuro molto prossimo bersaglio di attentati perché avremo islamici di seconda e terza generazione. Terza ragione: le nostre città sono massacrate dalle tasse, nazionali e locali, e i più colpiti sono gli immobili. Con un sindaco come la Barbieri potremo avere piacevoli sorprese su un tema come questo in favore dei cittadini. Infine, a Piacenza il centrodestra si presenta unito e i nostri elettori vogliono e premiano l’unità».
Aprendo il suo breve ma efficace intervento, Capezzone aveva ringraziato l’avvocato Corrado Sforza Fogliani per l’invito, definendolo «un vero maestro di liberalismo e di vita» e affermando che «è per noi un vero privilegio ascoltarlo e seguirlo nelle sue battaglie di libertà». Il parlamentare ha quindi fatto un “in bocca al lupo” a Patrizia Barbieri futuro sindaco, sottolineando che non era casuale il suo utilizzo della parola al maschile perché “sindaca” è un termine offensivo per la grammatica e non solo. «La Boldrini e quelli come lei che così tanto amano dire “la sindaca”, “la presidenta”, “la ministra” sono poi gli ultimi a preoccuparsi se qualche donna viene sgozzata dall’islamista di turno».
Patrizia Barbieri ha ringraziato l’on. Capezzone («un intervento illuminante di cui avevo bisogno»), l’Associazione Liberali e Sforza Fogliani. «Tutti mi stanno dando forza col loro sostegno, i Liberali, Forza Italia, la Lega, Fratelli d’Italia, i Pensionati, la Lista civica: uniti – ha affermato il candidato sindaco – riusciremo a risollevare Piacenza». E la ricetta per raggiungere lo scopo è ben chiara: sentire la gente confrontandosi sui problemi («no alle discussioni a tavolino a colpi di slide»); andare dagli artigiani, dai commercianti, da coloro che svolgono un’attività autonoma e dare loro una speranza «perché si sentono soffocati e chiedono risposte concrete»; avere cura del verde e delle strade, delle grandi ma anche delle piccole cose «per rendere la nostra città vivibile».

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«Un futuro guidato dal centrosinistra – ha analizzato Patrizia Barbieri tra i convinti applausi dei numerosi intervenuti – la gente non lo vuole perché hanno fatto una politica per pochi e hanno distrutto Piacenza perché di Piacenza non gliene importa nulla».
«Questa – ha concluso la Barbieri – sarà una settimana decisiva e molto impegnativa. Andiamo tra le persone e dimostriamo che siamo qui per il bene di Piacenza e dei piacentini. Un esempio concreto? Case popolari, asili nido, sociale: in tutte queste graduatorie, con l’introduzione del Quoziente Piacenza si garantiranno i piacentini e non chi è arrivato qui da due giorni».
Lo stimolante confronto di idee – in prima fila i candidati liberali nella lista civica “Prima Piacenza” Carlo Girelli, Guido Gulieri, Antonio Levoni e Gian Paolo Ultori – era stato aperto dal presidente dell’Associazione Liberali Piacentini, Antonino Coppolino. «Patrizia Barbieri – ha detto – è il candidato che Piacenza merita di avere. La conosco da tanti anni, è una persona decisa e concreta, nata con la voglia di fare. Oggi (ieri, ndr) abbiamo invitato un amico, l’on. Capezzone, ormai di casa alla nostra Associazione avendo partecipato anche alla nostra cena annuale. Dice tante cose liberali, vi consiglio di leggere la sua newsletter “Giuditta’s files”, dove trovate scritte le cose vere che succedono in questo Paese dominato dal pensiero unico. Capezzone è uno che in Parlamento lotta e le sue interpellanze lasciano il segno».
«Credo – ha concluso Coppolino – che Patrizia Barbieri diventerà sindaco di Piacenza. Facciamo tutti un ultimo sforzo, diamo quel colpo di reni necessario ad avere il sindaco che Piacenza merita».

                                                                                                             Emanuele Galba

02.06.2017

Successo per l’incontro organizzato dalla lista
“Bettolesi per Bettola” con candidato sindaco Piera Scagnelli

«Le comunità volontarie sono il futuro anche dei piccoli centri»

Sforza Fogliani: lo Stato non ce la fa più, con il baratto civico
vantaggi per i Comuni e per i cittadini

«Questo Stato ha accresciuto a dismisura le competenze e non ce la fa più. Il futuro sono le comunità volontarie, anche in un centro come Bettola». Il presidente del Centro studi Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani è stato protagonista ieri della serata organizzata dalla lista “Bettolesi per Bettola” (candidato sindaco Piera Scagnelli) per illustrare una nuova opportunità di valorizzazione del territorio sfruttando le sinergie pubblico-privato attraverso l’istituto del “baratto amministrativo”. Serata che si è svolta nella sala consiliare del Comune valnurese e che è stata introdotta dal candidato Alessandro Ferrari che ha accennato alla situazione in cui si trova in questo momento Bettola: «Abbiamo ascoltato tante promesse – disattese – e questo ha portato divisione in paese. La cosa non ci piace, dobbiamo ritrovare unità, tra i cittadini e all’interno delle categorie, che vanno ascoltate. E per portare Bettola un gradino più su, occorre affidarsi a persone competenti, con tanta esperienza, come l’avvocato Corrado Sforza Fogliani che ringraziamo per aver accettato il nostro invito».
Ringraziamenti rilanciati anche dal candidato sindaco Piera Scagnelli che ha ringraziato i numerosi presenti (tra il pubblico anche Fabio Callori e Jonathan Papamarenghi di Forza Italia e il papà del candidato sindaco, Celestino Scagnelli, già primo cittadino) e ha ricordato l’attenzione dell’avvocato Sforza per il territorio e l’affetto per la Valnure. «Durante la stesura del nostro programma – ha spiegato la Scagnelli – abbiamo sposato questa legge sul baratto amministrativo che può dare beneficio al nostro territorio considerando i cittadini come risorsa».
Il presidente del Centro studi Confedilizia si è associato ai ringraziamenti ai partecipanti all’incontro ringraziando anche la lista capeggiata da Piera Scagnelli per avergli dato la possibilità di illustrare questa normativa innovativa. Sforza ha quindi spiegato come è nata questa norma. «Nel 2004 ho fatto un viaggio a New York con mia moglie – che è di queste parti – e con mia figlia, che ora a New York ci vive. A Union Square c’è un negozio della Diesel dove mia moglie e mia figlia volevano andare. Io non amo stare nei negozi; intanto che aspettavo fuori ho incontrato un italo-americano che mi ha spiegato che Union Square, la piazza più ampia di New York, è amministrata dai cittadini che lì abitano. Eseguono tutti i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria e in cambio ottengono agevolazioni fiscali. Naturalmente i cittadini si organizzano consorziandosi».
«Allora mi sono chiesto – ha proseguito nel racconto Sforza -: perché non farlo anche in Italia? Ho scritto un articolo per Il Riformista che era diretto da Oscar Giannino, il quale aveva commentato così sotto al mio pezzo: “Presidente, lei ha ragione. Ma chi le crede in Italia?”». L’allora presidente di Confedilizia non si scoraggiò e ne parlò con il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi che accettò l’idea. «Avevo steso quattro righe – ha continuato Sforza – che il ministro trasmise alla Presidenza del Consiglio. Mettendoci le mani l’hanno reso un po’ più complicato, ma che volete, tutti siamo vittime della burocrazia. In sostanza il baratto amministrativo è stato introdotto ma solo per determinate materie, hanno messo qualche paletto».
L’avvocato Sforza si è detto convinto che lo sviluppo della storia porti a una diffusione delle comunità volontarie: «Lo Stato non ce la fa più. Il giorno di liberazione fiscale ogni hanno cade sempre più avanti, nel 2017 è in questo mese di giugno. Così non si può più andare avanti. Tutte le rivoluzioni – ha ammonito Sforza Fogliani – portano a un mutamento della forma di Stato e quasi tutte sono scoppiate per ragioni fiscali. E oggi il peso del Fisco è enorme, ma spesso poi lo Stato non c’è; pensate a quello che accade nella Sanità».
«In tutto il mondo – ha spiegato il presidente del Centro studi Confedilizia – si va verso le comunità volontarie. Negli Stati Uniti 71 milioni di persone vivono in queste comunità dove chi abita in una determinata zona si mette assieme regolandosi con contratti di diritto privato. Lo Stato si occupa solo dei compiti per cui è nato in origine. Del resto, lo Stato come lo intendiamo oggi è nato solo nel ‘500. Prima, pensiamo al Medioevo, c’erano le corporazioni, cioè forme di convivenza con ordinamenti giuridici diversi dallo Stato. Sono convinto che si vada verso forme di autogoverno proprio perché lo Stato non ce la fa più».
Dopo aver ricordato che nel 2016 ha ripetuto il viaggio negli States tornando a Union Square «dove la piazza è governata benissimo», l’avvocato Sforza ha puntato il dito sulla situazione di dissesto del nostro Paese. «Abbiamo un debito pubblico – ha evidenziato – che cresce di 4 milioni e 300mila euro ogni quarto d’ora; il Pil non cresce dal 2000. Una situazione che veramente preoccupa. Il debito pubblico riguarda ciascuno di noi, si riverbera sui tassi bancari, frena l’economia. Ecco, le forme di comunità volontarie e iniziative come quelle del baratto agevolano i cittadini e gli enti locali, che hanno sempre meno risorse a disposizione». Baratto amministrativo, è stato spiegato, in effetti è un termine improprio (non si riferisce, cioè, all’offerta di prestazioni del cittadino in cambio dell’azzeramento di debiti con il Fisco). Meglio parlare di baratto civico: serve ai Comuni che si sgravano di certi compiti per i quali direttamente spenderebbero di più; serve ai cittadini che pagano meno tasse.

«Credo – ha concluso Corrado Sforza Fogliani – che un istituto come questo possa essere molto utilizzato in un territorio come quello di Bettola, caratterizzato da frazioni che si stanno spopolando a causa di cattive politiche agricole, e sappiamo che l’abbandono porta poi al dissesto idrogeologico. A questo proposito ricordo che per recuperare piccoli centri disabitati si può pensare anche all’albergo diffuso. Qualche esempio l’abbiamo nel territorio di Ferriere. Con il baratto civico si offre la possibilità ai cittadini di unirsi coinvolgendo, perché no, anche i villeggianti. Sono forme nuove, che corrispondono ai tempi che stiamo vivendo».

Emanuele Galba

30.05.2017

Una donna alla guida della città. Altro che chiacchiere di genere….

