La cartina del Corriere della Sera che taglia fuori Piacenza e contro la quale nessuno aveva protestato

La mappa della Via Francigena giusta e ufficiale

Oggi 10 febbraio, Giorno del ricordo

Il Giorno del ricordo è una solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno, che ricorda i massacri delle foibe e l’esodo giuliano dalmata. Istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92, vuole «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale».

«PENSIAMO A UNA SOCIETA’ DI PERSONE
CHE NON “BEVONO” DAL CALICE DEL PENSIERO UNICO»

L’avv. Sforza Fogliani ha chiuso la quinta edizione del Festival della cultura della libertà, seguito da tutta Italia con punte di oltre mille spettatori collegati
 Prossimo appuntamento il 29 e 30 gennaio 2022

«Dobbiamo pensare a una società di apoti (inventata da Prezzolini, aiutato da Gobetti), cioè formata da persone che non “bevono” quello che raccontano le autorità, che non “bevono” dal calice del pensiero unico, completamente artefatto in funzione di determinati orientamenti». Così Corrado Sforza Fogliani ha chiuso dalla Sala Panini di Palazzo Galli (gentilmente concesso dalla Banca di Piacenza) la quinta edizione del Festival della cultura della libertà (tema, “Quali strategie per la libertà? Dalla cultura alla politica, dall’imprenditoria al diritto”) quest’anno esclusivamente in diretta streaming. Festival, ha annunciato Sforza – ideatore e anima della manifestazione – i cui aironi torneranno a volare su Piacenza il 29 e 30 gennaio 2022, con la speranza di poterlo svolgere in presenza, mantenendo però anche la modalità streaming, per far sì che venga seguito da tutta Italia, come è stato per questa edizione: «Il nostro Festival – ha osservato l’avv. Sforza – è sempre stato apprezzato, ma non avrei mai creduto che le persone che si sono collegate potessero essere tante: abbiamo infatti toccato picchi superiori ai mille spettatori».
Dopo aver ricordato Luigi Einaudi, di cui quest’anno ricorrono i 60 anni dalla morte – e in particolare i suoi aforismi («uno per tutti: “Conoscere il presente è preparare il futuro”») che il Corriere pubblicò per convincere gli italiani a sottoscrivere i prestiti nazionali a sostegno dello sforzo bellico della Prima Guerra mondiale («prestiti volontari e irredimibili, non forzosi che avrebbero favorito l’inflazione») – Sforza ha passato in rassegna i vari momenti del Festival e gli argomenti trattati, compiendo una riflessione amara sulla situazione economica: «Il grave stato in cui si trova il Paese è solo l’anteprima di quello che deve capitare. Finita l’emergenza sanitaria ce ne sarà una economica drammatica, grazie anche alle misure del Governo che hanno distrutto il ceto medio e i lavoratori autonomi in particolare».
«Nel nostro Festival – ha chiosato l’avv. Sforza – abbiamo rinverdito le nostre idee, che ora sta a noi diffondere: idee di libertà, verità e di rispetto dei nostri diritti».

«OGGI PIU’ CHE MAI QUESTO FESTIVAL E’ UTILE
PER LANCIARE L’ALLARME SUL PERICOLO DELLA PANDEMIA STATALISTA»

L’avv. Corrado Sforza Fogliani ha aperto la quinta edizione del Festival della cultura della libertà

