CORRADO SFORZA FOGLIANI CON I GIOVANI LIBERALI
E LA CITTÀ SMART

I giovani liberali hanno esaminato il problema “smart city” ed avanzano in un comunicato proposte volte a rendere Piacenza una città intelligente e digitalizzata. Risulta così fondamentale rimanere “al passo” di altre città italiane come Firenze, Milano, Torino che stanno implementando sempre di più il concetto di città intelligente.
Anche nella nostra regione, città come Bologna e Parma (che tramite l’Università degli Studi e Lepida hanno siglato un’intesa riguardante un progetto per la formazione della smart city), hanno incrementato notevolmente negli ultimi anni la loro tecnologia digitale.
La città intelligente o c.d. “smart city” è il luogo in cui reti e servizi tradizionali sono resi più efficienti attraverso l’uso di tecnologie digitali e di telecomunicazioni.
Questo implica: reti di trasporto urbano più intelligenti; strutture integrate per lo smaltimento dei rifiuti; spazi più fruibili e sicuri; modalità più efficienti per illuminare e riscaldare gli edifici. Secondo i giovani liberali, per realizzare una città fatta di servizi digitali interconnessi, il punto di partenza è una connessione veloce e a banda larga, in grado di assicurare un adeguato livello qualitativo nella comunicazione tra i vari dispositivi connessi alle reti urbane. Pertanto, è necessario dotare la città di una solida rete WI-FI per il traffico dati, come quella prevista dagli standard delle reti 5G, che sia usufruibile da tutti e in qualsiasi punto di Piacenza.
In un incontro con il candidato sindaco Sforza Fogliani è stato constatato che serve un progressivo rinnovo e potenziamento di servizi di trasporto (autobus o treni) con mezzi più efficienti e a ridotto (se non nullo) impatto ambientale.
Appare fondamentale anche il tema della mobilità condivisa, che non può ridursi soltanto ai monopattini elettrici: è necessaria l’implementazione di un servizio di car e bike sharing, dando così la possibilità agli studenti universitari, ad esempio, di spostarsi più agevolmente all’interno della città.

Omaima Bentalab

Valentina Di Santo

Marina Malchiodi

Franco Ponzini

Silvia Rancati

Antonello Repetti

Alessio Rizzo

Alberto Rossi

21.5.’22

DARIO FERTILIO ALLA CENA DEI LIBERALI PIACENTINI
«OCCIDENTE MINACCIATO DAL NAZIONALCOMUNISMO»

«Chi, come i liberali, combatte per i principi di libertà si è trovato nel giro di breve tempo di fronte alla stessa battaglia: contro la dittatura sanitaria e contro l’invasione dell’Ucraina». Questo uno dei passaggi dell’apprezzato (per chiarezza e franchezza) intervento che Dario Fertilio – giornalista, scrittore, docente universitario – ha compiuto durante la cena dei Liberali Piacentini, sempre molto partecipata, che si è tenuta al ristorante Olympia di Niviano. L’ospite d’onore della serata – intervenuto in collegamento da Milano – è stato presentato dal presidente dell’Associazione di via Cittadella Antonino Coppolino, che ha ricordato la recente venuta a Piacenza del prof. Fertilio (fondatore nel 1998, insieme a Bukovskij, del Comitato delle libertà) in occasione dell’inaugurazione delle stele contro tutti i totalitarismi, donata alla città dal Circolo culturale “Luigi Einaudi” e posta all’interno dell’area verde di via Santa Franca. «Un’iniziativa quella della stele – ha sottolineato l’avv. Coppolino – quanto mai opportuna da parte dei Liberali Piacentini visto quanto è successo con lo scoppio della guerra».

«Con l’inizio della sciagurata invasione dell’Ucraina – ha osservato il prof. Fertilio – le notizie sulla pandemia si sono eclissate, ma se non ci fosse stata la guerra, le stesse avrebbero continuato a invadere i media. Non abbiamo la controprova, ma vien da dubitare fossimo in presenza di una forzatura per metterci, diciamo così, in una condizione mentale particolare».