Dalla Bacheca  del sito di Confedilizia Piacenza

29.05.2017
“Non si può conoscere veramente la natura e il carattere di un uomo fino a
che non lo si vede gestire il potere”
(Sofocle, La Verità 17.12.2016)
CINGUETTII www.confedilizia.it

29.05.2017
“Non si può conoscere veramente la natura e il carattere di un uomo fino a
che non lo si vede gestire il potere”
(Sofocle, La Verità 17.12.2016)
CINGUETTII www.confedilizia.it

10.05.2017

Se lo stato ti dice: “Ti proteggerò”, un buon liberale, dopo essersi spaventato, dovrebbe rispondere: “Piuttosto lasciami in pace”.
Reagan amava ripetere che le parole più terrificanti che un cittadino possa ascoltare sono: “Sono del governo, e sono qui per dare una mano…”

Da Giuditta’s files, newsletter di Daniele Capezzone del 9 maggio 2017

05.05.2017
ONORE A UN UOMO LIBERO (E LIBERALE)

Grande successo a Palazzo Galli della Banca di Piacenza
alla presentazione del libro – curato da Emanuele Galba –
dedicato a Vito Neri, storico presidente della nostra Associazione

C’è voluta anche un’altra sala, in collegamento audio-video con la principale, per accogliere il numeroso pubblico intervenuto alla presentazione del volume “vito neri”, un ritratto attraverso i suoi scritti da uomo libero del giornalista, scrittore, intellettuale, consulente d’azienda, politico e amministratore che ha dato a Piacenza più di quanto ha ricevuto. L’autore, Emanuele Galba, ha illustrato l’opera in dialogo con Giangiacomo Schiavi del Corriere della Sera e Antonino Coppolino, attuale presidente dell’Associazione Liberali Piacentini. Il presidente del comitato esecutivo della Banca di Piacenza (editrice del libro), Corrado Sforza Fogliani ha introdotto i lavori ricordando la figura del giornalista scomparso tre anni fa e salutando i famigliari di Neri presenti in sala (la moglie Graziella, la sorella Bianca e il figlio Giorgio con la moglie). «Per me Vito è stato un mito – ha affermato -, un maestro, un consigliere ma soprattutto un amico su cui poter sempre contare. Un amico di Piacenza e della sua Banca, di cui ha sempre condiviso i valori, fin dai tempi dell’“Avvocato Cecco”, perché così Vito amava chiamare il nostro presidente Francesco Battaglia». Sforza ha poi ringraziato Emanuele Galba per aver curato questa pubblicazione con la stima «quasi figliale che per Vito aveva», un’opera «che la Banca di Piacenza – ha concluso il presidente – è stata orgogliosa di pubblicare».
Toccante la testimonianza di Antonino Coppolino: «Negli ultimi dieci anni ci vedevamo praticamente tutti i giorni. Ho lo studio proprio sotto casa sua ed era naturale vedersi spesso, anche solo per un caffè, una battuta, un consiglio, una confidenza. Era diventato il mio fratello maggiore, un uomo libero che meritava di più da Piacenza, città che ha amato profondamente, nonostante tutto. Il giorno del mio sessantesimo compleanno mi regalò “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria, accompagnato da una simpatica dedica. Era una persona fantastica».

DSC_3122Giangiacomo Schiavi ha ricordato l’incontro con Vito Neri nella sua abitazione di via Santa Franca negli anni ’70, dove aveva la redazione di “Tuttigiorni”, il settimanale da lui fondato e diretto. «Volevo fare il giornalista e non avevo santi in Paradiso; andai da lui con un libro di poesie. Mi offrì una speranza, mi incoraggiò ad osare, sempre con grande generosità. E’ stato un vero maestro – nei termini in cui l’intendeva Calamandrei – che non ha mai smesso di essere giornalista, vero, colto, della generazione della grande cronaca del dopoguerra».
Emanuele Galba, dopo i saluti e i ringraziamenti di rito (in particolare ai giornalisti e ai tecnici della “Voce” e della “Cronaca”) presenti in sala, ha spiegato la genesi del libro «un omaggio che gli dovevo per tutto quello che lui ha dato a me: amicizia, affetto – voleva che lo considerassi uno zio -, consigli preziosi per farmi crescere nella professione». L’autore ha quindi illustrato il volume partendo dal titolo: “vito neri”, senza maiuscole («i giornalisti non le amano») come sui suoi biglietti da visita; proseguendo sottolineando il significato di questo libro, «perfettamente centrato dall’avvocato Sforza quando scrive che i pezzi di Vito Neri su “La Voce” e “La Cronaca” e soprattutto l’“Agenzia dice che”, la rubrica di prima pagina da li inventata, “sono lì a provare il carattere indomito di Vito, la sua capacità di dipingere uomini e situazioni con un’espressione, sono lì a ricostruire, la verità – di tante manifestazioni, di tanti fatti, di tante idee – volutamente censurata, volutamente taciuta. Questa pubblicazione ha il suo perché anche in questo e per questo. E’ una pubblicazione da conservare, e da consegnare ai figli perché abbiano contezza piena della vita cittadina di questi anni”».
«La quantità di materiale su cui lavorare per questo libro – ha continuato Galba – era enorme: un vantaggio ma anche una difficoltà per chi, come me, era così coinvolto dallo stretto legame che avevo con lui. La prima bozza era molto più voluminosa, poi ho dovuto per forza fare scelte più drastiche per arrivare a questa sintesi che, comunque, credo dia buona testimonianza della grandezza di Vito come giornalista, saggista ma soprattutto come uomo».
L’autore ha quindi brevemente illustrato il contenuto dei vari capitoli leggendo anche un paio di brani tratti dal volume, per arrivare all’ultimo capitolo che racconta della serata di ricordo di Vito Neri che si era svolta nella sede dell’Associazione Liberali Piacentini a una ventina di giorni dalla sua scomparsa. «Quella sera – ha raccontato Galba – per deformazione professionale avevo preso appunti pur non avendo giornali su cui scrivere un resoconto. Ma non li gettai e li riposi in un cassetto. A oltre due anni di distanza sono tornati utili e sono diventati, secondo me, il modo migliore per chiudere il libro. Ho scritto quel resoconto al presente, come se l’avessi preparato quella sera del 4 aprile 2014, come se avessi tenuto quegli appunti in un congelatore per due anni».
Emanuele Galba ha chiuso la sua presentazione leggendo le poche righe che fanno seguito al resoconto della serata all’Associazione di via Cittadella e che sono anche la conclusione del volume: «Le testimonianze sono finite. Facciamo ritorno alle nostre case più ricchi perché da ognuna di queste testimonianze abbiamo saputo di Vito qualcosa che magari non conoscevamo, facendocelo apprezzare ancora di più. E’ stato un bel modo di ricordarlo. Ma grande è il rammarico – anche oggi – per non averlo più tra noi. Gli mandiamo un saluto con questo libro. Siamo sicuri che lo leggerà. Speriamo che il suo giudizio non sia troppo severo. Sappia che è stato fatto col cuore».

01.05.2017
La libertà non è il potere di fare ciò che piace, ma il diritto
di fare ciò che dobbiamo
John Acton
CONFEDILIZIA notizie, n. 4/2017

24.04.2017

19.04.2017

NELLE CUCINE DEL MEF (Ministero Economia Finanza), L’IMBROGLIO E’ PRONTO: AUMENTO DELL’IVA “IN CAMBIO” DI UN FINTO TAGLIO DEL CUNEO FISCALE
“Per il momento (Padoan lo ha detto chiaramente a Pasqua, e finora non è giunta nessuna smentita) nelle cucine del Ministero dell’Economia si prepara un grande imbroglio: lasciare che scatti un aumento Iva in cambio – dice il Ministro – di un qualche taglio del cuneo fiscale (solo eventuale e tutto da definire).
Sintesi: un aumento di tasse vero in cambio di un taglio di tasse finto. Ora, non sorprende che le menti perverse del Mef partoriscano cose di questo genere. Ciò che addolora è che (tra politici e mainstream-media) la proposta indecente venga pure presa sul serio. E quindi è cominciato il balletto degli “esperti” che spiegano la bontà dello “scambio” e la fattibilità dell’operazione.
Tutto abbastanza sconcio e deprimente, a partire dell’innefabile Centro Studi di Confindustria.”

Da Giuditta’files, newsletter di Daniele Capezzone del 19.04.2017

11.04.2017

Sulla Pertite, scoperto in Consiglio comunale il “gioco di Bisotti”. Quello che sostiene – ma assolto per non aver compreso il fatto – che i rivi urbani, da secoli comunali, siano di proprietà di chi vi abita sopra, e questo per affibbiare agli ignari cittadini il costo della manutenzione dei rivi stessi, sempre finora effettuata dal Comune.
Ma ci sono le elezioni. La Pertite avrà la destinazione che deve avere e vedremo come finirà l’assessore Bisotti, che speriamo presto ex.

CINGUETTIO PIACENTINO www.confediliziapiacenza.it

 

UN DIRITTO INVIOLABILE E SACRO

“1. Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri.

  1. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.”

 Dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo                                 – 10 dicembre 1948 

04.04.2017

Europa
La seccessione silenziosa
Altro che Brexit, la vera fuga è quella del risparmio. I capitali degli investitori stanno lasciando l’Italia e la Germania, dirigendosi verso gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, in cerca di rendimenti più alti e anche maggior sicurezza.

Da NEWS di Milano Finanza – Numero 065 del 01/04/2017

03.04.2017

Il giornalista Toni Capuozzo ospite dei Liberali Piacentini al Park Hotel

«L’immigrazione?
Solo un grande inganno»

Per l’inviato Mediaset si fa solo dell’ipocrisia e ci si prende in giro nell’illusione di essere un Paese forte in grado di accogliere tutti