«Abbiamo voluto organizzare ugualmente il Festival, anche se con modalità diverse dal solito a causa dell’emergenza sanitaria, perché in questo momento è ancora più importante, attraverso questa manifestazione, far risuonare l’allarme del pericolo statalista». Con queste parole Corrado Sforza Fogliani ha aperto dalla Sala Panini di Palazzo Galli la quinta edizione del Festival della cultura della libertà (tema di quest’anno, “Quali strategie per la libertà? Dalla cultura alla politica, dall’imprenditoria al diritto”) che si svolge esclusivamente in diretta streaming. L’avv. Sforza Fogliani ha sottolineato come gli aironi stilizzati simbolo del Festival tornino a librarsi nel cielo in un momento nel quale le menti vengono obnubilate dalla pandemia statalista, con uno Stato che esce rafforzato dalla situazione di disagio che la popolazione sta vivendo. «I poteri costituiti – ha argomentato l’avv. Sforza – provano quasi piacere che si formi una libido servendi che non può certo convivere con il pensiero liberale. Storicamente, da ogni pandemia, quindi da qualcosa di negativo, sono sempre uscite situazioni più aperte, più libere. Certo oggi c’è tanta sofferenza, ma ci sono state anche esagerazioni nelle misure di contenimento, esagerazioni contro le quali i liberali si sono fatti sentire, ritrovando unità».
L’ideatore del Festival ha espresso preoccupazione per la grave crisi economica all’orizzonte, che non si contrasta certo gettando miliardi in buoni vacanze o bonus monopattini. «In Canada – ha esemplificato l’avv. Sforza – nel mese di giugno sono stati creati 952.900 posti di lavoro con una semplice ricetta: regole certe e stato di diritto».
Aprendo il suo intervento Sforza ha ringraziato il direttore scientifico del Festival Carlo Lottieri, il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa, Danilo Anelli e con lui tutti i volontari che hanno reso possibile l’organizzazione del Festival, che – è stato ricordato – non beneficia di alcun contributo pubblico o della comunità, tutti i relatori e lo staff della Banca di Piacenza.
Hanno portato il loro saluto, in collegamento, il direttore del Foglio Claudio Cerasa, Giacomo Messina in rappresentanza di European students for liberty e il consigliere comunale dei Liberali Piacentini Antonio Levoni.
Il Festival è proseguito con la prima sessione. Gli editori Guglielmo Piombini, Florindo Rubbettino e Michele Silenzi – coordinati da Antonino Coppolino -hanno tracciato un bilancio (positivo) di trent’anni di editoria a difesa della libertà e con la lectio magistralis su “Ciò che è vivo e ciò che è morto del liberalismo” tenuta dal prof. Luigi Marco Bassani.
Nel pomeriggio appuntamento dalle 15.15 con due sessioni in Sala Panini (“Costruire una rete, diffondere le idee. Associazioni e think-tank per la libertà” e, alle 17.15, “Fare politica al tempo del Covid-19: tra sospensione delle libertà ed espertocrazia”) e due sessioni, contemporanee, in Sala Verdi (“Come amministrare? Ipotesi a confronto” e “Strategie territoriali, autogoverno, libertà”).

Per assistere è possibile collegarsi attraverso i siti internet www.liberalipiacentini.com, www.culturadellaliberta.com e http://www.confedilizia.it.

30.01.’21

 

Le più vive Congratulazioni all’avv. Corrado Sforza Fogliani riconfermato vicepresidente della Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio costituita dall’ Abi (Associazione Bancaria Italiana).

Giacalone: «Votiamo NO al referendum e liberiamoci dei 5Stelle»

Il vicepresidente della Fondazione Einaudi ospite di Forza Italia
e dei Liberali Piacentini