Il giornalista individua un «pericolo effettivo e costante» che minaccia l’Occidente, «il nazionalcomunismo», l’ideologia su cui regge il regime di Putin. «Un impasto molto pericoloso tra il principio del nazionalsocialismo e quello del comunismo post sovietico con nostalgia imperiale». Una ideologia che aveva fatto il suo esordio nell’Europa del dopoguerra, ha spiegato l’oratore, con la guerra iugoslava e successivamente tenuta in vita dal dittatore bielorusso Lukashenko. «Nazionalcomunismo che si presenta oggi – ha proseguito il prof. Fertilio – sotto forma più evoluta con l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin, che dimostra di avere odio nei confronti dell’Occidente e della liberaldemocrazia». L’ospite d’onore dell’appuntamento conviviale si è quindi domandato come mai proprio adesso si è verificata un’aggressione a uno Stato sovrano sfidando tutto il mondo occidentale. «Una sfida – si è risposto lo scrittore liberale – che può essere ricondotta alla profonda crisi spirituale dell’Occidente, che ha incoraggiato l’aggressione nazicomunista. Dobbiamo allora cambiare atteggiamento, trovandoci oggi di fronte alla necessità di compiere una scelta morale. Potremmo essere chiamati a rispondere di un grave peccato di omissione se continuassimo a stare nel limbo (né con Putin, né contro Putin; né contro né a favore del regime sanitario). Così come è urgente, nel nostro Paese, la necessità di trovare un’alternativa politica al centralismo socialista espresso dal governo Draghi».

«La moneta della libertà – ha concluso il prof Fertilio, applauditissimo dai presenti, tra i quali alcuni sindaci e numerosi amministratori pubblici di città e provincia – ha un valore se esiste il corrispettivo aureo: il coraggio di opporsi alle minacce e alla violenza dei totalitarismi. La pace rischia di essere infatti una parola velleitaria e ipocrita, perché senza libertà la pace è una parola vuota».

Oggi 10 febbraio, Giorno del ricordo

Il Giorno del ricordo è una solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno, che ricorda i massacri delle foibe e l’esodo giuliano dalmata. Istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92, vuole «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale».

Ricordare le foibe - SettimanaNews

«CON QUESTO FESTIVAL ABBIAMO DATO SPERANZA DICENDO LA VERITA’
CREDIAMO NEL CONFRONTO PERCHE’ LA DISCUSSIONE E’ IL SALE DEL MONDO»

L’avv. Sforza Fogliani ha chiuso la sesta edizione del Festival della cultura della libertà,
seguito anche in streaming da tutta Italia da migliaia di persone

«In questi pochi giorni abbiamo fatto il nostro dovere e chi ci ha seguito ha visto con che correttezza abbiamo svolto i lavori. Da liberali crediamo nella lotta che fortifica e rende migliori e crediamo nel confronto delle idee, perché la discussione è il sale del mondo. E abbiamo fatto il nostro dovere dando speranza dicendo la verità e avendone eco in città, nella convinzione che le crisi, per dirla con Einstein, migliorano la condizione umana. Non per niente dall’“epidemia fiorentina” è nato il Rinascimento». Questi alcuni dei concetti espressi da Corrado Sforza Fogliani nell’intervento di chiusura della sesta edizione del Festival della cultura della libertà (tema, “La libertà al tempo della paura. Come riconquistare i diritti perduti?”), che si è tenuto al PalabancaEventi (gentilmente concesso dalla Banca di Piacenza) sia in presenza, sia in diretta streaming. L’avv. Sforza – ideatore e anima della manifestazione – ha sottolineato come «non ci sia stata nessun’altra edizione del Festival che abbia tanto parlato con l’esterno» e come le migliaia di persone che lo hanno seguito in streaming, sommate agli intervenuti in presenza, sempre numerosi, abbiano decretato il successo dell’evento culturale «dimostrando che dopo questa pandemia per la gente ancora di più si sostanzi la necessità di sentire voci che parlano chiaro e non voci ispirate al pensiero unico».