«Sull’immigrazione si fa solo dell’ipocrisia, prendendo in giro noi stessi nell’illusione di essere un Paese forte». Strappa applausi Toni Capuozzo nel suo intervento da ospite d’onore della tradizionale cena annuale dell’Associazione dei Liberali Piacentini “Luigi Einaudi” che si è tenuta  lunedì 3 aprile al Ristorante La Veranda del Park Hotel di Strada Valnure.
Record di presenze per l’edizione 2017 (oltre 250 persone) aperta dal presidente dell’Associazione Antonino Coppolino che ha ringraziato Capuozzo per aver accettato l’invito. Giornalista, inviato Mediaset, conduce il programma di approfondimento “Terra!” ed è collaboratore de “Il Foglio”. Di lui ha scritto Aldo Grasso: «Grande inviato, uno dei più bravi giornalisti televisivi, il conduttore di una vera trasmissione di approfondimento».
Coppolino ha poi ringraziato in particolare tutti i primi cittadini presenti e i candidati sindaci delle prossime elezioni amministrative (che si svolgeranno a Piacenza, Villanova, Monticelli, Carpaneto e Bettola) che hanno accettato l’invito alla conviviale, augurando loro buon lavoro per la campagna elettorale. Riconoscimenti particolari sono stati assegnati dai Liberali Piacentini a Carlo Rollini, che da anni si aggiudica il primo posto nella vendita dei biglietti della cena annuale (gli è stato regalato un quadro) e a Nico Tafani (per lui la tessera d’onore dell’Associazione), per aver reso possibile – con il suo grande impegno – la ristrutturazione della sede di via Cittadella 39, sede che Antonino Coppolino ha invitato a visitare come vera testimonianza della storia liberale a Piacenza.
Consumata la cena, il presidente dei Liberali Piacentini ha dato la parola a Toni Capuozzo non prima di aver ricordato ai presenti che venerdì 5 maggio alle 18, alla Sala Panini di Palazzo Galli, sarà presentato il libro di Emanuele Galba dedicato alla figura di Vito Neri, scomparso tre anni fa, indimenticato presidente dell’Associazione “Luigi Einaudi”.Capuozzo ha ringraziato per l’affettuosa accoglienza, ricordando di essere oramai di casa nel Piacentino: le sue venute più recenti, a Rustigazzo per ritirare il Premio della Bontà e a Morfasso per realizzare un servizio giornalistico sull’immigrazione, tema scelto dal giornalista per il suo intervento, preceduto da un accenno su quanto era appena accaduto a San Pietroburgo con l’attentato terroristico nella metropolitana. «A differenza di Londra – ha osservato il giornalista, grande esperto di politica estera -, dove abbiamo assistito a un orrore artigianale, qui siamo di fronte a qualcuno che ha voluto colpire scientificamente per fare più male possibile, da vero professionista del terrore». Secondo Capuozzo il terrorismo ha una forza tremenda: chiunque tu sia sei in pericolo. Questi attentati fanno sorgere una domanda: esiste un modello che garantisce l’integrazione? «Verrebbe da dire che non esiste un modello di riferimento – ha spiegato Toni Capuozzo – visto le esperienze negative di quello britannico, dell’olandese e del francese, più laico ma che non ha sortito gli effetti sperati. Nell’America del Nord, in Usa e Canada, ci sono meno problemi. Lì funziona il concetto della semplicità dell’identità. Se lavori e conosci la lingua sei cittadino americano. E allora per integrare c’è bisogno di una identità semplice».Il giornalista Mediaset è quindi passato a trattare un argomento che gli sta «molto a cuore»: l’immigrazione, invitando i presenti a seguire le prossime puntate di “Terra!” (il lunedì dopo mezzanotte su Rete 4): un viaggio lungo l’Italia per raccontare l’immigrazione dal basso «perché l’immigrazione è la cartina di tornasole dello stato di un Paese».«Non sono partito dall’ideologia o dalla politica – ha continuato l’ospite dei Liberali – ma il mio racconto muove dalla terra dove sono cresciuto, il Friuli, perché di solito in quella regione le cose funzionano meglio che altrove. Ma la fabbrica dell’accoglienza non ha funzionato neanche lì, così come è successo nel resto d’Italia, anche dove ci sono persone perbene e non cooperative che approfittano». E qui è severo il giudizio di Capuozzo sui politici: «La nostra classe politica non ragiona mai nell’arco di 3, 10, 30 anni; non gli interessa, guarda solo al contingente per meri scopi elettoralistici. Si parla tanto di profughi, ma i profughi sono persone che scappano dalla guerra. Qui in Italia ci siamo inventati la parolina magica, accoglienza, perdendo di vista la realtà».«Non mi possono raccontare – ha sbottato il giornalista – che quelli che arrivano per esempio dall’Afghanistan sono profughi, perché io conosco bene la situazione di quel Paese. Non si è mai visto che chi è il fuga da un conflitto lasci indietro donne e bambini. Sono tutti giovani, maschi che fuggono in cerca di una vita migliore. Sono emigranti, non profughi. Intendiamoci, non c’è nulla di male in questo. Di vergognoso c’è l’ipocrisia intorno al fenomeno migratorio, c’è il fatto che ci prendiamo in giro nell’illusione di essere un Paese forte che può accogliere tutti».A parere di Capuozzo non è così. «Teniamo per due anni persone a cui diamo da mangiare e da bere venendo a costare alle amministrazioni. Tutto per reggere una messinscena, per farci tutti partecipi di questo grande inganno. Ora hanno smesso di parlare di emergenza e hanno trovato un’altra parolina magica: le migrazioni “epocali”. Questo fa parte della presa in giro».«Con la Frontex – ha esemplificato l’inviato, che ha strappato più volte gli applausi dei convenuti – il fenomeno non si è ridotto, anzi. Ha prodotto un effetto calamita che ha fatto aumentare gli sbarchi (e i morti). Però non ci sono più le carrette del mare. Ci sono i gommoni prodotti appositamente in Cina che la Marina militare va a raccogliere a 12 miglia dalla costa libica. Ricordatevi che i primi a brindare a Mare nostrum e a Frontex sono stati gli scafisti…».Toni Capuozzo ha lanciato poi una critica alla magistratura (citando Davigo) e alla presidente della Camera Boldrini: «Non si accorgono che diamo un segnale sbagliato permettendo a chiunque di entrare nei nostri confini illegalmente, dichiarando di chiamarsi con un nome fasullo, mentendo sull’età. A chi è entrato dalla porta dell’illegalità trasmettiamo il messaggio che è arrivato nel Paese dei balocchi, dove le regole sono fatte per non essere rispettate».«Sono del parere – ha convintamente affermato Capuozzo – che un Paese adulto, serio, il fenomeno immigrazione lo avrebbe governato fissando quote in base alle necessità di lavoro che possiamo offrire a chi chiede ospitalità».Il giornalista ha concluso il suo apprezzato intervento con una riflessione sull’integrazione, riferita in particolare alla comunità islamica. «La cronoca quotidiana – ha osservato – ci mostra che c’è un forte ostacolo alla coesistenza con la comunità musulmana. Il problema è che l’islam per sua natura difficilmente può convivere con le nostre regole. Pensiamo solamente alla differenza dei rapporti fra religione e Stato nei due contesti: separazione da una parte, commistione dall’altra. La religione cattolica consente l’esercizio del dubbio e della scelta. Per Dio non c’è l’infedele; noi siamo cresciuti con una religione che ci permette di sbagliare diventando cittadini consapevoli. Le scelte non esistono per la religione islamica, che fabbrica sudditi, non cittadini. Tutto questo cozza con i nostri valori. E chi afferma – ha concluso Toni Capuozzo – che il Corano è un libro di pace, vuol dire che non l’ha letto».Il presidente dell’Associazione dei Liberali Piacentini, Antonino Coppolino ha donato all’ospite d’onore il libro di Vittorio Sgarbi “Il tesoro d’Italia” in ricordo della piacevole e istruttiva serata dove si sono dette cose politicamente scorrette. E non poteva essere altrimenti, trattandosi di un appuntamento autenticamente liberale.

28.03.2017

 

Più che celebrare i trattati europei è meglio cominciare a riscriverli (DeMattia, MF). D’accordo.

Dal profilo Twitter dell’avvocato Corrado Sforza Fogliani.

 

 

23.03.2017

22.03.2017

 

Tre mosse-PD verso il suicidio economico dell’Italia: via  i  voucher, semaforo  verde  a  tassa  su  transazioni finanziarie  e webtax

Da Giuditta’files, newsletter di Daniele Capezzone
del 22 marzo 2017.

 

 

17.03.2017

Alla RAI. Cosa autorizza un giornalista qualsiasi a definire “populista” un partito piuttosto che l’altro?
Alla RAI. Che cosa autorizza un giornalista qualsiasi a titolare “Non sfondano i populisti”.
E’ un giudizio non è una notizia terza.
Dal profilo Twitter dell’avvocato Corrado Sforza Fogliani

L’annuale cena della nostra Associazione, aperta come sempre anche ai nostri invitati ed amici, sarà servita nei locali del Ristorante “La Veranda” presso Best Western Park Hotel, (Strada Valnure – Piacenza)

lunedì, 3 aprile 2017

con inizio alle ore 20.30

avremo gradito ospite il giornalista

TONI CAPUOZZO

Come al solito ci viene raccomandata sollecitudine nelle prenotazioni per evitare disservizi.

Il prezzo di sostegno è stato confermato in € 60,00 a testa.

Per prenotazioni:

avv. Corrado Sforza Fogliani 0523 337110

avv. Antonino Coppolino 0523 338325 * 335 8035729

sig. Mario Mistraletti 335 6167619

 

13.03.2017

Per gli statalisti anti-mercato, ammoniva Reagan, valgono tre regole: “Se qualcosa si
muove, tassalo; se si muove ancora, regolamentalo; se non si muove più sussidialo”.
E’ esattamente il contrario di ciò che dobbiamo fare.

Da Giuditta files del 13.04.2013. Newsletter di Daniele Capezzone

 12.03.2017

Sono tre anni che l’amico Vito Neri ci ha lasciati.
Lo ricordiamo, sempre, con affetto e amicizia.

Antonino Coppolino

09.03.2017

Quando il governo teme il popolo, c’è libertà. Quando il popolo teme il governo, c’è tirannia.
(Benjamin Franklin)
Da “Archivio cinguettii” di CONFEDILIZIA

 

01.03.2017

20150806163825-brugnetoCol Brugneto siamo alle solite. A chiedere la carità. Dimentichi dei sacrosanti diritti, che la nostra povera politica forse neppure sa che abbiamo.
O forse lo fanno apposta: così sperano che crediamo che l’acqua ce la “conquistino” loro e le loro rappresentanze, Confagricoltura e Coldiretti (quelli che siedono nel Consorzio di bonifica ben remunerati, per quel che fanno…)

 

CINGUETTIO PIACENTINO (dal sito http://www.confediliziapiacenza.it)

 

Paginate soporifere, ora ci va di mezzo quel poveretto di artista guercio.
Lavoriamo, piuttosto, perché non sia la replica del film già visto per l’Expo.
E attenzione, coinciderà più o meno (ma senza volerlo)
con le amministrative…

CINGUETTIO PIACENTINO (www.confediliziapiacenza.it)

 

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Siamo al terzo/quarto tentativo di far partire l’Agenzia affitti.
Una ragione per farla, i politici l’avranno.
I proprietari di casa, no.
CINGUETTIO PIACENTINO (www.confediliziapiacenza.it)

 

 

 

downloadTroppi soldi spesi male: tutto da rifare. Il bonus da 10 miliardi, altri 10 miliardi per le assunzioni, poi le prebende pro-referendum. Con effetti inconsistenti sulla crescita. Così i conti sono sballati. I mercati se ne sono accorti, lo spread vola, la Ue non accetta più compromessi. Possiamo ringraziare Renzi.
(Panorama 9.2.’17).
Dalla rubrica CINGUETTIO di CONFEDILIZIA

 

 

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Oggi, 10 febbraio, giorno del ricordo
Istituito con legge 30 marzo 2004, n. 92, per conservare e rinnovare il ricordo della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati alla fine della seconda guerra mondiale, per mano dei comunisti di Tito e con la connivenza del partito comunista italiano.
Lo vogliamo ricordare anche perché non si continui a vedere solo una parte dei crimini di guerra commessi, trascurando sistematicamente gli altri eccidi.