«Il 20 e 21 settembre il NO vincerà il referendum». Ne è talmente sicuro Davide Giacalone che accetta «scommesse in denaro per qualsiasi cifra». Il vicepresidente della Fondazione Einaudi, editorialista e scrittore, è stato ospite di Forza Italia e dell’Associazione dei Liberali Piacentini alla Casa delle Associazioni di via Musso, dove ha brillantemente trattato – davanti a un attento e numeroso pubblico – delle “Ragioni del NO” in vista dell’appuntamento con le urne per dare assenso o diniego alle modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in merito al taglio del numero dei parlamentari.
L’oratore – presentato dal presidente dei Liberali Piacentini Antonino Coppolino e dal commissario provinciale di Forza Italia Gabriele Girometta – ha ricordato come a suo tempo i SI alla riforma della Carta costituzionale avessero conquistato la percentuale bulgara del 97,5 per cento e al NO fossero toccate le restanti briciole . «Il 20 e 21 – è la previsione del dott. Giacalone – quel 2,5 sarà un infinitesimo dei voti che conquisterà il NO». L’oratore ha ricordato come «davanti alla sconcezza della riforma costituzionale» alla Fondazione Einaudi ci si sia chiesti se non fosse il caso di promuovere la raccolta di firme per il referendum, «che è diventato realtà grazie all’immediato consenso trasversale» che la proposta ha ricevuto. «Il referendum – ha proseguito il giornalista livornese – non si è ancora tenuto ma ha già prodotto effetti politici straordinari: nessun risultato, infatti, sarà favorevole al Pd, che si è autoaffondato. Una cosa è certa, anzi due: comunque andrà ci saranno sconquassi politici e se vince il SI andremo a votare solo a fine legislatura, perché i 5 Stelle ne usciranno rafforzati e legittimati».
A parere di Giacalone il problema non è il numero dei parlamentari: «Intanto è una bugia dire – ha argomentato – che non si sia mai riusciti a diminuirne il numero; in realtà, nessuno ha mai proposto il taglio dei parlamentari. E’ rozzo il pensiero di chi sostiene che il problema è il loro numero, che non fa la qualità. Il cattivo modo di legiferare non è figlio del numero dei parlamentari, ma di una cultura». L’editorialista ha quindi attaccato l’azione politica del Movimento 5 Stelle (senza risparmiare sarcastiche battute nei confronti di Di Maio e Conte). «Premesso che il 95% ha votato la riforma per viltà e per cavalcare il vento contro la casta, vorrei spiegarvi i prossimi tre passi della strategia grillina: taglio dei parlamentari (perché, invece, non degli emolumenti?), divieto di cambiare casacca rispetto al gruppo di elezione (questo è leninismo: chi ha detto che il traditore dei principi espressi in campagna elettorale sia il parlamentare piuttosto che il partito?), introduzione del referendum propositivo, per fare le leggi. Tre passi che rappresentano un attacco al parlamentarismo, che in politica è l’arte del compromesso, del mediare. Non scordiamoci che il compromesso è l’unica cosa che tiene insieme una democrazia. Senza quello, oggi ci troveremmo con Grillo leader del Paese».
Davide Giacalone ha concluso il suo efficace intervento sostenendo che l’unica forma di rottura possibile è votare NO al referendum, mentre scrivendo SI sulla scheda non si farebbe che scivolare nell’antiparlamentarismo: «Se trionfa il SI, l’Italia il M5S non solo se lo tiene ma se lo merita; siccome io non me lo voglio più trovare sulla scena politica, voto NO».

 

Ci  congratuliamo  con  l’avvocato  Corrado  Sforza  Fogliani   eletto

vicepresidente Abi-Associazione Bancaria Italiana  e confermato alla

presidenza di Assopopolari.

«Ninino Leone, amico delicato e gentile e dalla schiena dritta»
Serata spontanea all’Associazione Liberali Piacentini
in ricordo di Ernesto Leone