«Abbiamo parlato agli uomini di cultura – ha aggiunto Sforza – ma anche ai discriminati che non si sono vaccinati per gravi problemi e che ci hanno fatto arrivare il loro ringraziamento per quella solidarietà che fino ad ora non avevano ricevuto da nessuno, nemmeno dalla Chiesa. Persone che soffrono per come questa società incivile li tratta. Una discriminazione di cui l’Italia si dovrà vergognare quando tornerà ad avere un po’ di cervello, finita l’emergenza. Abbiamo parlato anche ai giornalisti conformisti, figli dell’ideologia marxista. Il successo del nostro Festival dovrebbe farli riflettere sul fatto che la gente ha desiderio di sentire le cose direttamente, perché dell’informazione mediata dagli organi di stampa non si fida più e i dati di vendita dei giornali cartacei è lì a dimostrarlo. Noi, come dicevo, abbiamo dato speranza, chi ha ammannito notizie solo sull’argomento pandemia non ha fatto altro che terrorizzare». Rivolgendosi a tutti i protagonisti della kermesse liberale, il suo ideatore ha fatto notare come pur non essendosi sentiti, sulla gestione dell’emergenza sanitaria ci sia stata comunanza di vedute.

Dopo aver ringraziato «la mente del Festival» Lottieri, il presidente Spaziani e il segretario generale Egidi di Confedilizia «la maggior sostenitrice del nostro Festival», Danilo Anelli «braccio operativo, generalissimo di tutti i volontari, ai quali si deve la buona riuscita di una manifestazione che va crescendo, perché gli si riconosce autorevolezza», Sforza ha passato in rassegna i vari momenti del Festival e gli argomenti trattati, compiendo una riflessione conclusiva sul come riconquistare i diritti perduti o fortemente compromessi per l’espansione di uno Stato che non arretrerà al livello pre pandemia. «In una situazione politica dove di fatto si introduce una Repubblica semipresidenziale senza chiedere il permesso e non si litiga più per la politica stessa, come si faceva nel 1948, perché non la si ritiene più strumento utile al miglioramento della nostra vita, noi liberali dobbiamo andare avanti per la nostra strada, preoccuparci e lottare contro la mentalità che con la pandemia si è sviluppata, prendere le critiche dei passatisti come segno che stiamo andando nella giusta direzione, perché la nostra ideologia ha la capacità di rinnovarsi, quella passatista è già stata condannata dalla storia», ha affermato l’avv. Sforza, che ha chiuso citando una frase di Benedetto Croce: «La libertà ha per sé l’avvenire».

FESTIVAL DELLA CULTURA DELLA LIBERTA’: MIGLIAIA DI PERSONE COLLEGATE DA TUTTA ITALIA.
IN CORSO LA SECONDA GIORNATA

Capezzone: «L’Occidente si sta cinesizzando»
Il direttore Magnaschi:
«Tv disinformativa e omogenea»

Seconda giornata dalla Sala Panini del PalabancaEventi della sesta edizione del Festival della cultura della libertà (tema di quest’anno scelto dal direttore scientifico Carlo Lottieri, “La libertà al tempo della paura. Come riconquistare i diritti perduti?”) dopo il grande successo della prima, che ha visto – oltre al pubblico in presenza – oltre 1500 persone collegate da tutta Italia per assistere in streaming alle varie sessioni, persone che questa mattina già sfioravano le 4000 unità.

Tra i temi trattati questa mattina, la disfatta del welfare state con Daniele Capezzone, il presidente della Confedilizia Giorgio Spaziani Testa e il giurista Andrea Venanzoni. Tre i motivi di preoccupazione citati dal giornalista de La Verità rispetto all’argomento in discussione nella sessione moderata da Carlandrea Triscornia: «Il primo: siamo in pieno socialismo post Covid con la collocazione delle risorse affidata alla mano pubblica; il secondo: l’estensione degli strumenti di biosorveglianza, che quando la pandemia si spegnerà rimarranno, come il green pass, che verrà utilizzato con la scusa della cittadinanza digitale; il terzo: il trattamento aggressivo del dissenso, con la minoranza ridotta a capro espiatorio e una cappa di conformismo che ci soffoca. Queste tre cose unite insieme porta – ha evidenziato Capezzone – alla “cinesizzazione” dell’Occidente con i Governi che ti controllano. Il triangolo che vi ho illustrato oggi viene applicato alla pandemia, ma chi può escludere che un domani sia utilizzato per, ad esempio, il rischio ambientale? Attenzione, perché sta avvenendo che un piccolo Paese come il nostro si sia proposto come laboratorio per verificare il livello di accettazione del controllo sociale da parte della popolazione».