 

09.02.2017

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Denunciano su la Libertà la vergogna del Gotico. Dimenticano che è stato umiliato per anni (a meno che non ci sia ancora, nascosta) da un traliccio/antenna di cui l’assessore Bisotti (quello assolto – per la questione della proprietà dei rivi sotterranei – per non aver compreso il fatto) non ha mai detto la società/ditta/persona responsabile.

Da BACHECA del sito CONFEDILIZIA Piacenza

” Liberi di scegliere. Festival della cultura della libertà “

SINTESI DALLA CONCLUSIONE DELL’AVV. CORRADO SFORZA FOGLIANI                                           

“Credo che questo festival segni un punto importante, quanto meno di riferimento, per la cultura della libertà.  Lo abbiamo concepito in Confedilizia, della quale abbiamo qui il presidente Spaziani. L’abbiamo poi esposto al direttore del Foglio Cerasa, che entusiasticamente ha accettato, fornendoci una preziosa collaborazione.  Ma questo Festival non si sarebbe fatto se non ci fosse stato Carlo Lottieri, che è stato l’anima scientifica – e non solo – di questo percorso, tracciandolo con grande passione, pari solo alla sua cultura liberale”.

Sforza Fogliani ha quindi ringraziato i relatori e i partecipanti, che sono stati numerosissimi (molti da fuori provincia), e tutti coloro che si sono dedicati all’organizzazione. Prima di tutto l’Associazione Einaudi dei liberali piacentini che compie venticinque anni di vita essendosi costituita nel 1992, e che è tuttora nella sede storica (presentata rinnovata in via Cittadella 39, in una pausa del Festival) e dove si sono combattute tante battaglie politiche e amministrative. In questa sede, con un gruppo di giovani e meno giovani che si sono materialmente e manualmente dedicati a un’attività di ristrutturazione, è stato allestito un piccolo “museo storico”, con fotografie ancora di venti/trent’anni fa, che ricordano l’apporto che la cultura della libertà, con il Partito Liberale, ha dato alla comunità nel secondo dopoguerra.

Durante il Festival, ha evidenziato l’avv. Sforza Fogliani, abbiamo sentito – come era logico, in casa di liberali – anche idee diverse, specie sul presidente Trump e sui suoi primi provvedimenti: però, tutti hanno valutato che cosa abbia significato la sua elezione e cioè la rottura di quello che è il pensiero unico internazionale. Vedremo i fatti, li valuteremo in autonomia, non più condizionati dall’informazione dei quotidiani tradizionali, libera come è la gente di informarsi con quello strumento di libertà che è il Web.

Tra i valori usciti dal Festival la necessità di agire contro la visione di uno stato orientato all’iperfiscalismo, che ammazza l’imprenditoria e chi chiede solo di portare avanti le proprie iniziative. La spesa pubblica non può più essere sostenuta nei termini attuali. Occorre, invece, una fiscalità rispettosa della persona umana, e dei frutti del suo lavoro, e senza espropriarglieli in modo così assoluto.

L’avv. Sforza ha accennato anche alle celebrazioni della Giornata della Memoria, rilevando come i giovani studenti siano condotti da “cattivi maestri” a vedere solo una parte dei crimini di guerra commessi, trascurando sistematicamente altri eccidi come quello degli italiani in Crimea, ma che ora, grazie anche al sostegno di Assopopolari (che finanzia le ricerche di tre studiosi in Kazakistan), stanno uscendo nella loro tragica dimensione, fornendo una verità che finora invece era tenuta deliberatamente nascosta.

In questi giorni del nostro festival – ha concluso -, abbiamo fatto un’attività di rigenerazione anche del nostro morale e soprattutto delle nostre conoscenze: gli aironi stilizzati che caratterizzano il simbolo del nostro festival torneranno a volare l’ultimo sabato e l’ultima domenica di gennaio del prossimo anno.

Da http://www.ilpiacenza.it/cultura/festival-della-cultura-della-liberta-350-le-persone-accreditate-l-evento-tornera-a-gennaio-2018.html

 

 

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24.01.2017

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18.01.2017

downloadTheresa May ha chiarito ieri, in una conferenza stampa, che cosa intende per Brexit “Hard”: Il Regno Unito uscirà dal mercato unico europeo. Quindi non sarà un addio all’acqua di rose, ma un divorzio vero e proprio, in cui si metterà in discussione il pilastro stesso dell’Unione europea. Londra vuole un accordo commerciale “coraggioso e ambizioso” con la Ue, ma non l’integrazione nel suo mercato.
Perchè questo significherebbe continuare ad accettare la giurisdizione della Corte di Giustizia europea che “significherebbe non uscire affatto dalla Ue”. Un’ipotesi considerata inaccettabile.
Questo vuol dire parlar chiaro.
Le Borse europee hanno reagito senza particolare apprensione al discorso della May. Milano ha anche chiuso in rialzo.
Alla faccia di chi, per la Brexit, ha sempre profetizzato disastri.

15.01.2017

Al ritmo di uno di uno al giorno.
Renzi assumeva consulenti e gogò mentre l’Ialia lo mandava a casa.
Gli ultimi contratti sono stati formalizzati il 6 dicembre. In tutto Gentiloni è circondato da 353 nominati dal predecessore, molti dei quali scadranno solo nel 2018. Spesi 3 milioni di euro in appena due mesi (La Verità 14.12.’16)
Dalla rubrica Cinguettio di CONFEDILIZIA

12.01.2017

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“L’effetto Expo come previsto è finito nel nulla”. Lo ha scritto il prof. Vaciago, proprio
su Libertà (31.12.’16). Documentiamo, allora, chi lo aveva previsto e chi, fino all’ultimo,
ha diffuso soporifere esaltazioni.
Dalla Bacheca di CONFEDILIZIA Piacenza

07.01.2017

logoInvitiamo a consultare on-line Formiche.net (pagina: spread) in cui è riportata una conversazione con il presidente di Assopopolari, avv. Corrado Sforza Fogliani, riguardante i tanti problemi creati dalla legge Renzi-Boschi sulle banche popolari, nei cui confronti è stata sollevata, dal Consiglio di Stato, questione di manifesta incostituzionalità.

05.01.2017
download-1LO STATO E IL GELATO
Il modo migliore per insegnare ai tuoi bambini cosa sono le tasse è mangiare il 70% del loro gelato.
TEA PARTY ITALIA
www.teapartyitalia.it
CONFEDILIZIA notizie, dicembre 2016

 

 

03.01.2017

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L’obiettivo del vero liberale non dovrebbe consistere nell’eguaglianza, bensì nel permettere a chi sta peggio di lui di migliorare la propria condizione.

 

Deirdre McCloskey,
Equality Lacks Relevance if the Poor are Growing Richer, 2014

CONFEDILIZIA notizie, dicembre 2016

02.01.2017

Sogno un 2017 nel quale qualcuno ringrazi anche chi lavora e riesce a pagare le tasse mantenendo (senza colpa) questo stato (s miniscola!)

Dal profilo Twitter dell’avv. Corrado Sforza Fogliani
(http://twitter.com/SforzaFogliani)

29.12.2016

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28.12.2016

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Chi fa del bene al prossimo deve farlo a singole e identificabili persone. Il bene in generale è la scusa dei furfanti, degli ipocriti e degli adulatori (William Blake, scrittore)

Dalla BACHECA di Confedlizia Piacenza


(William Blake 1757-1827)

 

24.12.2016

imagesPer MPS è puntualmente andata come si prevedeva. Il salvaBanca viena chiamato salvaBanche, per confondere.
Sulla (grossa) MPS non si può.

Tweet di Corrado Sforza Fogliani
(profilo Twitter – http://twitter.com/SforzaFogliani)

21.12.2016

downloadPrima, hanno rovinato le banche con la favola del bail-in. Poi, facendo fallire le 4 banche (3 Casse e 1 Popolare). Ora, tirano fuori i soldi di Stato per la (comunista) Mps. Nel contempo il Consiglio di Stato ritiene incostituzionale la riforma Morgan, quella delle Popolari. Non ne hanno indovinata una.
Dilettanti allo sbaraglio.

 

14.12.2016

“Oggi (lo diciamo con rispetto personale per il Presidente del Consiglio) vi presentate qui, come se nulla fosse accaduto. Anzi, premiando chi è stato punito dagli elettori e dal buon senso. Il 60% degli italiani ha bocciato la riforma? Diventi sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio. La Consulta ha bocciato la tua riforma della Pubblica Amministrazione? Ti rinominano Ministra della Pubblica Amministrazione. E potremmo continuare, dicastero per dicastero. Sarà interessante sentirvi parlare di meritocrazia, in futuro.”

Parte dell’intervento di Daniele Capezzone alla Camera per motivare il No alla fiducia del nuovo Governo.
Da Giuditta’s files, n. 153 del 14 dicembre.

13.12.2016

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da Milano Finanza del 13.12.2016

12.12.2016

Minacce di Cisini: “Abbiamo pronte azioni per migliorare la situazione” (Libertà 10.12.’16).
Signore, dacci il peggioramento…

Dalla Bacheca di CONFEDILIZIA Piacenza

07.12.2016

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Ho capito bene? Il Comune di Piacenza non ha neppure i soldi per fare la pulizia della città (e per la carta igienica di scuole ed asili, che in alcuni casi i bambini devono portarsi da casa), ma ha 1.270.000 euro  per mettere a posto il Carmine (bella cosa, ma è una questione di priorità) che è così da 2 secoli? Non parliamo della Regione, quella (la peggiore di tutti gli altri) che ci mette – sempre se ho capito bene – quasi 5 milioni, per il Carmine.
Viva (o via?) Cisini e company…

 

 

07.12.2016

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06.12.2016

REFERENDUM

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Ieri si è dunque compiuta una Renxit. Gli italiani hanno votato contro l’establishment e hanno vinto.

Da Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone, n. 146, 5.12.’16

30.11.2016

eisinger-sec-goldman1-1200La banca d’affari statunitense Goldman Sachs (che si contende l’Italia con la Morgan Stanley, quella che per alcuni ha ideato l’obbligata trasformazione in Spa delle Popolari, la “riforma Morgan” appunto) ha fatto sapere che, secondo la famosa banca, “se vincesse il NO, ostacolerebbe gli sforzi per ricapitalizzare le banche italiane”. Dobbiamo allora “votare NO”, se l’alta finanza predica il SI. E’ una ricetta infallibile, è quella che ha fatto vincere Trump.
Dalla Bacheca di Confedilizia Piacenza

 

29.11.2016

REFERENDUM.
Matteo Renzi, il nostro ricostituente…
(prof. V. De Siervo, ex presidente consulta, professore del Premier all’Università)
 Dalla rubrica CINGUETTIO di CONFEDILIZIA

26.11.2016

Ecco come spende i soldi per la cultura la Fondazione di via Poggiali

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25.11.2016

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Oramai, siamo in piena campagna elettorale per le comunali. Si susseguono a ritmo incessante
convegni, annunci megagalattici e Piani. Sono indietro coi tempi e credono che i piacentini non
siano ancora usciti dalla prima Repubblica.

