«Città aperta e non chiusa al traffico per cacciare la desertificazione
del centro storico e il soffocamento delle attività economiche»

Presentate le innovative linee guida dei Liberali Piacentini per studiare un Piano traffico
che sappia far convivere la salute con la rinascita di Piacenza. Ispirarsi al modello Milano

Far convivere la salute con la rinascita della città e del suo centro storico in particolare. Le proposte sul come riuscirci sono state presentate dai Liberali Piacentini nel corso di un affollato incontro, nella sede di via Cittadella, che ha visto la partecipazione di diversi consiglieri comunali (Antonio Levoni, Mauro Monti, Nelio Pavesi, Andrea Pugni, Massimo Trespidi), dell’amministratore unico di Piacenza Expo Giuseppe Cavalli, del presidente dell’Unione Commercianti Raffaele Chiappa e del direttore della Confesercenti Fausto Arzani.
Dopo una rapida disamina del contenuto del Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile) già adottato dalla Giunta comunale di Piacenza e che prevede un allargamento della Zona a traffico limitato, compiuta dal presidente dell’Associazione Antonino Coppolino, l’attenzione si è spostata sul documento dei Liberali (distribuito a tutti gli intervenuti) che – ha spiegato l’avv. Corrado Sforza Fogliani – non è un piano ma linee guida aventi lo scopo di studiare un piano del traffico ispirato da una filosofia di fondo completamente nuova rispetto ai precedenti, Pums compreso: quella di non mortificare il centro e di aprire (non, di chiudere) la città. «Ad una revisione della circolazione che non ha anima – ha sottolineato l’avv. Sforza, che in premessa aveva fatto notare come nessuno, giornali online a parte, avesse ancora scritto che le osservazioni (solo nell’interesse pubblico) al Pums vanno presentate entro il 4 aprile, data a cui si arriva dopo un complesso calcolo – si oppone una visione nuova, che supera l’antiquata concezione basata su un’isola pedonale per caratterizzarsi invece sulla base di vie di scorrimento. Il nostro convincimento – ha aggiunto – è che il centro vada rivitalizzato attraverso, anzitutto, vie di penetrazione (e vie di penetrazione e ritorno). C’è un impianto fondamentale che va varato, completamente innovando le scelte che ci hanno portato alla situazione attuale».
L’impianto al quale pensano i Liberali è basato su due parallele (ad esempio via Taverna, via Garibaldi, via Sant’Antonino e via Scalabrini da un lato; via Roma e via Borghetto (ispirandosi al decumano, l’asse est-ovest della città disegnata dai romani) dall’altro (questo non esclude, per la prima delle due direttrici, di considerare anche viale Malta e lo Stradone Farnese), a senso unico – da individuarsi l’uno contrario dell’altro – con spazi di sosta temporanei nelle zone in cui ciò sia possibile e venga consentito. A questo fondamentale impianto viario potrebbero essere aggiunte vie di penetrazione e ritorno (ad esempio via Giordani-via Scalabrini, in questo senso unico o viceversa), mentre aree di parcheggio, più o meno delimitate, dovranno alimentare il concetto dell’apertura (non, della chiusura) della città. Seguendo questa logica Piazza Cittadella (per la quale l’attuale Amministrazione ha condiviso la soluzione del garage interrato) nel disegno liberale andrebbe in parte destinata a parcheggio a cielo aperto, con la stessa piazza che potrebbe assumere il ruolo di “trampolino di lancio” verso Piazza Cavalli attraverso una via Cittadella ulteriormente rinnovata e valorizzata nell’arredo urbano, come direttissima per raggiungere il centro («evitando a chi arriva a Piacenza il passaggio davanti all’obbrobrio del Carmine»). L’Associazione intitolata a Luigi Einaudi ha idee anche su Piazza Cavalli: va mantenuto l’attuale impianto a raggiera caratterizzato da vie di percorrenza dalla Piazza stessa verso l’esterno, a servizio dei mezzi di soccorso, così che la nostra maggiore piazza abbia i requisiti, anche sotto questo profilo, per diventare un centro di attrazione di persone, peraltro facilmente sgombrabile in tutti i sensi che i mezzi e le persone potrebbero percorrere.
«Questa concezione innovativa – ha proseguito l’avv. Sforza – supera quella finora seguita, a partire dall’impostazione iniziale di un’isola centrale chiusa, sulla quale la revisione attualmente adottata col Pums palesemente si innesta, con pochi ritocchi (allargamento della zona pedonale in specifici punti) così come supera la stessa, vetusta mentalità del divieto». Il documento liberale non esclude la possibilità di un eventuale allargamento delle zone a traffico limitato o pedonalizzate «perché le stesse – vi si legge – non verrebbero più a costituire un ingombro alle attività che vitalizzano il centro, sebbene un elemento collaborativo, anziché di disturbo, nella valorizzazione del centro storico». Piacenza, a giudizio dei Liberali, deve arrivare ad una circolazione che si ispiri al modello Milano e quindi ad un impianto che si caratterizzi per «un’armonica convivenza di zone pedonalizzate e di zone di facile e prossimo accesso pedonale».
«Se in questo e in altri dibattiti – ha precisato l’avv. Sforza – si arriverà alla conclusione che le nostre idee non stanno in piedi, si eviteranno altre discussioni. L’importante è che ci sia un confronto aperto, alla luce del sole, senza pregiudiziali massimaliste. Se invece queste linee guida saranno a giudizio di qualcuno meritevoli di considerazione, l’innovativa visione proposta si aprirà al futuro della città così che la comunità possa di essa riappropriarsi cacciando la desertificazione ed il soffocamento delle attività commerciali, artigianali e professionali come finora avvenuto, con il rischio di avere in centro come tipologia edilizia dominante, quella dei garage. La concezione che è la base di questa proposta, se completata con modifiche, correzioni e nuove direttrici di marcia che ne rispettino la visione di fondo, potrà evitare che il nuovo Piano traffico possa risolversi nella sola realizzazione di nuove aree pedonali, a mo’ di rappezzo».
Nel dibattito che è seguito, il direttore di Confesercenti Fausto Arzani ha espresso apprezzamento per un documento «che ci ha colpito perché innovativo come modo di porsi», giudicando «fondamentale» l’accesso al centro storico e auspicando «di poter contribuire a migliorare questa proposta, anche perché non si capisce quali tipi di vantaggi possa portare il Pums». Tra i diversi giudizi positivi espressi, da registrare quelli di Carlo Giarelli («linee guida pienamente condivisibili, occorre solo, in aggiunta, prevedere aree verdi in prossimità del centro»), Filiberto Putzu («idea interessante e innovativa che passa dalla mobilità circolare a quella verticale/orizzontale») Carlo Ponzini («bene impostare un sistema a maglie flessibili e molto bello che ci si ispiri al modello storico che ha governato la costruzione della città»).