Giorgio Spaziani Testa ha indicato tra gli esempi di welfare state imposto, il blocco degli sfratti «a

spese dei proprietari di casa, ai quali in pratica è stato detto “fai tu il welfare”. L’esempio più eclatante di abuso dello Stato, del Parlamento e del Governo che come Confedilizia abbiamo contrastato». Il presidente Spaziani ha quindi fatto notare – rispetto ai tanti problemi in campo – il silenzio delle altre Associazioni di categoria, citando le difficoltà create agli esercizi commerciali con la misura del green pass. «Un’indifferenza che non può essere casuale – ha osservato Sforza Fogliani in sede di dibattito – e che si spiega solo col fatto che queste organizzazioni hanno affidato allo Stato la risoluzione dei problemi che devono affrontare e quindi non si espongono».

Nell’altra sessione della mattinata, presentata da Robert Gionelli, “Media e la comunicazione al tempo del virus, tra conformismo e propaganda”, il direttore di Italia Oggi Pierluigi Magnaschi ha denunciato «il clima di intimidazione seminato in Tv dai virologi che hanno detto tutto e il contrario di tutto. Il problema è che in Italia nessuno mai viene inchiodato alle proprie responsabilità». A proposito del mezzo televisivo, il dott. Magnaschi ne ha declinato i difetti: «Ha una funzione narcotizzante, toglie tempo alla lettura e alla conversazione, è omogenea e disinformativa. I Tg della Rai non danno mai notizie che si riferiscano a fatti accaduti oltre il raccordo anulare. Purtroppo, ci troviamo in un Paese che non si stupisce e non punisce». Il direttore di Italia Oggi ha poi difeso i giornali italiani, che non sono peggio di quelli francesi, tedeschi o statunitensi e che «con l’avvento di Internet non hanno più il dominio dell’informazione». Alla sessione hanno partecipato, in qualità di relatori, anche i giornalisti Dario Fertilio e Stefano Magni.

Daniele Capezzone è stato protagonista anche della Rassegna stampa dove, ovviamente, a farla da protagonista è stata la rielezione di Mattarella. Il giornalista ha passato in rassegna i titoli d’apertura dei principali quotidiani, tra entusiasti e scettici, e ha chiuso con due notizie “fuori tema” proposte dal Corriere, una per piangere («resterà l’obbligo delle mascherine all’aperto»), una per ridere (intervista nelle pagine culturali ad Alessandro Gassman «che tra le notizie che ci dà c’è anche quella che quando si rivede in un film non si trova credibile. E se lo dice lui…».

La mattinata si è conclusa con la sessione plenaria affidata alla lectio magistralis di Guglielmo Piombini (libraio, editore e saggista) sul tema “Per un natalismo libertario. Manifesto liberale a favore della natalità”.

Nel pomeriggio ultima sessione, la X, dedicata allo scenario politico che ci consegna la pandemia (relatori, presentati dal presidente dei Liberali Piacentini Antoninio Coppolino, Luigi Marco Bassani, Paolo Luca Bernardini e Roberto Brazzale. Alle 17, conclusioni affidate, come di consueto, all’ideatore del Festival Corrado Sforza Fogliani.

E’ possibile assistere anche in diretta streaming collegandosi ai siti internet www.liberalipiacentini.com, www.culturadellaliberta.com e http://www.confedilizia.it.

 DAL FESTIVAL SOLIDARIETA’ A CHI NON SI VACCINA PERCHE’ HA PROBLEMI
«LE PERSONE VANNO RISPETTATE NELLA LORO SOFFERENZA, NON DISCRIMINATE»

L’avv. Corrado Sforza Fogliani ha aperto la sesta edizione del
Festival della cultura della libertà nel ricordo del prof. Francesco Forte