Dalla Bacheca di CONFEDILIZIA Piacenza
21.11.2016

UDIENZE PRIVATE…

Piazza San Pietro gremita di fedeli durante la Santa Messa per i Cresimandi e i Cresimati di tutto il mondo, celebrata da Papa Francesco in Piazza San Pietro, Citta' del Vaticano, 28 aprile 2013. Faithful in Saint Peter Square for the mass of Pope Francis for the first communion to children, Vatican City, 28 April 2013. ANSA / INSIDEFOTO / ANDREA STACCIOLI

 

Il solito film. Coldiretti (quelli del Consorzio di bonifica) in udienza “privata” dal Papa.
Ma erano diverse centinaia…

 

Dalla bacheca di CONFEDILIZIA Piacenza

 

18.11.2016

LA CLINTON E BERLUSCONI
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Dichiara la Clinton che è stata sconfitta per colpa dell’FBI (cioè, per colpa di una specie di solletico). Non ha idea cosa dovrebbe allora addebitare Berlusconi ai soliti giudici.

Dalla Bacheca di CONFEDILIZIA Piacenza
17.11.2016
 CARTACEI E RETE

downloadDemonizzano la rete perché la temono, perché ha fatto il vuoto nella loro carta stampata.
Ma il metodo giusto non è questo. I giovani vanno educati, non gli va tolto uno strumento di libertà solo per egoismo e cioè per il proprio interesse.

Dalla Bacheca di CONEDILIZIA  Piacenza

15.11.2016

DANIELE CAPEZZONE SUL “METODO” DEL PIACENTINO RAINERI

img-20161115-wa0002Ogni lunedì Giuditta’s files, newsletter settimanale dell’on. Daniele Capezzone – politico italiano, ex portavoce del Popolo della Libertà e Forza Italia, ora tra le fila del partito Conservatori e Riformisti – consiglia la lettura di un libro italiano.

Questa settimana si è occupata del volume “Memorie di guerra e di governo di Giovanni Raineri”, a cura di Aldo G. Ricci (Istituto per la storia del Risorgimento italiano, Comitato di Piacenza, 2016) ed edito dalla Banca di Piacenza.

Scrive l’on. Capezzone: “Si deve alla passione, alla tenacia, all’amore per le idee liberali dell’avvocato Corrado Sforza Fogliani, alla meritoria opera del Comitato di Piacenza dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano e al puntuale lavoro del curatore Aldo G. Ricci, la pubblicazione delle ‘Memorie di guerra e di governo’ di Giovanni Raineri, allora ministro delle terre liberate dopo la Prima Guerra Mondiale e morto ormai 72 anni fa.

Fu lui, nei drammatici anni successivi al conflitto, a occuparsi di concepire la ricostruzione delle aree che erano state letteralmente distrutte e devastate dalla Grande Guerra, a partire dal Friuli. E fu lui, con un Regio Decreto del 1920, a immaginare una formula di limpida impronta liberale, meno permeabile alla corruzione (senza inventarsi ‘supplenze’ di ‘Autorità anticorruzione’), volta ad un uso accorto e non allo spreco del denaro pubblico.

La soluzione fu quella di affidare la gestione dei finanziamenti per la ricostruzione ai consorzi dei privati danneggiati. E fu un’impostazione dai tratti innovativi e azzeccatissimi:

  1. perché, secondo la migliore ‘grammatica’ liberale, ebbe il merito di sancire una netta distinzione tra chi doveva agire (i privati) e chi doveva invece controllare, cioè lo stato, a cui fu ovviamente attribuita la necessaria funzione di verifica e approvazione finale;
  2. perché ebbe il merito, ‘saltando i passaggi’, di ridurre lungaggini e intermediazioni burocratiche;
  3. perché, per quella via, ieri come oggi sarebbe più facile evitare sia gli sprechi di denaro pubblico sia i rischi di corruzione (non a caso il piano Raineri subì allora un feroce ostracismo da ampi settori politici).

Ha ragione Corrado Sforza Fogliani quando ripropone questa impostazione anche oggi, un secolo dopo, per la ricostruzione post-terremoto.

E non solo per l’obiettivo ragionevolissimo di evitare sperperi e di garantire voce in capitolo a chi sa meglio di altri cosa fare (cioè i soggetti direttamente interessati), ma anche per ritornare a una impostazione sana, cara al mondo liberal-conservatore anglosassone, per cui il compito della mano pubblica non è fare tutto, non è ‘impicciarsi’ di ogni aspetto della vita economica, non è agire da giocatore, ma è assumere il ruolo dell’arbitro, lasciando più spazio alla società, agli attori del mercato, ai privati. Non abbiamo bisogno di un ‘big state’, ma di una ‘big society’: e oggi è forse ancora più vero di ieri.

Da anni, in Italia, e sotto diversi colori politici (quasi senza distinzioni), ci siamo invece abituati a una logica opposta, spesso anche animata da nobili intenzioni (attività di protezione civile, soccorso ai danneggiati, realizzazione di grandi eventi, ecc): e questa logica è quella di procedure eccezionali, con binari di spesa che viaggiano secondo ‘regole’ non ordinarie. E’ evidente che, nella peggiore delle ipotesi, tutto ciò alimenta e lubrifica sprechi e corruzione.  Ma anche nella ‘migliore’ delle ipotesi, si tratta di un’ammissione di impotenza: la mano pubblica si rende conto di non poter agire per vie ordinarie, ma non vuole nemmeno rinunciare a un interventismo pervasivo e a tutto campo, e quindi si inventa ‘corsie preferenziali’ fuori dalle regole tradizionali.

E’ la soluzione sbagliata, conclude Capezzone: molto meglio lasciare spazio ai privati, e restituire allo stato la sua più opportuna e adeguata funzione di vigilanza, garanzia e controllo”.

14.11.2016

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SOLDI GETTATI
Soldi in beneficenza, in Val Tidone.
Sarebbe meglio se la Fondazione Festival Val Tidone non facesse gettar via più di 100.000 € alla Fondazione di via Poggiali (che ci sta, ovviamente).
Dalla Bacheca di CONFEDILIZIA Piacenza

 

 

 

 

 

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10.11.2016

A CALDISSIMO SULLE ELEZIONI USA, LA CASA BIANCA VA A TRUMP, DOPO BREXIT ARRIVA “TRUMPEXIT”.
VALANGA TRUMP OLTRE OGNI PREVISIONE (E VITTORIA PIENA ANCHE IN CONGRESSO E IN SENATO), MA ORA “ESPERTI” ED ESTABLISHMENT VADANO A NASCONDERSI. DOPO BREXIT, ANCHE STAVOLTA NON HANNO CAPITO NULLA.
ANCHE QUI IN ITALIA, AUSPICABILI DIMISSIONI E SILENZIO DI UNA CINQUANTINA DI DIRETTORI, COMMENTATORI-COMMENDATORI, CIAMBELLANI DEL POTERE.
DURANTE I DIBATTITI, TWITTAVANO PRO-HILLARY COME “BIMBIMINKIA”, ANZICHE’
PROVARE A CAPIRE…
Da Giuditta’files, la newsletter di Daniele Capezzone – num. 128, 9 novembre 2016

09.11.2016

“Prosciuga la palude”. E’ lo slogan con cui Trump ha vinto le elezioni.
Vale anche per l’Italia.
Dalla Bacheca di CONFEDILIZIA Piacenza
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09.11.2016

Oggi, 9 novembre è il “GIORNO DELLA LIBERTA’” istituito con legge 15 aprile 2005 , n. 61
per ricordare l’abbattimento del muro di Berlino, avvenuto il il 9 novembre 1989, e la fine del
regime comunista della Germania orientale, per oltre trent’anni causa di sofferenze e morte
per i cittadini tedeschi.

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07.11.2016

PARADOSSO

Confindustria, Coldiretti, Confagricoltori, Confartigianato, Confcommercio, Liberi artigiani e compagnia cantando.
Toh, chi si vede…! Protestano uniti contro il Comune per un possibile aumento della tassa rifiuti. Ma sono gli stessi che, sempre uniti, estendono a nuovi territori la contribuzione coatta del Consorzio di bonifica…

05.11.2016

donald-trumpScenari – Contrordine (o quasi): non è detto che Trump abbia già perso. La “October surprise”, materializzatasi sotto forma di riapertura dell’inchiesta di FBI sullo scandalo-mail della Clinton, ha invertito una tendenza che sembrava irreversibilmente negativa per il tycoon.
Forse perderà davvero, ma chi ha già perso sono i media tutti schierati a corpo morto con l’establishment clintoniano.
E’ comunque molto probabile che i repubblicani vincano in congresso e  resistano in senato.
Credibilità perduta dei media Mainstream: per un anno, hanno fatto eco alle volgarità e alla “caciara” di Trump. Poi lo hanno demonizzato, dimenticando le mail (e i finanziamenti esteri!) della Clinton.
Ma soprattutto non hanno capito l’America profonda, i ceti medi e i medio-bassi impauriti e impoveriti, trattandoli come una feccia di selvaggi sdentati…

P:S.: Una nota di inqualificabile demerito per quasi tutti gli analisti italiani di cose americane (con poche meritorie eccezioni): anziché spiegare e capire, hanno fatto il tifo di una curva clintoniana…

Da Giuditta’files, la newsletter di Daniele Capezzone – num. 123, 2 novembre 2016

 

02.11.2016

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01.11.2016

GRAFFI

union-jack-1027898__180I “graffi” sono il seguitissimo mini-corso di inglese curato da Giuditta (che è una micia British!) per il premier Renzi, sempre più imbarazzante e sempre meno fluent nel suo English. Mentre la prima edizione del corso era dedicata a idioms e phrasal verbs, questa seconda edizione è focalizzata su citazioni tratte da libri inglesi o americani, anche nel tentativo di incoraggiare a letture un pochino più impegnative un Primo Ministro (apprendiamo dai retroscena) troppo preso dalle miniserie tv, da lui stesso suggerite e indicate (pare) come punto di riferimento culturale per la sua cerchia etrusca.

Da “Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone, num. 122, 1 novembre 2016”.

27.10.2016

Bersani ha regalato la Boldrini all’Italia. In un Paese attento, basterebbe questo.
Dalla Bacheca di Confedilizia Piacenza.