Un’altra serata spontanea – come quella del 4 aprile di sei anni fa in memoria di Vito Neri – quella che si è tenuta ieri, martedì 23 giugno, nella sede dei Liberali Piacentini di via Cittadella per ricordare Ernesto (Ninino) Leone a un mese dalla morte. Alcuni amici hanno reso omaggio al giornalista, al liberale, all’uomo (dalla schiena dritta, merce rara), presenti le figlie Marcella e Tea.
Il presidente dell’Associazione Antonino Coppolino (che ha testimoniato di aver incontrato Leone per la prima volta negli Anni ’80 «quando, giovane praticante dello studio Sforza, andavo a registrare la trasmissione a Telelibertà “L’avvocato con voi”» e di averlo conosciuto meglio successivamente, grazie al comune amico Vito Neri) ha scusato l’assenza di Corrado Sforza Fogliani, impegnato a Roma in un’audizione parlamentare, leggendone il ricordo – messo per iscritto – di quello che considerava uno degli amici più cari. «L’ho conosciuto quando era Ninino, e basta – racconta l’avv. Sforza -. Lo chiamavano così anche i cugini Ernesto Prati, il direttore, e suo fratello Marcello, il direttore amministrativo. Cominciai a frequentare Libertà che avevo ancora i calzoni corti. La redazione era stata appena rimessa a nuovo. Nel corridoio alla sinistra, appena varcato il portone d’ingresso, prima dell’ufficio di Marcello, c’era l’ufficio di Ninino con Scaramuzza, spesso però ci vedevo anche Vito Neri e – poi – Nello Bagarotti, entrambi compianti. Gli ambienti dei giornali sono sempre stati bohemien e tale era dunque anche quell’ufficio di Libertà dov’era Ninino e dove in molti, spesso, si ritrovavano a chiacchierare, e a far battute. Faceva battute salaci anche Ninino, argute soprattutto, e la sua delicatezza non l’aveva nessuno: faceva una battuta e quasi si scusava di averla fatta. Era un suo segno caratteristico, particolare. Il rispetto della persona, perfin esagerato: è sempre stata la sua linea di condotta, e di principio. Anche quando assunse la direzione del giornale, a coprire l’ultimo pezzo della vecchia Libertà».
«Ricordo – conclude l’avv. Sforza – la notte del centenario, la notte del 26 gennaio 1983. Arrivò in tipografia la prima copia, era già il mattino del 27, e così è datata la copia famosa, dal titolo in prima pagina, a testata piena “Compio cento anni” (dettato da Ernesto, ma sono sempre stato convinto che ci sia stato di mezzo – per quel titolo – anche Ninino, era da lui, sbarazzino). In quella festa di tutti, tutti insieme, Ernesto firmava e firmava “le copie del centenario”. Quando ebbi la mia, andai da Ninino, gli chiesi di firmarla anche lui, ma non accettò. Mi disse che il Direttore rappresentava tutti».
Francesco Mastrantonio ha quindi ripercorso le tappe della grande amicizia che lo univa a Ernesto Leone, delineandone – attraverso il racconto di aneddoti, spesso divertenti – la figura di giornalista («rigoroso, con il piglio del direttore»), di rotariano («stare a tavola con lui era piacevolissimo»), di amico («lo accompagnavo spesso a casa e mi raccontava tante cose: degli anni giovanili, quando girò l’Europa in autostop; dell’amicizia con Vito Neri, Umberto Moizo, Vittorio Coppellotti. Per me è stato un piacere essergli stato amico»).
«Un uomo di gran cuore – ha osservato Maria Antonietta De Micheli – di una gentilezza d’altri tempi, che sapeva gratificare una donna anche con un mazzo di fiori. Teneva molto alla famiglia; legatissimo alla moglie, venne segnato dalla sua scomparsa».
Carlo Giarelli ha spiegato di aver conosciuto bene Ninino grazie a Vito Neri, che gli raccontava tutto di lui. «Era un uomo intellettualmente colto, con il dono dell’autoironia e dell’umiltà. Un giorno mi disse che dovevo fare il giornalista!».
Emanuele Galba ha infine ricordato la figura del Leone giornalista. «Mi ha insegnato la precisione, il rigore e il culto della chiarezza quando si scrive su un giornale e quando si fa un titolo», ha detto Galba mostrando il primo titolo (di una terza pagina) che sottopose, appena assunto, al caporedattore Leone: “Veano, la prigione della libertà”. «Gli piacque, ma c’era la parola libertà, che era anche il nome del giornale. Ci pensò su parecchio, poi diede il via libera e per me fu una grande soddisfazione perché non era facile avere la sua approvazione, tanto era scrupoloso nel confezionare il giornale». Galba ha quindi citato l’esperienza de La Cronaca, «con le formidabili lezioni di giornalismo che Vito e Ninino involontariamente offrivano nel mio ufficio, quando si confrontavano correggendo pagine con pubblicati loro articoli».
«Ernesto Leone – ha concluso il presidente Coppolino – ha rappresentato qualcosa di importante per Piacenza e la nostra associazione farà di tutto affinché il suo ricordo rimanga vivo».