«Le persone vanno rispettate, non discriminate. Vanno comprese ed è sempre sbagliato fare di tutta l’erba un fascio. Con il Festival vogliamo mandare un forte segnale di solidarietà a tutte quelle persone che non si vaccinano perché le loro condizioni non lo permettono e non perché sono assolutiste». Questo il pensiero espresso da Corrado Sforza Fogliani dalla Sala Panini del PalabancaEventi durante i saluti introduttivi alla sesta edizione del Festival della cultura della libertà (tema di quest’anno, “La libertà al tempo della paura. Come riconquistare i diritti perduti?”) che si svolge in presenza e in diretta streaming (distribuiti in tre sale i numerosi partecipanti e subito significativi i dati di ascolto della diretta internet della mattinata). L’avv. Sforza Fogliani ha aperto i lavori ricordando la figura del prof. Francesco Forte «spirito libero che non ha mai mancato a nessuna edizione del nostro Festival, protagonista della vita politica con la forza del suo pensiero: teorizzatore del liberalismo sociale e del socialismo liberale. Ci mancherà». Il figlio Stefano, presente in sala, ha letto la poesia scritta dal padre appena prima di morire (quasi un testamento, intitolato “La verità del gabbiano”) e subito dopo è stato osservato un minuto di raccoglimento in sua memoria.

«Il Festival – ha argomentato l’avv. Sforza – è un momento di libertà di pensiero, perché di questo c’è bisogno, soprattutto in questa fase, politica e sanitaria, particolare del nostro Paese. Momento nel quale più che mai coloro che ancora pongono tra i principali valori della propria vita la libertà debbono confrontarsi per dare, a tutti e in particolare a chi soffre da non vaccinato, un segno di speranza. Non dimenticando che, come Einstein ci insegna, storicamente dalle crisi è sempre seguita una crescita, perché esse sviluppano il meglio delle persone, portandole ad unire le forze».

L’ideatore del Festival (evento che non beneficia di alcun contributo pubblico o parabubblico) ha poi ringraziato i volontari dell’Associazione dei Liberali con l’instancabile Danilo Anelli, il direttore scientifico Carlo Lottieri, il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa, tutti i relatori e la Banca di Piacenza per l’ospitalità.

«Siamo lieti che chi non capisce la nostra posizione di libertà ci critichi – ha concluso l’avv. Sforza – perché se non lo facesse vorrebbe dire che saremmo fuori strada».

Il caporedattore ed editorialista de il Giornale (media partner dell’evento) Vittorio Macioce si è dal canto suo chiesto «quante “once” di libertà siamo disposti a cedere in cambio della nostra sicurezza. La sfida dei liberali e del mio giornale è quella di fare in modo che il prezzo da pagare sia minimo».

I saluti introduttivi erano stati preceduti dalla Rassegna stampa di Nicola Porro (in collegamento). Il giornalista e conduttore televisivo ha naturalmente focalizzato l’attenzione sull’elezione del Presidente della Repubblica, sottolineando che «i giornali non ci hanno capito nulla e che per il centrodestra è stato un disastro, con la Belloni» e ha scherzato sulla posizione di Gramellini del Corriere. Sul Covid, Porro ha stigmatizzato il continuo metterci in guardia da nuove varianti: «Eletto il Presidente, sulle prime pagine arriverà Omicron 2, “molto più contagiosa”».

Il Festival è proseguito con la prima sessione: l’economista Andrea Giuricin e l’avvocato Sandro Scoppa – moderati da Gianmarco Maiavacca – hanno parlato della crisi pandemica ed economica, dando alcuni consigli sul come resistere dinanzi alla pandemia statalista. Lo storico delle dottrine politiche Dario Caroniti ha invece tenuto una lectio magistralis su “Paura, libertà fondamentali, espansione del potere”. Prima della pausa pranzo, si è svolta una camminata fino alla stele collocata nel Giardino delle libertà, eretta “contro tutti i totalitarismi”.

Nel pomeriggio, appuntamento dalle 15.15 con due sessioni in Sala Panini (“Vaccinazione obbligatoria e green pass. Le ragioni della libera scelta individuale” e, alle 17.30, “Diritto ed emergenza alla prova della crisi sanitaria”) e due sessioni, contemporanee, in Sala Verdi (“L’altro quale minaccia? Il ruolo della paura nel pensiero politico della modernità” e “Scienza e potere, scienziati e governanti”).

Il Festival può essere seguito anche in diretta streaming collegandosi attraverso i siti internet www.liberalipiacentini.com, www.culturadellaliberta.com e http://www.confedilizia.it.