26.10.2016

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Renzi arriva alla cena con Obama: “i camerieri di là”

(Filippo Merli, Italia Oggi 19.10.’16)

Dalla rubrica Cinguettio di CONFEDILIZIA

 

 

 

19.10.2016

madrid_3Il miracolo economico è in Spagna. Senza governo da quasi un anno (nonostante le due tornate elettorali del dicembre 2015 e giugno 2016, dalle quali non sono uscite maggioranze in grado di governare il paese) l’economia iberica vola.
Secondo le stime del World Economic Outlook (Weo) del Fondo monetario internazionale (Fmi), la Spagna chiuderà il 2016 con il Pil in crescita del 3,1 per cento, di gran lunga superiore ad altre realtà europee come il Regno Unito (+ 1,8 per cento), la Germania (+ 1,7 per cento) e l’Italia fanalino di coda (+ 1 per cento).
Non è però la prima volta che un paese senza governo fa registrare una forte crescita economica. Già a cavallo tra il 2010 e il 2012 il Belgio rimase per 589 giorni senza governo, eppure la sua economia crebbe del 2,4 per cento.
A questo punto sarebbe il caso di provare anche in Italia…

07.10.2016
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Ancora un bus che fonde il motore.
Quando capiranno che i “carrozzoni” pubblici (o pseudo pubblici) non funzionano?…

07.10.2016
elezioni-usaConsigliamo la lettura della News del 29.09.2016 di Milano Finanza online (www.milanofinanza.it) dal titolo:
Trump scoperchia il vaso Fed“. L’articolo, di Ruchir Sharma (traduzione di Giorgia Crespi), sottolinea che
“…in tema di Federal Reserve, il tycoon di New York non ha tutti i torti. In una delle sue filippiche sosteneva che
l’Istituto centrale sempre più “politico” sta mantenendo bassi i tassi di interesse per aiutare i democratici a novembre, aggravando una “grande, grossa, brutta bolla” che scoppierà quando la banca centrale si deciderà ad agire. Non del tutto infondato…”.
L’articolo, molto interessante, prosegue (con dovizia di particolari), spiegando appunto queste manovre della
Fed americana (a fini elettorali, pro democratici) non senza rilevare che “…Trump aveva fondamentalmente ragione nel dire che la politica della Fed ha fatto di più per accrescere i prezzi di asset finanziari, quali azioni, obbligazioni e abitazioni, che per aiutare l’economia nel complesso…”. E che “…i suoi sproloqui potranno anche peccare di inaccuratezza, ma per quanto riguarda gli effetti a catena delle politiche di allentamento della Fed ha centrato il punto”.
Naturalmente il “pensiero unico” se ne guarda bene dal rilevare e diffondere queste cose…

06.10.2016
tornadoSolito show anche post ultima disfatta (perdita del 50° stormo). Farà, vedrà, potete stare tranquilli, sarà meglio, è larghissima di risultati (e capacissima), ma regolarmente al futuro. La bugiardina l’appoggia in pieno. Tempi tristi (anzi: solo ridicoli).

05.10.2016
La nostra (improvvida) classe politica/dirigente aveva per anni indotto al giubilo la comunità piacentina, illuminando la stessa sulle magnifiche sorti e progressive  che si sarebbero attualizzate con l’Expo. Com’è andata, lo abbiamo visto. Ora, però, è anche uscito un dato oggettivo: nell’anno dell’Expo (2015), l’Istat ha registrato una diminuzione dei pernottamenti neanche da poco, dell’8 per cento  rispetto al 2014. Loro, avevano parlato di attrezzarsi anche coi B & B, addirittura… Che, oltretutto, portino anche sfiga, allora?

03.10.2016
Quesito referendario. Perfetto, include il titolo della legge, pensato
evidentemente già in funzione della propaganda referendaria… Ad
esempio: approvate “il superamento del bicameralismo paritario”?
Corretto. Ma il bicameralismo – tutti capiranno il contrario – allora rimane
e, oltretutto, fatto con la peggior classe politica (quella regionale).
Tutti così…come al gioco dei tre cappelletti.

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Dalla Bacheca di CONFEDILIZIA Piacenza

29.09.2016

CONSORZIO DI BONIFICA
LA CONTRIBUENZA SI ALLARGA
A fronte della costosa pubblicità pagata dal Consorzio
(che ha speso 95.000 euro nel solo 2015)
INFORMIAMO CON QUESTO MEZZO CHE
IL CONSORZIO BONIFICA
(gestito da Coldiretti, Confagricoltura, Confindustria, Confcommercio, Confartigianato ed altri)
A PROPOSITO DEL NUOVO PIANO DI CLASSIFICA
(peraltro impugnato da Confedilizia)
SPENDE LO SLOGAN
“LA CONTRIBUENZA RIMANE COMPLESSIVAMENTE INVARIATA”
LA TERMINOLOGIA MAGICA (“complessivamente”) E’  FUORVIANTE
NE CONTROLLEREMO LA VERIDICITA’
ma sottolineiamo che
INTANTO IL CONSORZIO COL PIANO 2016 ALLARGA PERO’ A NUOVI TERRENI E
A NUOVE CASE IL GRAVAME DELLA CONTRIBUENZA OBBLIGATA
IL RESTO, NATURALMENTE, SI VEDRA’
UNISCITI ALLA LOTTA PER RINNOVARE IL CONSORZIO
E LIBERARLO DA IPOTECHE PARASSITARIE
PASSA IN CONFEDILIZIA
(Piazzetta della Prefettura)

25.09.2016
In Italia il prezzo medio dell’assicurazione obbligatoria R.C. per i motocicli è maggiore dell’86 % rispetto agli altri paesi europei.In media un motociclista francese spende 80 euro in meno rispetto ad un italiano, un inglese 120 euro e uno spagnolo addirittura 185 euro.In Italia il fisco pesa per un 12,5% sul costo della polizza, ma a questo bisogna aggiungere un altro 10,5% come contributo forzoso al servizio sanitario nazionale (sino al 2014 deducibile dal reddito, ora non più) e un prelievo obbligatorio del 2,5% per il Fondo di garanzia vittime della strada.
(Dal periodico mensile INMOTO, ottobre 2016)
L’ennesimo fardello che impedisce la ripresa dei consumi in Italia…

17.09.2016
“Tasse al 17%, Pil e investimenti in crescita.
La Gran Bretagna post Brexit vola.
E’ presto per fare bilanci, ma gli indicatori sono tutti positivi”.
– Investimenti esteri: + 11%
– vendite al dettaglio: + 1,4% a luglio (che vuol dire + 5,9% su base annua, numeri da boom economico)
– richieste sussidio disoccupazione: – 8.600 unità
– fiducia dei consumatori: + 5% nei mesi estivi
– borsa di Londra: + 10% dopo lo scivilone di giugno
– crescita: + 1,5% nel 2016 e + 1,2% nel 2017 (agenzia di rating Moody’s)
(Fonte: QuiFinanza, informatore online dedicato
al mondo dell’economia e della finanza del 16 settembre 2016).
Alla faccia della nostra stampa nazionale che prefettizzava solo
disgrazie per la Gran Bretagna nel post Brexit.

13.09.2016
Domani verrà celebrata la chiusura definitiva dell’aeroporto di San Damiano col trasferimento del 50° Stormo.Nessun futuro all’orizzonte per una base considerata un fiore all’occhiello
dell’Aeronautica.
Assistiamo all’ennesimo impoverimento del nostro territorio.
Dai nostri politici a Roma solo un silenzio assordante…

12.09.2016
Conclusione dell’articolo di Livio Caputo dal titolo: “Con Obama gli Usa hanno perso
potere nella politica estera”, in prima pagina sul quotidiano locale di sabato 10 settembre:
“…Nell’insieme, dunque, una pagella ricca di cinque e di quattro: certo non l’eredità di un mondo
più pacifico, addirittura senza armi nucleari, in cui l’dealista Obama sperava”.
Finalmente qualcuno che esce dal conformismo imperante di buona parte della stampa nazionale
(ormai quasi tutta di sinistra).

10.09.2016
Cura Draghi: rovina le banche, blocca il credito. I politici plaudono perchè possono spendere di più. L’aveva già
detto Friedman: i soldi gettati dall’elicottero non hanno mai animato nessuna ripresa. Festeggia solo la speculazione
internazionale…
Cinguettio di CONFEDILIZIA

06.09.2016
L’ultima follia dei grillini: espropriate le case sfitte.
A Livorno passa la mozione della maggioranza: abitazioni private agli sfrattati.
Le opposizioni: «Una misura sovietica»  (il Giornale 31.7.’16)

06.09.2016
La burocrazia di questo stato non ha limiti.
Ecco l’ennesimo esempio che il Presidente del Centro Studi di Confedilizia, avv. Corrado Sforza Fogliani, ha ben posto in evidenza nell’articolo che alleghiamo, pubblicato dal quotidiano “Il Giornale di sabato 3 settembre u.s. dal titolo: “Lo zampino “verde” dello Stato”.
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01.09.2016
E la city festeggia la Brexit. Doveva essere un disastro per il Regno Unito.
Invece l’uscita dall’Ue colpisce per ora solo le borse europee.
(Panorama 27.7.’16)
Archivio Cinguettii di CONFEDILIZIA

26.08.2016
PISCINA, QUANTO CI COSTI…
Costo della nuova piscina 6.500.000,00 euro. La costruisce una ditta che percepirà l’affitto della struttura. 500.000,00 euro all’anno, per 20 anni; risultato: per non spendere6.500.000,00 euro il Comune ne spenderà 10.000.000,00 + IVA.
Forza ragazzi…
Da Confedilizia Piacenza Facebook

04.08.2016
Bisotti sostiene che i rivi urbani sono di proprietà privata. Incolpevole, assolto per non aver compreso il fatto.
Da CONFEDILIZIA Piacenza

02.08.2016
Eternità
Non si è mai visto su questa terra qualcosa di più vicino alla vita eterna di un dipartimento governativo.
(R. Reagan 27.10.’64)
CONFEDILIZIA notizie, luglio 2016

29.07.2016
Il 50% dei parlamentari del PD guida uno scooter Piaggio anche se la Vespa, come noto, “tira a destra”.
(dal mensile Motociclismo, agosto 2016)

28.07.2016
Dai dati forniti in questi giorni dalla locale Camera di commercio risulta che:
– da giugno 2015 a giugno 2016 = – 183 imprese
– tasso di crescita nel primo semestre 2016 =  – 0,18   (tra i peggiori in regione)
– tasso di disoccupazione = da 9,4% a 8,8% (resta tuttavia più alto di 1 punto rispetto alla media regionale)
– tasso di disoccupazione giovanile = 31,1%
Con questi numeri c’è poco da stare allegri…
I nostri politici cosa fanno per invertire questa tendenza?…

