Comunismo e nazismo non possono essere trattati su piani diversi

«Abbiamo molto da demolire per ricostruire la verità»

All’Associazione Liberali celebrato il “Giorno della libertà”

L’iniziativa condivisa dal Comune di Piacenza. Baio: nel 2019 faremo iniziative

 E’ la prima volta che a Piacenza si celebra ufficialmente il “Giorno della libertà”. Lo hanno sottolineato il sindaco e la Giunta comunale in un comunicato che ha condiviso l’iniziativa dell’Associazione dei Liberali piacentini che oggi – venerdì 9 novembre – ha organizzato, dalle 9 alle 19, una mostra nella propria sede di via Cittadella sui lager nazionalsocialisti e sui gulag sovietici. Alle 15 si è tenuto un momento di incontro con interventi sul significato di questa giornata, a cui hanno partecipato, in rappresentanza del Comune, il vicesindaco Elena Baio e il consigliere comunale Gian Paolo Ultori. Presente anche l’on. Tommaso Foti.

Corrado Sforza Fogliani li ha ringraziati – unitamente a tutti gli intervenuti – a nome dell’Associazione e si è soffermato sulla ricorrenza del 9 novembre, anniversario dell’abbattimento del Muro di Berlino. «Riteniamo – ha sostenuto – che debba essere celebrata né più né meno di altre celebrazioni. Contro tutti i totalitarismi, perché non si possono fare distinzioni tra coloro che uccidono la libertà. Chi parla solo di nazismo dice una mezza verità, che corrisponde a una falsità. Bene che si portino gli studenti a visitare i lager, ma raccontiamo loro che sono esistiti anche i campi di sterminio comunisti, dove hanno trovato la morte 60 milioni di persone. Abbiamo molto da fare, molto da demolire per ricostruire la verità».

E celebrare il 9 novembre è un punto di partenza importante. «Ben venga questa manifestazione – ha detto il vicesindaco Elena Baio, che ha preannunciato iniziative del Comune nel 2019, trentesimo anniversario della caduta del Muro – sulla quale è giusto che la nostra Amministrazione dica la sua. Nel 1963 il presidente Kennedy in visita a Berlino dichiarò: “Chi dice che il comunismo sarà la soluzione per il futuro, venga a Berlino ad aprire gli occhi”».

L’on. Foti si è complimentato con i Liberali piacentini: «Solo un’Associazione che porta questo nome poteva avere titolo per fare un’iniziativa come questa. L’abbattimento del Muro di Berlino ha significato la ricongiunzione dell’Europa. Il prossimo anno – a 30 anni dall’abbattimento – speriamo che dopo le elezioni nasca un’Europa che si occupi di cose più serie delle misure dei piselli. Anch’io auspico che il Comune assuma iniziative per ricordare il Giorno della libertà».

Il presidente dell’Associazione Antonino Coppolino e Danilo Anelli hanno raccontato la significativa esperienza compiuta con il viaggio che una rappresentanza dei Liberali piacentini ha compiuto di recente in Kazakistan, dove sono stati visitati i musei che ricostruiscono la vita dei gulag e le fosse comuni. E’ seguito un partecipato dibattito.

 

Il viaggio in Kazakistan dei Liberali Piacentini
per rompere il silenzio sui 60 milioni di morti nei gulag

WhatsApp Image 2018-10-03 at 09.07.39Un viaggio in Kazakistan affinché la Giornata della memoria non sia più a senso unico. Così si potrebbe sintetizzare il significato della “missione” compiuta da alcuni rappresentanti dell’Associazione dei Liberali Piacentini, che hanno recentemente visitato il Paese dell’ex Repubblica sovietica per toccare con mano la terribile esperienza della deportazione nei gulag di milioni di persone. Le sensazioni di quel viaggio sono state raccontate dai partecipanti nel corso di una serata organizzata nella sede dell’Associazione, in via Cittadella 39, dove è stata allestita una mostra fotografica che documenta sia il viaggio, sia la vita nei campi di lavoro.

«Per 70-80 anni – ha osservato Corrado Sforza Fogliani – ci hanno parlato solo deiWhatsApp Image 2018-10-03 at 09.08.54 campi di sterminio nazisti. Giustissimo che si portino gli studenti a visitare i lager, luoghi che tra l’altro le truppe sovietiche si sono ben guardate dal distruggere, cosa che invece hanno fatto con i gulag. Altrettanto giusto sarebbe raccontare quanto è successo nei campi di lavoro forzato e rieducazione sovietici, perché una mezza verità equivale a una falsità». Un silenzio che non si spiega, soprattutto se si riflette su alcuni dati: il primo lager è stato aperto nel 1933, il primo gulag nel 1918; i lager sono stati chiusi nel 1945, l’ultimo gulag nel 1987; nei campi nazisti sono morti tra i 15 e i 17 milioni di persone, in quelli sovietici 60 milioni. Dei 500 campi di lavoro forzato e di rieducazione sparsi in tutto l’URSS, 100 erano in territorio kazako. I Liberali Piacentini hanno visitato quello di Karaganda, che aveva un’estensione pari alla superficie di Piemonte e Lombardia messe assieme. In realtà fisicamente i campi sono stati rasi al suolo; sono rimaste le fosse comuni, con le stele di marmo che ricordano i caduti dei vari Paesi, e sono stati aperti i “Musei della repressione staliniana”, dove ci sono molte testimonianze fotografiche e dove alcuni ambienti dei gulag sono stati ricostruiti. I kazaki non parlano volentieri di quel terribile passato e per vedere e sapere qualcosa di più, in qualche caso la delegazione piacentina ha dovuto usare l’arma dell’insistenza.

WhatsApp Image 2018-10-03 at 09.10.24Oltre a Corrado Sforza Fogliani, hanno portato la loro testimonianza Antonino Coppolino («Emozioni tante e forti, cose che lasciano il segno. Giusto trasmettere queste sensazioni perché purtroppo nelle scuole nessuno racconta queste cose»), Gianluigi Grandi («Viaggio eccezionale per le emozioni, anche negative, che si provano»), Maria Antonietta De Micheli («C’è ancora tanto da scoprire, nei musei la ricostruzione storica è stata “abbellita”»), Leone Pera («Ho trovato negli sguardi del popolo kazako un senso di rassegnazione e paura di un passato ancora presente»), Carlo Ponzini («Il Kazakistan mi ha riempito il cuore; solo il Messico mi aveva dato le stesse emozioni; impressionante lo sviluppo urbanistico della capitale Astana»), Danilo Anelli («Ti rendi conto di quanta nebbia sia stata fatta calare sulla storia»), che del viaggio in Kazakistan è stato instancabile motore organizzativo.

                                                                                                                   Emanuele Galba