«Tra le vittime del virus anche la verità e i diritti fondamentali»
Anteprima del Festival della cultura della libertà al PalabancaEventi con la presentazione del volume “Virus e Leviatano” di Aldo Maria Valli,
con gli interventi di Carlo Lottieri e Michele Silenzi

La pandemia non sarà ricordata solo per l’alto numero di vittime, la sofferenza vissuta da tante persone e famiglie, per la lunga quarantena che ci ha costretti a stare chiusi in casa, per il lockdown che ha travolto le attività economiche, per la crisi che ne è scaturita con le relative tensioni sociali, ma anche per il fatto che nel breve volgere di alcuni giorni abbiamo smesso di essere una Repubblica parlamentare. L’osservazione è del giornalista Aldo Maria Valli – già vaticanista del Tg1 – e la troviamo nelle pagine iniziali del suo libro “Virus e Leviatano (Liberilibri), presentato questa sera al PalabancaEventi di via Mazzini (in Sala Panini, con Sala Verdi videocollegata) dal direttore scientifico del Festival della cultura della libertà Carlo Lottieri e dall’editore e saggista Michele Silenzi (introdotti da Riccardo Mazza, che ha portato i saluti della Banca di Piacenza), nell’anteprima della sesta edizione del Festival citato, in programma (in presenza e in diretta streaming) per domani, sabato 29 (aprirà, in Sala Panini alle ore 10, la Rassegna stampa con Nicola Porro e, a seguire, spazio agli interventi di saluto dell’ideatore del Festival Corrado Sforza Fogliani e del caporedattore ed editorialista de il Giornale Vittorio Macioce) e domenica 30 gennaio.

Il prof. Lottieri – dopo aver ringraziato i promotori del Festival (Associazione Liberali Piacentini, Confedilizia, il Giornale, European students for liberty) e la Banca di Piacenza per l’ospitalità – ha sottolineato i meriti dell’autore del volume «che ha saputo dire con un linguaggio chiaro, semplice ma diretto, come siamo entrati in un incubo dove la paura è stata abilmente sfruttata dal potere politico per introdurre norme arbitrarie. Paura che ha fatto diverse vittime: la prima, la verità e a seguire il diritto, con la violazione dei principi costituzionali».

Concetti ripresi dal dott. Silenzi, che ha posto l’accento sul fatto che «non c’è stata congiura, ma in Italia, dove il governo era più debole e dove i politici avevano bisogno di un qualcosa a cui aggrapparsi per non affondare, il virus è stato visto come l’occasione di riaffermarsi, privandoci delle libertà fondamentali».

«Durante la pandemia – spiega Valli nelle pagine della pubblicazione – abbiamo vissuto una forma di dispotismo condiviso e terapeutico. Le funzioni di governo sono state esercitate attraverso decretazioni del presidente del Consiglio che il Paese tutto, insieme alla Chiesa, ha accettato passivamente. Gli editti statali hanno assunto valore quasi religioso. La Salute è stata assolutizzata. L’informazione ha spesso alimentato la paura invece di razionalizzarla e la libertà ne ha sofferto».

«E’ come se tutti noi, mondo politico e cittadini, di fronte a quello che è stato percepito come un grave pericolo – prosegue il vaticanista -, avessimo riconosciuto che il sistema parlamentare è un lusso che ci possiamo permettere quando le cose vanno bene, o non troppo male, ma non è uno strumento adeguato quando si tratta di affrontare crisi pesanti e inaspettate». Chi può assicurarci – si sono domandati i relatori – che lo stato d’emergenza, sostituito allo Stato di diritto, non possa essere istituzionalizzato?

Nel libro non mancano le critiche alla Chiesa per «essere stata più realista del re». Nemmeno per un istante la gerarchia, dal Papa in giù, «ha pensato di appellarsi ai consolidati principi della libertas Ecclesiae».

Dal punto di vista politico-istituzionale, secondo l’autore la vicenda della pandemia ha rimesso al centro della scena lo Stato. «E’ come se sotto i nostri occhi – esemplifica il dott. Valli – avesse ripreso forma il Leviatano di Hobbes, proclamando del tutto lecito, e sensato, che gli esseri umani, sottoposti alle dure leggi di una vita pericolosa, si mettano nelle mani dello Stato autoritario per acquisire quel livello di sicurezza che da soli non sono in grado di assicurarsi. Il dispotismo condiviso è stato dunque un dispotismo statalista».

