Comunicato Confedilizia Piacenza: ”Emergenza Coronavirus, la Confedilizia ha chiesto al Consorzio di bonifica di sgravare i proprietari dai contributi per il 2020”

Ci ha lasciato Pietro Amani,

l’ultimo dei piacentini che è sopravvissuto al gulag russo di Karaganda in Kazakistan, peraltro oggetto di una visita da parte di alcuni amici dell’Associazione dei Liberali piacentini.
Gulag in cui vennero internati nel 1942, da parte dei soldati di Stalin, anche gli italiani che vivevano da diversi anni in Crimea.

In quel luogo sono rimaste solamente le fosse comuni, mentre gli edifici del gulag vennero abilmente distrutti dai sovietici al termine della seconda guerra mondiale.

Per ricordare quei tragici momenti, vissuti anche dal nostro Amani, è stato realizzato a Karaganda un Museo dell’occupazione sovietica in un edificio allora utilizzato dagli ufficiali sovietici, oggi visitabile.

La terribile esperienza di Amani è stata ricostruita grazie alla Banca di Piacenza che pubblicò il suo Diario di prigionia in cui, soldato dell’ARMIR e catturato dai sovietici, venne internato in quel gulag per tre lunghi anni, in cui venne sottoposto a terrificanti momenti, nel gelo della steppa, come trasferimenti su carri bestiame, lavoro coatto, malattie, malnutrizione.

Una verità nascosta per troppo tempo. Per i gulag non c’è stato il processo di Norimberga per i dirigenti comunisti responsabili, e per molto tempo, prima che si sapesse dei corpi sepolti in quella steppa del Kazakistan di Karaganda e dei tanti gulag sparsi nell’Unione Sovietica.

Una realtà tanto sconosciuta, che perfino Hollywood non ha ancora prodotto un solo film sui gulag. E ce ne sarebbero di storie da raccontare, come quella di Pietro Amani.