27.07.2016
Attenzione, quelli del pensiero unico sono già in azione. Sostengono che, dopo la Brexit, l’Europa va rafforzata, dandole – materialmente – più potere. Esattamente il contrario, insomma, di quanto hanno voluto gli inglesi e di quanto la Brexit dovrebbe insegnarci.
Rubrica CINGUETTII in CONFEDILIZIA notizie, luglio 2016

26.07.2016
Piacenza si attende un cambiamento. Prima di chiedere alla politica un passo indietro, bisogna che qualcuno faccia un passo avanti. Non, verso una foto sul giornale. Non, parlando al futuro e di programmi megagalattici per non parlare del presente. Non, chiedendo soldi e sussidi. Ma proponendo cose concrete, nuove.
“Cinguettio Relio Nardi”

16.07.2016
Un terzo degli sforzi che Renzi e Padoan fanno in Europa per dare soldi (di stato) al Monte dei paschi (banca a tradizionale gestione comunista), sarebbe bastato perché non succedesse nulla con le 5 famose banche (4 Casse o ex Casse ed una Popolare). Ma la tutela dei risparmiatori – checché se ne dica – viene dopo…il resto
(Dalla rubrica “cinguettio” di Confedilizia)

15.07.2016
Se tu dai allo stato il potere di fare qualcosa per te, tu gli concedi anche il potere di fare qualcosa contro di te.
(A.J. Nock)
Dalla rubrica “cinguettio” di Confedilizia

13.07.2016
Una differenza fra la morte e le tasse è che la morte non peggiora ogni volta che il Parlamento si riunisce.
(Verni Robert Quillen – americano, giornalista, umorista 1887 – 1948)

11.07.2016
L’arte della tassazione consiste nello spennare l’oca in modo da ottenere il massimo delle penne con il minimo di starnazzi.
(Jean-Baptiste Colbert, ministro delle finanze di Luigi XIV nel diciassettesimo secolo)

06.07.2016
Ronald Reagan disse: il contribuente è qualcuno che lavora per lo Stato senza aver fatto il concorso.
(allegato del Sole 24Ore n. 05 “I conti dello Stato”)

04.07.2016
Quando avremo una società di uomini liberi
Quando al figlio del povero saranno offerte le medesime  opportunità di studio e di educazione che sono possedute dal figlio del ricco; quando i figli del ricco saranno dall’imposta costretti a lavorare, se vorranno conservare la fortuna ereditaria; quando saranno soppressi i guadagni derivanti da monopolio  e siano serbati e onorati i redditi ottenuti in libera concorrenza con la gente nuova, e la gente nuova sia tratta anche dalle file degli operai e dei contadini, oltre che dal ceto medio;
quando il ceto medio comprenda la più parte degli uomini viventi, noi avremo una società non di uguali, no, che sarebbe una società di morti, ma avremo una società di uomini liberi.
LUIGI EINAUDI, “Studi Piemontesi” – Centro Studi Piemontesi Torino

24.06.2016
Splendido concerto, ieri, della Banca di Piacenza a Palazzo Farnese. Atmosfera d’incanto, accorsi fra i 1200 e i 1500 piacentini (mai tanta gente per un concerto). Tutti i dettagli dell’evento su Libertà di oggi.
(dal sito http://www.confediliziapiacenza.it)

16.06.2016
In caso di fame meglio il pesce o la lenza?
Se qualcuno ha fame è meglio dargli un pesce o insegnargli a pescare?
Dargli da mangiare può risolvere il suo problema immediato, ma per dargli la possibilità di mangiare ancora e la dignità di procurarsi il cibo da solo è meglio insegnargli a pescare. Fuori di metafora, quel che è importante per procurarsi da vivere è quello che gli economisti chiamano “capitale umano”, cioè lavoratori capaci e istruiti, dotati di conoscenza e voglia di imparare.
(inserto 24ORE “Crescete e moltiplicatevi” n. 2/2016)
Quello che in Italia si sta perdendo ogni giorno di più…

13.06.2016
Strage delle scuole cattoliche.
Chiusi 625 istituti per le tasse.
(il Giornale 25.5.’16)
Dalla rubrica cinguettii di CONFEDILIZIA

09.06.2016
Economia e previsioni
La sola funzione delle previsioni nel  campo dell’economia è quella di rendere perfino l’astrologia un po’ più rispettabile.
John Kenneth Galbraith,  economista americano (1908 – 2006).  Da il Giornale, 17.8.’15

07.06.2016
“I want my money back”, ovvero “rivoglio indietro i miei soldi”.
In Europa Margaret Thacher la ricordano così. Quando nel vertice europeo di Fontainebleau battè i pugni sul tavolo e strappò nel 1984 alla Comunità europea uno sconto speciale per la Gran Bretagna a compensazione della penalizzazione subita allora da Londra per la politica agricola comune (Pac). Uno sconto di cui la Gran Bretagna gode ancora oggi.
Proprio come i nostri governanti…

06.06.2016
La TV è istruttiva
Trovo la televisione molto istruttiva.
Ogni volta che qualcuno l’accende, me ne vado nell’altra stanza a leggere un libro.
Groucho Marx, comico americano (1890 – 1977) da il Giornale, 10.8.’15
Da CONFEDILIZIA notizie, maggio 2016

31.05.2016
Ricercando il proprio interesse…
L’individuo, ricercando il proprio interesse, promuove frequentemente quello della società, e lo promuove più efficacemente di quanto accadrebbe se nell’agire si proponesse di seguire l’interesse generale.
Adam Smith
La ricchezza delle Nazioni – 1776
Da CONFEDILIZIA notizie, maggio 2016

27.05.2016

I 10 comandamenti.I 10 comandamenti contengono 279 parole, la dichiarazione d’indipendenza Usa 300, le norme europee sull’import di caramelle 25.911.
Franza Josef Straus, politico tedesco (1915 -1988)
(il Giornale, 6.7.’15) – Confedilizia notizie, maggio 2016

27.05.2016
Prefetto e Sindaco scoprono una targa al Centro islamico. In nome di Allah il Clemente il Misericordioso.
Dalla bacheca dei cinguettii piacentini di Confedilizia Piacenza

21.05.2016
Primarie USA. Il paradosso del leader anti-sistema.
Trump, più lo odiano più vince. E lui parla già da presidente.
(il Giornale 6.5.’16)
Dalla rubrica cinguettii di Confedilizia

20.05.2016
LE MIE (CARE) PRIGIONI
Tre miliardi di euro l’anno per un sistema carcerario che sforna delinquenti. Per ogni detenuto il costo è circa 130 euro al giorno. I “tassi di recidiva”: in Italia torna a compiere reati il 68 per cento dei detenuti (Tempi 4.5.’16).
Cinguettio di CONFEDILIZIA

19.05.2016
Notizia tratta da Confedilizia Piacenza
Nicola Porro.
“Virus Rai è stato cancellato dai palinsesti su Rai2. Questa mattina il direttore me lo ha comunicato. Faccio il giornalista e questa mi sembra una notizia.
(ps fino al 2 giugno ci siamo)”
Che dire…..

16.05.2016
IL CINGUETTIO PIACENTINO
L’assessore Bisotti ad Asti per l’Adunata degli Alpini. Ma non hanno bisogno di lui, là?
da Confedilizia Piacenza

11.05.2016
Cinguettio
Si moltiplica la grafia “stato” (con la s minuscola). Da un certo punto di vista, una scelta ideologica che si impone in un momento in cui lo stato, perlomeno in Italia, si fa sentire solo per chiederci tributi e si nega poi quando lo cerchiamo per molti servizi che ci dovrebbe.

10.05.2016
Bureaucratie, Honoré de Balzac (1799-1850), quesito:
i burocrati fanno questo mestiere perché sono cretini o diventano cretini perché fanno questo mestiere?
Cinguettio Confedilizia del 10.05.2016

09.05.2016La città piena di lavori inutili (quando non sono danni). Non sanno (o non sa) più cosa inventarsi per spendere soldi. Se Piacenza credesse ancora nel proprio futuro, farebbe una manifestazione contro questi scandalosi lavori.
Cinguettio Piacentino dal sito internet (www.confediliziapiacenza.it) e dalla pagina Facebook di Confedilizia Piacenza

04.05.2016
Un’altra strampalata idea. La Boldrini vuole dare più soldi agli euro burocrati. Secondo la presidente della Camera l’Ue dovrebbe avocare a sé maggiori “competenze”.
(Il Giornale 12.4.2016) – Cinguettio di CONFEDILIZIA

30.04.2016
Così il sindaco PD di Gragnano Patrizia Calza.
“I richiedenti asilo che avevano accettato di svolgere l’attiività di volontariato hanno preferito fare semplicemente i “mantenuti” e, per quanto mi consta, sono diventati anche piuttosto esigenti e pretenziosi. Trovo la situazione intollerabile”.
(Commento pubblicato dal Corriere della Sera il 16 aprile u.s. in materia di accoglienza).
Questo, in Italia, tutto normale…

30.04.2016
RIDURRE PER AUMENTARE
“Ridurremo le tasse”, ripetono Renzi e Padoan. Ma nel Def 2016 è previsto un aggravio fiscale di 71 miliardi nel giro di quattro anni.
(Italia Oggi, 13.4.’16)
Cinguettio CONFEDILIZIA 29 aprile 2016

28.04.2016
CONFEDILIZIA segnala che da oggi e per 15 giorni è disponibile in tutte le edicole la pubblicazione Le virtù della proprietà, curata dal prof. Carlo Lottieri ed edita dal quotidiano.
Il Giornale. Il prezzo è di 2,50 euro più il prezzo del quotidiano.

“Il testo – frutto di una collaborazione tra Confedilizia e Centro Studi Impresa Lavoro – mette in risalto (si legge nella nota diffusa da CONFEDILIZIA) l’importanza della proprietà nella storia della cultura occidentale e la forza degli argomenti a suo favore. Il tutto attraverso brevi scritti di autori che vanno  da Aristotele a Luigi Einaudi, accompagnati da riflessioni del professor Lottieri. Aprono la pubblicazione una nota del Presidente confederale e una del Presidente del Centro Studi Impresa Lavoro.”

09.04.2016

IL CINGUETTIO DI SOLDI VERSO PARMA
Intanto, per la Fiera, un film già visto. Tanti soldi spesi…….a favore di Parma.
Tutti strateghi, a danno nostro.
CONFEDILIZIA Piacenza, 8 aprile 2016

04.04.2016
Non conosco la società, conosco solo individui.
Mergaret Thatcher.
Confedilizia notizie n. 3/2016.

29.03.2016
Nell’anno di Expo 2015 le presenze nelle strutture ricettive della provincia di Piacenza sono state 444.944, in calo rispetto al 2014 dell’8,0%. Gli arrivi si sono attestati a 222.138, in aumento sull’anno precedente del 6,0%, mentre la permanenza media è scesa da 2,3 a 2 notti (-13,1%).”
Fonte. Quotidiano Libertà del 26 marzo 2016 che parla di “sconfortante dato”.
E pensare che stanno ancora discutendo dove piazzare la “zolla”….