L’incontro – che si è tenuto nel pieno rispetto delle misure previste dalla normativa vigente finalizzate al contenimento del contagio da Covid 19 – è stato trasmesso anche in diretta streaming.

Morto Francesco Forte, ex ministro e storica firma de il Giornale - ilGiornale.it

I Liberali Piacentini ricordano il prof. Francesco Forte figura di altissimo profilo scelto da Luigi Einaudi come suo successore sulla cattedra di scienze delle finanze dell’università di Torino.

L’OMAGGIO DEI LIBERALI PIACENTINI
A LUIGI EINAUDI NELLA SUA DOGLIANI

Sullo sfondo del suggestivo panorama autunnale delle Langhe, una delegazione dell’Associazione dei Liberali Piacentini, guidata dal presidente Antonino Coppolino, ha fatto visita a Dogliani per rendere omaggio a Luigi Einaudi – a cui la stessa Associazione è intitolata – nel sessantesimo anniversario della morte. Dopo l’omaggio sulla tomba dello statista nel cimitero locale, dove i Liberali Piacentini hanno deposto una corona di fiori, la comitiva – accompagnata dalla narrazione di Monica Porasso dell’Ufficio cultura e turismo del Comune piemontese – hanno visitato il borgo e il museo dedicato a Luigi Einaudi allestito nel Palazzo comunale, un’esposizione che ripercorre la vita dell’economista liberale, professore all’Università Bocconi e all’Università di Torino, viticoltore nel suo podere San Giacomo a Dogliani, raffinato collezionista di libri rari, giornalista, direttore di riviste scientifiche, senatore, Governatore della Banca d’Italia, ministro e infine Presidente della Repubblica dal 1948 al 1955 (la visita nel 1949 del capo dello Stato a Piacenza è stata rievocata nei giorni scorsi nella sede dell’Associazione di via Cittadella).

Il Sindaco di Dogliani Ugo Arnulfo e Monica Porasso

La delegazione piacentina è stata accolta e salutata nella sala del Consiglio comunale – dove è stato trasmesso un video sulla vita del Presidente, con filmati d’epoca dell’Istituto Luce – dal sindaco Ugo Arnulfo, che ha testimoniato la fierezza di Dogliani per il loro illustre concittadino, «che era molto legato al territorio d’origine e le cui qualità sarebbero molto utili anche oggi».

«Nelle strade di Dogliani – è intervenuto Corrado Sforza Fogliani, che a 22 anni ebbe il privilegio di incontrare Einaudi a casa San Giacomo – si respira l’atmosfera che aveva nel cuore, fatta di essenzialità e rigore: intellettuale, politico e soprattutto morale».

Sulla via del ritorno, i partecipanti hanno tributato un applauso di ringraziamento a Danilo Anelli per la perfetta organizzazione della giornata commemorativa.

 

«UN MONUMENTO DI TUTTI CHE DIFENDA LA LIBERTA’
DAI TOTALITARISMI, PURTROPPO ANCORA TRA NOI»

Partecipata inaugurazione della stele donata alla città dal Circolo culturale Luigi Einaudi in memoria di tutte le vittime dei genocidi, anche quelli comunisti, posta nel giardino di via Santa Franca a Piacenza, intitolato dal Comune al 9 novembre, Giorno della libertà, che ricorda il crollo del Muro di Berlino