Foto Alessandro Bersani

«Le sardine sono illiberali e violente, maquillage di una sinistra
che si sente superiore e vuol togliere spazi di libertà all’opposizione»

Il vicedirettore de La Verità Francesco Borgonovo
ospite dei Liberali Piacentini
per presentare il suo ultimo libro,
che denuncia i vecchi vizi dei progressisti nostrani

«Le sardine sono la faccia pulita, ma dietro nascondono il mostro: una deriva liberticida che fa spavento in un Paese, il nostro, dove sta venendo meno un bel pezzo di libertà». E’ come sempre lucido e diretto nelle sue analisi il vicedirettore de La Verità Francesco Borgonovo, ospite dell’Associazione dei Liberali Piacentini per presentare la sua ultima fatica editoriale (“Contro l’onda che sale”, con eloquente sottotitolo: “Perché le sardine e gli altri pesci lessi della sinistra sono un bluff”). Introdotto dal presidente dell’Associazione Antonino Coppolino, il giornalista emiliano – che al termine dell’incontro ha partecipato alla trasmissione de La7 “Otto e mezzo” di Lilli Gruber, collegato dalla sede liberale di via Cittadella, per discutere del voto del Senato che ha mandato a processo Salvini per il caso della nave Gregoretti («terrificante che il potere giudiziario decida su questioni politiche», la sua valutazione) – ha definito «profondamente illiberale e violenta» l’azione delle sardine. «Neanche in Cina – ha aggiunto – si va in piazza contro l’opposizione. In questo caso si volevano togliere le piazze al centrodestra e questo, lo ripeto qui in questa sede storica dove si respira vero liberalismo, è illiberale».
Borgonovo ha quindi spiegato che il suo più che un libro sulle sardine («che non spariranno subito perché servono ancora per le elezioni regionali in Toscana, Campania e Puglia») è un testo sulla sinistra italiana «che ha l’antico vizio di dover ciclicamente fare maquillage: oggi si chiama sardine, in precedenza abbiamo avuto i girotondi, il popolo viola e via elencando. Dopodiché dietro ci sono sempre gli stessi, quelli che fondano la loro linea politica su una sorta di superiorità morale, secondo la quale chi non vota a sinistra è scemo. Le sardine sono dunque la faccia pulita di gente che è lì da anni. Dopo di loro, arriverà un altro movimento, ma il giochino è sempre lo stesso».
“Da sempre la sinistra italica – si legge nel libro del vicedirettore de La Verità – si considera migliore della destra. Ma da quando il centrodestra è stato sostituito da forze sovraniste antisistema che hanno cominciato a riscuotere un largo consenso, la reazione dei progressisti e più in generale dei liberal si è fatta via via più violenta e rancorosa”. E l’autore porta due esempi. Quello del prof. Gilberto Corbellini, direttore di un Dipartimento del Cnr, quindi dipendente pubblico, che nel 2018 si è distinto per aver suggerito di somministrare un ormone chiamato ossitocina ai sovranisti per renderli più favorevoli all’accoglienza; lo stesso Corbellini ha anche dichiarato che a far crescere i consensi dei partiti di destra è il fatto che l’80% della popolazione è funzionalmente analfabeta. E quello di Massimo Recalcati, psicoanalista, firma di Repubblica e conduttore di Rai 3, che in un’intervista a Radio Capital ha definito il sovranismo una patologia psichiatrica, «robe da regime dell’Unione Sovietica». Il passaggio successivo è quello di considerare malato di mente chi si ostina a non votare a sinistra.
Francesco Borgonovo ha spiegato che le sardine sembrano volersi collocare in questa nobile tradizione, con il loro potente desiderio di zittire tutti gli oppositori, di identificarli come moralmente inferiori. Magari lo fanno in modo più elegante, ma sostanzialmente dicono: voi non avete diritto ad essere ascoltati. «Con questa nuova sinistra – ha commentato l’autore – c’è da rimpiangere il Pci».
Un’ultima osservazione il giornalista de La Verità l’ha riservata alla Commissione Segre, istituita per combattere l’odio: «Fanno la guerra contro l’odio – ha concluso – dimenticando che si puniscono le azioni, non i sentimenti. Io ho diritto a odiare chi mi pare, l’importante è che non faccia seguire, al mio sentimento, un’azione illecita. Ma fare la guerra all’odio è come farla all’amore».

Foto Alessandro Bersani