24.03.2016
Il Regno Unito fa parte dei Paesi dell’Ue con un approccio più liberale all’economia.
Attualmente, quando la Germania si schiera con i Paesi contrari a un eccesso di regolamentazione, il “gruppo liberale” costituisce un’efficace minoranza di blocco nelle votazioni (per esercitare una minoranza di blocco occorre esprimere almeno il 35 per cento dei voti). Senza Regno Unito, invece (se passasse il refendum del 23 giugno), la somma dei Paesi liberali e della Germania non supererebbe più tale soglia del 35 per cento.
(Fonte: periodico IL del Sole 24 Ore, aprile 2016)
C’è da sperare, vivamente, che il Regno Unito non esca dalla Ue.

22.03.2016
ATTENZIONE AL TRABOCCHETTO DELL’AREA VASTA
“Attenzione al nuovo trabocchetto che con l’area vasta si prepara alla gente piacentina”. E’ questo l’allarme che Confedilizia Piacenza lancia, ” a malincuore, ma col dovere che impone di farlo e dirlo”. “Se la Regione ci impone (o ci alletta con soldi per i politici da spendere) a unirci, sia. Ma è chiaro – prosegue il comunicato Confedilizia del 22 marzo – che ciò di cui ci vogliono convincere, non sta in piedi: unendoci a Parma e basta, saremo sempre perdenti, il confronto purtroppo oggi non regge.
E chi ha giocato male la partita, si arrenda, e abbandoni il campo. Già si profila (e forse è anche già stata accettata) un’altra sconfitta, quella della Camera di commercio, che pure perderemo. E l’Expo è sulla stessa strada. Quello che è capitato con la nostra Cassa di risparmio lo abbiamo già visto: anche allora (ed è stata la madre di tutte le nostre seguenti sconfitte) si disse che ci avremmo guadagnato per questo e per quello. E’ chiaro che la partita dell’area vasta andava giocata in tutt’altro modo, con Reggio Emilia, e non anticipando invece decisioni (di chi?) di unioni con Parma.
Se c’è ancora rimedio a questo disastro annunciato, lo si faccia. E, soprattutto, non si segua la strada di far decidere i consiglieri provinciali cioè persone non elette, che rappresentano nessuno. Si interroghi, piuttosto, il territorio: si sono gettati via tanti soldi in rotonde anche inutili ed altro che non saranno certo le spese relative – come peraltro si sosterrà – a sfondare le nostre finanze. Piacenza – conclude il comunicato di Confedilizia – abbia finalmente un sussulto di orgoglio, mandi a casa i perdenti, chi sa solo collezionare sconfitte e consegnarci un futuro di progressiva smobilitazione – persino il 118 – delle nostre principali strutture.
E, soprattutto, non dividiamoci, non lasciamoci confondere da chiacchiere, ci diranno che siamo dei provinciali: ebbene siamo li per salvare il nostro futuro”.

22.03.2016
L’Italia ‘è il quarto paese dell’Unione europea che paga a Bruxelles più soldi di quanti gliene tornino indietro.
In milioni di euro:
– Germania        –  13.824
– Regno Unito    –    8.641
– Francia            –    8.445
– Italia                –    3.789
Fonte: periodico IL del Sole 24 Ore, aprile 2016

18.03.2016
IL CINGUETTIO PIACENTINO
I nostri parlamentari dicono (e fanno scrivere) che intervengono di qua e di là.
Ma non sarebbe ormai ora che dicessero, anche, se hanno raggiunto qualche piccolo risultato?
Da Confedilizia Piacenza del 18 marzo 2016

12.03.2016
Per ricordare Vito (12.03.2014).
“Sono due anni che l’amico Vito Neri non è più con noi.
Vogliamo ricordarlo con intatta affettuosa amicizia.
Ciao Vito.”

07.03.2016
Nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario forense il Primo presidente della Cassazione, Giovanni Canzio, ha sottolineato che “La libertà di parola dell’avvocato va coltivata senza limiti, nel processo. E là dov’è in forse questa libertànon c’è democrazia, ma dittatura”.

01.03.2016
“Marketing? Il meglio lo si apprende in America. Operazioni di acquisto societario? In America sono più semplici. Ricerche scientifiche per migliorare la qualità dell’alimentazione? L’America resta all’avanguardia.”
Così Guido Barilla, presidente della nota azienda alimentare italiana, intervenuto a New York alla presentazione del volume Eating Planet curato dalla Fondazione Barilla Center for food & Nutrition.
Quando l’Italia?…
Fonte: Sole 24 ORE 27 febbraio 2016.

26.02.2016
Nella relazione della Corte dei conti diffusa lo scorso 23 febbraio, tra le cose che non vanno vi è anche questa: esercito, marina e aeronautica hanno 16.812 alloggi di servizio, ma un quarto è  occupato da persone che non ne hanno titolo e un altro quarto è vuoto. In pratica il 50,2% degli alloggi sfugge alle esigenze di servizio, e quando l’appartamento è vuoto il ministero continua a pagare le spese. Unica eccezione i carabinieri. Con la fine dell’incarico fanno decadere automaticamente il diritto all’alloggio e danno all’interessato tre mesi di tempo per riorganizzarsi.
Qualcuno c’è, quindi, che fa funzionare le cose in modo corretto.
(Fonte: Sole 24 ORE 24 febbraio 2016).

23.02.2016
“Trasmettiamo volantino-invito per la rappresentazione teatrale del prossimo 4 marzo, alle ore 21, organizzata dalla nostra Associazione presso la sala “Amici dell’Arte” della Galleria Ricci Oddi, in via San Siro, 13 a Piacenza, dal titolo: “OMAGGIO ALL’AMERICA FINO A WHITMAN” (uno dei più grandi poeti americani dell’800 che molti ricorderanno per la poesia “O capitano! Mio capitano! che ha reso celebre il film “L’attimo fuggente”) ed interpretata dall’attore-regista Massimiliano Finazzer Flory (che abbiamo conosciuto con lo spettacolo, dell’ottobre 2014, “Libertà e Stato”, sempre organizzato dalla nostra Associazione).
Invitiamo tutti a partecipare numerosi ed a pubblicizzare l’evento presso parenti ed amici.
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18.02.2016
Non si ferma la perdita dei centri decisionali nella nostra provincia: la Bolzoni è stata venduta agli americani, la Saipem se n’é andata da Cortemaggiore trasferendo tutto il personale.
Per i nostri politici tutto normale…

16.02.2016
Come Associazione liberali proponiamo questo argomento di discussione tratto dall’articolo di Vittorio Feltri de “il Giornale” di domenica 14.02.2016 che alleghiamo: “Ma i liberali non possono vietare ai gay di unirsi”.
Commento interno dell’autore: “Ma per i veri liberali vietare è vietato”.
La discussione è aperta per chiunque voglia esprimere la propria idea.
ma-per-i-veri-liberali-vietare-e-vietato

 

10.02.2016
Ricordiamo che oggi 10 febbraio è “Il Giorno del Ricordo” istituito solo nel 2004 con legge 30 marzo, n. 92 per ricordare la tragedia delle foibe per troppi anni postanel dimenticatoio per chiara volontà della sinistra italiana.

08.02.2016
IL BISCOTTO PIACENTINO – Via Dante Alighieri
Nel mezzo del cammin di nostra Via si ritrovò in un biscotto oscuro andò quindi diritto in carrozzeria.
Ahi quanto a dir quant’era quel coso duro esta città selvaggia, strana e contorta che nel pensier rinnova che è meglio se m’assicuro.
Da Facebook Confedilizia Piacenza, 8 febbraio 2016

05.02.2016
LO ZAMPILLO D’ACQUA EMILIANO
ANBI Emilia fa fracasso “denunciando” che le falde acquifere sono all’asciutto…
E allora, di che si preoccupano? I Consorzi di Bonifica risolvano il problema facendo quel che fanno di solito: aumentano i contributi. Gli zampilli d’acqua fioriranno, come d’incanto…
Facebook di Confedilizia Piacenza, 4 febbraio 2016

29.01.2016
Superbollo auto, un boomerang per lo Stato
Doveva fruttare 168 milioni di euro.
Invece, come ha calcolato l’Unrae (associazione delle case automobistiche estere) il balzello (voluto dal governo Monti: si, sempre lui…) ha bloccato le vendite e fatto svanire 130 milioni di euro.
Bel colpo….!
Panorama n. 5/2016

13.01.2016
La rubrica di domenica 10 gennaio u.s. del “Giornale” di Nicola Porro, Biblioteca Liberale, è dedicata ad Aldo Canovari  definito “L’uomo che rende più Liberi i Libri”.
Trattasi di un signore (classe 1946, di Macerata) che da esattamente trentanni tiene in piedi la casa editrice LiberiLibri che pubblica libri liberali. Invitiamo, quindi, a visitare il catalogo di questa eccezionale (in tutti i sensi) casa editrice (www.liberilibri.it), ricordando le parole di Porro in chiusura del suo articolo: “Canovari…ci ha insegnato che la molla che spinge un imprenditore (come direbbe Einaudi) non è solo il profitto, ma qualcosa che è molto più importante: l’orgoglio di fare qualcosa in cui si crede.”.

12.01.2016
Cinguettio Confedilizia del 09.01.2016
C’è una banca che ha messo all’indice l’anatocismo prima che fosse vietato dalla legge speciale, che non ha mai fatto subprime, derivati e obbligazioni subordinate.
Ne hanno forse parlato, i giornali…

11.01.2016
Una società che mette l’uguaglianza davanti alla libertà non avrà né l’una né l’altra. Una società che mette la libertà davanti all’uguaglianza avrà un buon livello di entrambe.
Milton Friedman
Confedilizia notizie n. 11/2015

29.12.2015
ZERO RED TAPE ZONE
Zone a “burocrazia zero”. Il Governo inglese di David Cameron ha introdotto di recente misure per la semplificazione delle procedure burocratiche e la riduzione dei relativi costi per le imprese.
(da: “Il vocabolario del Sole”. Allegato al “Il Sole 24 Ore” del 29.12.2015).
Le vedremo mai in Italia?….

04.12.2015
Il biscotto piacentino.
Il Natale si avvicna e il Comune di Piacenza regala a Roncaglia tre bei “biscotti”. La “premiata pasticceria”, tra panettoni e biscotti continua a stupire.
Da Cinguettio piacentino di Confedilizia Piacenza su facebook.

02.12.2015
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Da Cinguettio piacentino di Confedilizia Piacenza su facebook.