«Il Giorno della libertà deve essere la nostra presa di coscienza di cos’è la nostra libertà individuale soprattutto in un momento nel quale è stata compressa. Oggi non celebriamo solo il passato ma anche il presente. E il presente ci dice che ci sono due modi d’intenderla, la libertà: chi la ritiene come valore non negoziabile e chi pensa sia bella solo se concessa dall’alto. Il totalitarismo è ancora fra di noi e dobbiamo combatterlo». Con queste parole Dario Fertilio, già giornalista del Corriere della Sera e attualmente docente di Comunicazione alla Università Statale di Milano, ha concluso la cerimonia di inaugurazione della stele («prima in Italia», ha sottolineato l’oratore) in ricordo delle vittime di tutti i totalitarismi, anche quelli di matrice comunista, donata alla città dal Circolo culturale “Luigi Einaudi” (che ha sopportato ogni necessaria spesa), posta all’interno dell’area verde di via Santa Franca a Piacenza che è stata intitolata – sempre oggi 9 novembre e su proposta del Circolo Einaudi – al “Giorno della libertà”, istituito – come ricordato da tutti i relatori – con la legge n. 61 del 15 aprile 2005 quale ricorrenza dell’abbattimento del muro di Berlino. La cerimonia – alla quale hanno presenziato autorità civili e militari, amministratori di città e provincia, semplici cittadini, una nutrita rappresentanza del Circolo Einaudi e gli studenti della scuola Giovanni Paolo II – è stata condotta da Robert Gionelli e aperta dal sindaco Patrizia Barbieri («Occorre togliere tutti i veli, politici e storici, per dare ai giovani gli strumenti per difendere la libertà da ogni muro»).

Anche il prefetto Daniela Lupo si è rivolta ai ragazzi presenti invitandoli a «non costruire muri ma ponti». Dopo la benedizione del parroco di Sant’Antonino don Giuseppe Basini, il prefetto, il sindaco e il coordinatore del Circolo Einaudi Danilo Anelli (che in un successivo intervento ha sottolineato come l’Associazione da anni celebri il 9 novembre per difendere i valori della libertà) hanno scoperto la stele, il cui progetto di costruzione ha visto Carlo Ponzini nel ruolo di direttore e coordinatore artistico. «Vuole essere un monumento di tutti – ha osservato l’arch. Ponzini – costruito in acciaio sabbiato, un materiale forte, e sviluppato in altezza, perché alta deve essere la speranza nella libertà. Questo è il valore che vogliamo trasmettere con il Circolo Einaudi».

Nel corso della manifestazione è stato ricordato il piacentino Pietro Amani – mancato nel 2020, a 98 anni -, l’ultimo sopravvissuto ai Gulag sovietici del quale la Banca di Piacenza aveva pubblicato il Diario di prigionia, dedicandogli nel 2018 una partecipata giornata a Palazzo Galli, alla quale lo stesso Amani era presente.

8.11.’21

MARIA GIOVANNA MAGLIE ALLA CENA DEI LIBERALI PIACENTINI
«NESSUNA EMERGENZA SANITARIA PUO’ LIMITARE LA LIBERTA’»

«Non c’è pandemia peggiore del perdere dignità e libertà». Non le manda a dire – come suo costume – Maria Giovanna Maglie, intervenuta, applauditissima, alla tradizionale cena dei Liberali Piacentini, sempre molto partecipata, che si è tenuta al ristorante Olympia di Niviano. «Il ritrovarsi per il nostro appuntamento conviviale – ha detto il presidente dell’Associazione di via Cittadella Antonino Coppolino nel suo intervento di saluto – è quest’anno un momento ancora più importante, dopo il periodo buio a causa del Covid. Volevamo quindi un ospite d’eccezione: ringrazio Maria Giovanna Maglie di aver accettato il nostro invito».

La saggista e opinionista fuori dal coro di numerosi talk show televisivi ha osservato come «un governo di non eletti» ci stia «imponendo il green pass (quando c’è già la certificazione pubblica dell’inoculamento del vaccino) e stia colpendo la proprietà con la riforma del Catasto e il ridimensionamento del 110%, in nome di un piano sanitario di emergenza che in realtà è un progetto politico che ci porterà a un impoverimento delle nostre libertà individuali. Nessuna emergenza sanitaria può giustificare una limitazione della libertà».

Molto negativo il quadro fatto dalla Maglie della situazione del nostro Paese «che sopravvive tra lavoro nero e reddito di cittadinanza senza nessuna spinta in direzione di un vero sviluppo» e dove, ha ribadito, «i due concetti di dignità e libertà sono in serio pericolo».

«Vedere qui riuniti – ha concluso Maria Giovanna Maglie – così tante persone di pensiero liberale allarga il cuore. Ma attenzione: liberale non vuol dire per forza moderato. Oggi un liberale, nella situazione in cui ci troviamo, deve essere molto reattivo, molto preoccupato e molto arrabbiato».

Tra i presenti, notati numerosi sindaci e amministratori pubblici della provincia.

26.10.’21